"In piazza per lAmbra Jovinelli" Teatro chiuso, via alla crociata Il video - postato in sei versioni su Youtube e almeno altrettante su altri siti - è stato cliccato da migliaia di persone in tutto il mondo. È domenica 28 febbraio. Il quintetto russo Bach Consort, invitato dallassociazione Iter, sta suonando Vivaldi. Manca un ultimo movimento alla fine, giusto 10-15 minuti ancora. Una ragazza con piglio marziale si avvicina ai musicisti, scavalca il cordone che li divide dalla platea, si mette davanti al microfono e dice: «Signori, il Pantheon è in chiusura: siete pregati di avvicinarvi alluscita. Il concerto è finito perché oggi la chiusura è alle sei». Il pubblico insorge, parte un battimani ironico e altrettanti ironici Bravi! Bravi! Complimenti!. I 500 spettatori si alzano in piedi, applaudono ancora, incitano Suonate! Suonate!. La ragazza e un uomo tornano allinterno dellarea riservata ai musicisti, fanno gesti con le mani, perentori, decisi, no, no, ora basta, andate via. Chiudono i microfoni, spengono le luci e spingono alluscita gli spettatori che, intanto, urlano vergogna vergogna. Si discute di orari non rispettati, di permessi accordati per un concerto che doveva improrogabilmente terminare per le 18: certo è che in un sito di importanza storica, artistica, archeologica come quello del Pantheon «limmagine di Roma è stata gravemente colpita agli occhi del mondo», ha detto il sottosegretario Giro. Che plaude anche liniziativa del segretario generale del ministero dei Beni culturali Roberto Cecchi che «ha disposto unispezione per accertare le eventuali responsabilità del personale di custodia del Pantheon». Peccato che, è lopinione di Gianfranco Cerasoli, segretario generale Uil, le responsabilità siano «piuttosto del Mibac, cioè il ministero stesso, e della Soprintendenza. Bastava applicare le regole» spiega Cerasoli. «Esiste, infatti, una norma prevista dalla legge Ronchey che stabilisce, per i musei e le aree archeologiche aperte al pubblico, la presenza di un funzionario tecnico che ha la responsabilità del monumento eo dellarea poiché in caso di necessità può assumere le decisioni che si rendono necessarie». (segue dalla prima di cronaca) cecilia gentile «In piazza ormai si spaccia, i senza fissa dimora ci vengono a dormire, i giardini non sono più curati - denuncia Fabrizio Rasori, presidente dellassociazione "Il cielo sopra lEsquilino", che cura il sito www.progettonuovoambra.it - Per il rione la chiusura è una perdita culturale, economica e sociale». Dunque, stamattina, a simulare la riapertura del teatro, la coreografia lampo del pubblico in fila davanti alle porte dellAmbra Jovinelli, in via Guglielmo Pepe. A seguire, tante compagnie di teatro, associazioni e centri sociali che metteranno in scena i loro lavori, in un teatro di strada che vuole rappresentare anche un progetto per il riuso del teatro. «LAmbra Jovinelli deve diventare pubblico - anticipa Rasori - Il teatro funziona se non deve pagare oltre 500 mila euro allanno daffitto come è successo nelle gestioni precedenti. Parliamo di una struttura che garantisce 70mila presenze lanno. I numeri ci sono. È chiaro che un affitto così proibitivo e gli alti costi di gestione hanno mandato in crisi il teatro». Il progetto del nuovo Ambra Jovinelli prevede lutilizzo dellintero stabile, che dovrebbe ospitare un centro congressi, una biblioteca comunale, scuole di recitazione, oltre al teatro vero e proprio. «La cultura deve essere pubblica - insiste Letizia Cicconi, che è anche consigliera Pd del 1 municipio, con delega ai Servizi sociali - Il Comune ha fatto restaurare il teatro in project financing e i privati hanno poi chiesto affitti altissimi alle società di gestione. Per questo deve subentrare il Comune, perché questo teatro continui ad essere un laboratorio di cultura per tutto il rione». LAmbra Jovinelli nacque come teatro di varietà nel 1906. Sul suo palco ospitò Petrolini, Totò e Alberto Sordi. Chiuse definitivamente nel 1982. Fu ristrutturato e riaperto il 25 gennaio 2001, con Serena Dandini direttrice artistica. Poi la chiusura di giugno, che ha aperto la strada ad un nuovo degrado.