Tardivo, ma giusto l'appello di architetti, ingegneri e geometri sulla qualità dei progetti e la scelta di chi deve realizzarli Sarebbe un imperdonabile errore trascurare l'appello degli Ordini degli architetti e degli ingegneri - a cui si aggiunge oggi quello del Collegio dei geometri - i quali hanno chiesto che vengano messi a concorso i grandi progetti di recupero della città e che un intervento della portata del Piuss non venga affidato in maniera più o meno diretta a organismi statali. Sia chiaro: i professionisti non si sono mossi sulla scia delle inchieste della procura di Firenze, nelle quali compaiono intercettazioni - la cui portata è tutta da valutare - anche sul Piuss Lucca Dentro. Ingegneri, architetti e geometri pongono il tema più generale della qualità del costruire in una città e in un territorio che fanno della loro identità architettonica la più formidabile arma di sviluppo economico legata al turismo. Se un difetto ha, l'appello degli Ordini e del Collegio, è che pare tardivo. Arriva con almeno una dozzina di anni di ritardo per quello che è accaduto nel campo dell'urbanistica e dopo qualche mese di troppo per i progetti del Piuss. È dal 1998 che è infatti iniziato l'incontrastato assalto all'arma bianca al territorio da parte di grandi, ma anche medi e piccoli gruppi immobiliari, i cui appetiti sono stati nei fatti assecondati da una programmazione urbanistica che ha gettato alle ortiche il piano strutturale predisposto dall'architetto Italo Insolera, mai approvato. Il progetto puntava in primo luogo sul riuso e sul recupero, tutelando il verde che è elemento fondamentale dell'immagine di Lucca. Cambiata rotta, dalla fine degli anni Novanta si è invece dato il via libera all'"urbanistica del mercato", ovvero ad una colata di cemento senza pari esplosa in particolare negli ultimi cinque anni, fino ad arrivare alla saturazione e agli sforamenti delle quantità edificabili comunque previste anche da norme decisamente permissive. In questi dodici anni l'identità del territorio ha subito attacchi terribili e inarrestabili: condomini ovunque, verde cancellato, pessima qualità di molte progettazioni che in tanti casi nulla hanno a che vedere con il tessuto e l'identità di Lucca. Senza corrispondenti quanto necessarie opere di urbanizzazione (ci sono nuovi complessi privi di allacciamento all'acquedotto e alla rete del gas, per non parlare della viabilità e della sosta) si sono visti nascere palazzoni dal terrificante impatto, condomini alla tirolese, appartamenti a schiera di pezzature minime per improbabili stuoli di single e giovani coppie in grado di acquistarli. E soprattutto si sono visti andare avanti sempre e comunque i progetti di colossi capaci di ottenere varianti su varianti e di fare tutto a loro piacimento, con l'obiettivo di sfruttare al massimo le cubature disponibili. Per contro, i singoli proprietari di case modeste hanno riscontrato sempre maggiori difficoltà, anche per piccoli interventi tesi a migliorare la situazione abitativa dell'esistente, senza sprecare altro territorio. E con loro, in difficoltà si è trovato proprio lo stuolo di professionisti che lavora per la piccola committenza, che sono la stragrande maggioranza. Di queste politiche alla fine non poteva non risentire il mercato, sul quale oggi si trova una gran quantità di invenduto che influisce anche sull'andamento dei prezzi. Alla vigilia di importanti decisioni per la complessiva revisione di norme urbanistiche inevitabilmente entrate in conflitto l'una con l'altra, l'appello di architetti, ingegneri e geometri (unito a quello di Italia Nostra, Legambiente, altre associazioni attente allo sviluppo del territorio) dovrebbe indurre ad una attenta verifica e alla massima cautela per impedire nuovi assalti. E dovrebbe incidere davvero nella ricerca della qualità nel costruire. Partendo dai progetti del Piuss e del mercato del Carmine, operazioni di grande importanza per il recupero del centro storico, l'amministrazione comunale dovrebbe una volta per tutte indicare quale disegno organico e complessivo di rilancio e sviluppo ha in mente, a quali competenze affidarlo, con quali criteri vuole scegliere le imprese destinate a realizzarlo, quali correttivi intende prendere per snellire le pratiche edilizie e non sacrificare più i piccoli a vantaggio dei grandi.