Oggi a Milano cè un florilegio di architetture diverse che spiccano per incoerenza La disputa milanese sulla questione degli edifici alti e sul modo in cui progettare il verde e gli spazi pubblici, nel tentativo di preservare limpianto urbano basato su piazze, viali alberati e strade che caratterizza la città, vede contrapporsi i "cultori della città storica" ai fautori della "città che sale", che ritengono di poter così rappresentare il nostro paesaggio urbano del futuro. Ha ragione Vittorio Gregotti a dichiarare che, rispetto agli alberi di Abbado in piazza del Duomo, i problemi da affrontare sono ben altri, perché in questo momento storico abbiamo allordine del giorno questioni determinanti per il futuro della città. In primo luogo il nuovo Piano di governo del territorio, poi il recupero della cintura ferroviaria e degli scali dimessi, che rappresenta la trasformazione urbanistica più significativa per riorganizzare la città e il funzionamento dei trasporti pubblici su scala regionale. Infine gli interventi programmati per far fronte allExpo del 2015. Ho partecipato insieme ad alcuni colleghi al seminario della facoltà di Architettura sugli scali ferroviari, i cui progetti sono stati duramente criticati da Jacopo Gardella nellarticolo di venerdì su Repubblica Milano. Segnalo che non abbiamo ritenuto opportuno anticipare possibili soluzioni architettoniche per gli spazi che si renderanno disponibili, ma approfondire invece le tematiche e i problemi relativi allintero sistema della cintura ferroviaria e degli scali, rispetto alla città nel suo complesso. È infatti solo a questa scala che si può programmare unadeguata valorizzazione di questa grande opportunità, considerandola nel quadro urbano generale piuttosto che prendendo in considerazione di volta in volta ciascuno scalo. Il nostro gruppo ha scelto quindi di interpretare le potenzialità insediative che linsieme degli scali offre al sistema urbano in cui è inserito e al ruolo che le aree riconfigurate potranno svolgere per raccordare quanto sta allinterno con quanto sta allesterno della cinta ferroviaria che oggi separa ambiti urbani di qualità molto diversa. Riguardo allintervento di Cino Zucchi (sempre su Repubblica Milano di venerdì), che viene offerto come ipotesi proponibile di sviluppo urbano in altezza, devo confessare che lo scenario urbano, versione aggiornata di Blade Runner, malgrado la retorica scontata e ormai ricorrente con cui anche questo progetto viene presentato, non mi tranquillizza affatto. Quel "tessuto di torri" o quei "cristalli di quarzo risplendenti", riprendendo il titolo del famoso libro di Giò Ponti del 1945, non credo possano essere riproposti tout court nello scenario urbano milanese per quanto siano tanto piaciuti ai finlandesi che hanno votato su Internet. Ciò a cui assistiamo oggi a Milano è un florilegio di architetture di diverso genere per dimensione, qualità architettonica e linguaggi che spiccano per incoerenza e mancanza di coordinamento. Rispetto alle posizioni manifestate da Jacopo Gardella e Cino Zucchi credo che, in questo momento, qualcosa di completamente diverso sia proposto alla città grazie al dibattito, già avviato in più occasioni da Pierluigi Nicolin, presidente della nuova commissione per il Paesaggio, per portare avanti un confronto sui criteri di valutazione dei progetti che vengono a essa sottoposti. Anche chi non fosse daccordo con gli orientamenti enunciati dalla commissione o se ne sentisse esentato non potrà certo sottrarsi a questo dibattito trasparente e partecipato per pervenire a criteri quanto più possibile condivisi, indispensabili per confrontarsi adeguatamente con le imminenti scadenze del recupero degli scali ferroviari, del Pgt e dellExpo 2015.
MILANO - Chi ha ragione nella disputa tra città storica e grattacieli
A Milano, ci sono diverse architetture che spiccano per incoerenza. I "cultori della città storica" e i fautori della "città che sale" hanno opinioni diverse sul modo in cui progettare il verde e gli spazi pubblici. Vittorio Gregotti ha detto che i problemi da affrontare sono altri rispetto a quelli degli alberi di Abbado in piazza del Duomo. Il nuovo Piano di governo del territorio, il recupero della cintura ferroviaria e gli interventi per Expo 2015 sono questioni importanti per il futuro della città. Il gruppo di architetti ha discusso sugli scali ferroviari e ha scelto di valorizzare le potenzialità insediative dell'insieme degli scali.
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