Il direttore generale dell'Asl, Monica Calamai, dice che a maggio - nonostante la corsa al referendum del Comitato - partirà il bando per il nuovo ospedale a Montenero. Ma cosa accadrebbe se nell'urna la città bocciasse la localizzazione scelta dal Comune? E' questo uno degli interrogativi al quale risponde Enrico Rossi, candidato governatore del centrosinistra, nella sua tappa livornese: «Se le imprese decidessero di fare ricorso potrebbero buttare all'aria il bando e farci soffrire non poco. Temo anch'io che questa accelerata, forse non digerita bene dalla città, rappresenti una spada di Damocle sul progetto. Ma ho l'impressione che ci sia un'opposizione che fa battaglie sul nulla e discute solo per affermare la propria identità». In sala scatta l'applauso. «Francamente - chiude - penso che nell'interesse della sanità e della città sarebbe auspicabile procedere senza perdere tempo». Ma la spinosa questione del nuovo ospedale non è l'unico argomento nel menu politico della cena di autofinanziamento organizzata venerdì sera dal Pd al Terminal crociere. Seicento persone in sala: veterani del partito, giovani militanti, vertici delle istituzioni. Ci sono il sindaco Alessandro Cosimi e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, con assessori, consiglieri e leader dei vari circoli. A tavola con l'ospite della serata anche il senatore Marco Filippi e il segretario Marco Ruggeri, in corsa per una poltrona nel parlamentino regionale. E' proprio lui a fare gli onori di casa prima di lasciare la parola a Rossi, intervistato dal direttore del Tirreno Roberto Bernabò. La discussione parte da questioni di respiro nazionale (il pasticcio del Pdl sulle liste, l'inchiesta fiorentina sugli appalti del G8 e la questione morale), per arrivare ai temi caldi del nostro territorio: il federalismo può mettere a rischio i fondi promessi dalla Regione per le grandi infrastrutture portuali? «No - rassicura Rossi - perché i fondi destinati al porto arrivano dall'Europa. Comunque i tempi della crisi non ci permettono più di spalmarli su piccoli progetti come abbiamo fatto fino a oggi. I due miliardi che ci restano da impegnare devono essere concentrati direttamente su grandi opere che facciano la differenza. E il porto deve avere la precedenza». Il leader del centrosinistra torna a parlare della costa come di un possibile "distretto dell'energia, dove i grandi siti (come la raffineria di Stagno) non devono essere dismessi, ma convertiti. Capitolo a parte merita la centrale a biomasse: «C'è una cultura antimoderna che non tutela di più la salute, ma fa solo confusione. Ogni volta che si parla di questi impianti nasce un comitato che vuole bloccare tutto. Oggi gli scarti di San Rossore si imbarcano a Livorno per alimentare gli impianti della Sardegna. Perché non trattarli qui?». Sul decreto salvaliste va giù duro: «Se domani un ragazzo presenta la domanda per un concorso in ritardo la accettiamo lo stesso?». Poi, sognando un ritorno al sistema delle preferenze, la stoccata all'avversaria del Pdl, Monica Faenzi: «La sua è una candidatura vera o soltanto una bolla di sapone? Firmi subito una lettera di dimissioni dal Parlamento per dimostrare che non sta prendendo in giro gli elettori toscani».