Ad Aramengo la bottega delle meraviglie dei Nicola la famiglia di artigiani che fanno rinascere larte Guido: "Non scordo le radici contadine" Ad Aramengo, paesino del nord dellAstigiano, ha sede uno dei più importanti laboratori di restauro di opere darte al mondo. Lo ha fondato Guido Nicola, un uomo minuto, modesto e cordiale, cui letà certo non più verde non impedisce di continuare a sovrintendere a quella bottega delle meraviglie cui ha dato vita fra le colline. È una storia, la sua, cominciata quasi per caso. In origine cera una passione per la pittura coltivata fin da ragazzo, poi, complice la seconda guerra mondiale e le vicende degli "sfollati" che lasciavano Torino per trovare rifugio in campagna, una serie di incontri fortunati con quelli che definisce «i miei grandi maestri», restauratori della capitale sabauda che lo iniziarono al mestiere, portando alla luce una inclinazione che, evidentemente, non aspettava altro per manifestarsi. Nicola apre il suo primo laboratorio a Torino, in via Nazione, quindi si trasferisce in via Santa Giulia, a due passi dal Po, dove ancora hanno sede gli uffici della sua azienda. Il laboratorio di Aramengo, dove i Nicola hanno radici ben salde, nasce nel 1967. Forse è il primo edificio costruito in Italia con la precisa funzione di essere adibito al restauro, progettato e realizzato proprio a quel fine. «Avevamo bisogno di ambienti spaziosi, ma anche di porte capaci di far entrare oggetti di grandi dimensioni: sembra una ovvietà, ma spesso non ci si pensa e poi nascono grandi problemi». Poi lidea del carroponte, che consente ai restauratori di lavorare anche a molti metri da terra in piena sicurezza, una novità assoluta a quei tempi. Oggi ci sono settori diversi, ognuno studiato in funzione del tipo di lavoro che deve ospitare e curato nei particolari, da quello dove eseguire le foderature (cioè il consolidamento della struttura dei quadri e degli affreschi) a quello in cui effettuare i lavori sulle verniciature e sui colori, fino agli spazi termocondizionati dove riporre i pezzi finiti in attesa della riconsegna ai proprietari. «Il nostro lavoro non è molto diverso da quello degli scenografi a teatro, occorre adattare le strutture a seconda delloggetto su cui dobbiamo lavorare. Per questo il nostro laboratorio è una struttura in perenne evoluzione». Chi parla è Alessandro, il nipote del fondatore, a sua volta pienamente coinvolto in una impresa che conta ormai su dodici addetti. Altro grande merito di Guido è infatti quello di aver saputo, insieme alla moglie Maria Rosa, trasmettere la sua passione e le sue competenze alle generazioni successive, a cominciare dai figli Gian Luigi e Anna Rosa, fino ai nipoti. Se il primo è ormai il vero deus ex machina di unimpresa costantemente impegnata su mille fronti, i giovani crescono bene. Oltre ad Alessandro, cè Marco: «Lui è un chimico, ed è preziosissimo in questo mestiere, in cui entrano in gioco una infinità di saperi diversi». Cè poi la scuola di restauro, che è arrivata ad avere più di 50 allievi e che oggi ne conta una trentina. Entrare nel laboratorio di Aramengo è unesperienza straordinaria. Ci si trova di tutto, dai "papiers peints" cinesi allaffresco secentesco, dalla tela del Settecento al sarcofago egizio; e non mancano icone russe e quadri divisionisti, statue lignee e mappamondi. «Noi lavoriamo su tutto - dice Guido - quando è possibile qui, altrimenti ci spostiamo; infatti i miei collaboratori sono spesso in giro per il mondo». Se al laboratorio di Aramengo si devono i recuperi di affreschi e sculture in tutto il Piemonte - da Crea a Vicoforte, dal duomo di Asti al SantAndrea di Vercelli, dal San Gaudenzio di Novara al San Francesco di Cuneo, da Torino (Monte dei Cappuccini, San Domenico, Duomo, ma anche il Museo Egizio) alla Cattedrale di SantOrso di Aosta, ad Alessandria con il restauro del Cristo deposto per la chiesa di Santa Maria di Castello - da molto tempo la fama di questi maestri ha varcato i confini nazionali e oggi i Nicola (una dinastia, non a caso è questo il titolo del volume che leditore Allemandi di Torino ha dedicato alla loro storia), operano un po ovunque. «Ultimamente abbiamo molti rapporti con la Russia. Proprio in questi giorni deve arrivare un tir carico di 90 dipinti. È interessante lavorare con loro. Si incontra un punto di vista completamente diverso, che si riflette in stili pittorici per noi inusuali». Nel laboratorio dei Nicola soggiornano anche, in attesa di restauro, alcuni pezzi rarissimi, come la peota reale - unimbarcazione di rappresentanza - fatta costruire da Carlo Emanuele II di Savoia a Venezia verso il 1730 («Preferirono i cantieri della Serenissima a quelli di Genova, che erano nelle loro proprietà, per facilitare il trasporto a Torino, via fiume. Scavalcare lAppennino con uno scafo di quelle dimensioni sarebbe stata unimpresa proibitiva a quei tempi», racconta Gian Luigi); aveva otto vogatori e navigava sul Po trasportando il sovrano e la sua corte nelle grandi occasioni: è lunico esemplare rimasto di una tipologia di imbarcazione che aveva nel Bucintoro veneziano, fatto distruggere da Napoleone dopo aver sconfitto la repubblica marinara veneta, lesempio più illustre; o limponente carrozza settecentesca che i Savoia cedettero a un vescovo che vi appose il proprio stemma. Ma Guido, dicevamo, non dimentica le radici piemontesi e contadine. Ama perdersi in racconti sul suo passato di cacciatore e di "trifulau" («Ma per tartufi ci vado ancora, appena posso, nel bosco di querce che ho fatto piantare tanti anni fa al Tuffo di Cocconato»), unaltra passione che i tanti anni passati a rimettere a nuovo le opere darte più belle del mondo non gli hanno fatto dimenticare. storiedipiemonteslowfood. it
TORINO - Abili nel recuperare il sarcofago egizio e la tela divisionista
In un paesino del nord dell'Astigiano, ad Aramengo, si trova uno dei più importanti laboratori di restauro di opere d'arte al mondo. La bottega è stata fondata da Guido Nicola, un uomo di passione per la pittura che ha iniziato a lavorare nel campo del restauro dopo la seconda guerra mondiale. Guido ha aperto il suo primo laboratorio a Torino, ma poi si è trasferito in via Santa Giulia, dove ha fondato la sua azienda. Il laboratorio di Aramengo è stato progettato e costruito con la precisa funzione di essere adibito al restauro, e presenta una struttura unica con un carroponte che consente ai restauratori di lavorare in sicurezza.
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