Ecco il cantiere del Museo del ' 900. All' Arengario un secolo d' arte: da Pellizza da Volpedo a Fontana L' architetto Rota: «Opere opposte, complessità contro banalizzazione» «Non faccio concorsi da due-tre anni, è molto difficile vincere concorsi con la mia architettura. Ci sono due o tre architetti alla moda in Europa per motivi esterni all' architettura, come Zaha Hadid, che attraggono i media a prescindere dal progetto, che entusiasmano i giornalisti. Ma si tratta di un modello per bambini, una forma che si spiega solo al suo interno e non ha nient' altro da raccontare. In genere questo tipo di opere non viene nemmeno realizzato, il Maxxi di Roma ne è una prova: la differenza tra il progetto e la realizzazione è notevole». Al modello nichilista del decostruttivismo-global di maniera alla Libeskind e Hadid («fallimenti etici ed estetici» li ha definiti ieri Stefano Zecchi recensendo il pamphlet Pelle di vetro del critico Maurizio Cecchetti), Italo Rota racconta di voler opporre una «architettura per adulti». A Roma aprirà un Museo del XXI secolo completamente nuovo, decostruttivo e diverso dal progetto iniziale (sempre meno, comunque, di quanto accaduto per Libeskind a Ground Zero), con collezioni da inventare; a Milano un Museo del XX secolo fatto di complessità, ambienti che trasmettono sensazioni, ricavato nell' Arengario fascista del 1937 e con una collezione di circa 300 opere curata da Marian Puglisi già stabilita. Dalla visita al cantiere l' ambiente in costruzione appare labirintico e, come le carceri piranesiane, vertiginoso. «Si rivolge a persone che usano sia il cervello che la sfera del piacere - racconta Rota -. Dire penetrare in una stanza, oggi, è diverso da dire entrare. Il lato politico del mio lavoro è opporre una resistenza sofisticata alla semplificazione corrente. Voglio creare una barriera della mente allo svilimento contemporaneo». Il cuore del museo è come uno di quegli spazi disegnati da Escher: è una scala a spirale concepita come lo chassis di un' automobile che sale per tutti i piani. Al contrario di quella del Guggenheim di New York, l' interno è pieno e l' esterno vuoto. La struttura della spirale sarà rivestita di pelli. Ai lati ci saranno delle sale propedeutiche all' arte del ' 900. «Ho cercato di realizzare un approccio diversificato per ogni periodo artistico. Ogni sala trasmetterà sensazioni diverse. Creo un teatro della memoria perché è molto difficile ricordare i quadri dei musei totalmente bianchi per motivi cognitivi». Il Museo sarà dunque un percorso. Partirà dal «Quarto stato» di Pellizza da Volpedo (visibile in qualsiasi ora gratuitamente), per proseguire con uno schizzo delle «Demoiselles d' Avignon» di Picasso, con quadri di Braque e altri cubisti e Morandi. Quindi si salirà alla galleria delle colonne (conservata) illuminata da grandi lampadari, che conterrà i capolavori del Futurismo e terminerà con quadri metafisici di Morandi e Carrà. La sala dedicata agli anni Settanta presenterà delle colonne con materiali di rivestimento prelevati dalla strada; poi troveremo pareti nere in materiale sintetico e luci fluorescenti. Un finger di vetro stile aeroportuale sospeso per 27 metri su una passerella in acciaio collegherà il Museo con l' adiacente Palazzo Reale, dove sarà anche allestito un archivio del Futurismo. Ai piani si salirà anche con una scala mobile, ci saranno ampi spazi ristorante con affaccio sul Duomo, verso il quale non ci saranno aperture, ma solo vetrate. All' ultimo piano le opere penderanno anche dall' alto. Le ultime saranno quelle di Fontana: il neon progettato per la Triennale e l' affresco dell' Isola d' Elba di 120 metri quadrati. Il progetto (il primo bando risale a sette anni fa) dovrebbe essere concluso entro l' anno. Prevede un costo di 27 milioni di euro per strutture e impianti ai quali vanno aggiunti i costi per gli interni. «Milano negli ultimi 30 anni ha fatto più che altro solo architettura di interni; ora, a fine 2010, il Museo del ' 900 e il Nuovo Palazzo della Regione saranno le prime realtà della Milano in costruzione». Poi ci sarà la Milano dell' Expo, alla quale Rota collabora nella creazione dei contenuti. «Punterà su strutture autonome energeticamente. Si parla tanto di green-architecture, ma ci sono già degli obblighi di legge che nessuno rispetta. Tanti si vantano dell' etichetta di "green" ma realizzano edifici che rispettano al 30-40 la legge. E anche i cittadini dovrebbero fare la loro parte, imparando a consumare meno energia e a scegliere la casa come si sceglie un' automobile, valutando costi, prestazioni, manutenzione e bellezza». Ma anche il «verde» chiesto da Claudio Abbado per tornare alla Scala - 90mila alberi con progetto di Renzo Piano per piazzarli pure in piazza Duomo (in un celebre libro Aldo Rossi scriveva che piazza Duomo deve rimanere senza alberi) - fa sorridere Rota: «Gli alberi chiesti da Abbado sono una visione ingenua del ciclo della città. I modelli di cambiamento di una metropoli devono essere molto più profondi, la decisione collettiva deve nascere dall' amore per gli alberi. Non puoi piantare alberi e poi tentare di parcheggiare sopra le radici o fargli pisciare ogni giorno sopra il cane. E poi, a Milano, manca un grande luogo per la musica dei giovani, per i concerti rock, più che gli alberi! Non ci sono luoghi che ti permettono di tornare a casa ubriaco». E manca di bellezza, che sarà sempre più da cercare negli spazi pubblici: «L' edilizia futura sarà di sostituzione, solo lo spazio pubblico diventerà una moderata utopia da progettare». RIPRODUZIONE RISERVATA Il Maxxi di Zaha Hadi Il Maxxi, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, è una Fondazione costituita dal ministero. Aprirà al pubblico il 30 maggio. È il primo museo italiano dedicato alla creatività contemporanea, allo studio e alla ricerca. L' opera architettonica, dalle forme decostruttive e spettacolari, è stata progettata da Zaha Hadid nel quartiere Flaminio di Roma.
Milano sfida Roma: è l' antiMaxxi
Il Museo del '900 di Italo Rota a Milano aprirà il 2011. Il progetto è un percorso che attraversa la storia dell'arte del '900, con opere di Pellizza da Volpedo, Picasso, Braque, Morandi, Carrà e Fontana. Il museo sarà un percorso di scoperta, con sale che trasmettono sensazioni diverse. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione di Marian Puglisi. Il museo sarà costruito all'interno dell'Arengario, un edificio del 1937. Il progetto prevede un costo di 27 milioni di euro. Il museo sarà un luogo di resistenza alla semplificazione corrente, un teatro della memoria. Il progetto è stato realizzato per creare un'opposizione alla banalizzazione dell'architettura contemporanea.
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