Immaginate un tale che abbia in casa una cassaforte con un inestimabile tesoro in brillanti, ori, gioielli finemente cesellati. E poniamo il caso che il tizio lasci la cassaforte spalancata, il suo tesoro incustodito e, in più, anche la porta di casa aperta con tanto di chiavi infilate nella toppa. Qualcosa di simile è avvenuto ieri agli Scavi di Pompei, ultimissimo di una lunga serie di episodi di trascuratezza che equivalgono a lasciare uno scrigno di gioielli unico e irripetibile in balìa del primo che passa: ieri gli Scavi sono rimasti senza sorveglianza a lungo - almeno due ore - mentre era in corso un'assemblea sindacale. Un banale fraintendimento tra addetti ai controlli ha fatto saltare la chiusura prevista per la durata dell'incontro sindacale. Così gli accessi di entrata sono rimasti spalancati, con le consuete folte schiere di turisti intente a sciamare felici tra le rovine. Liberi di penetrare nelle aree proibite, d'inerpicarsi indisturbati su antichissime mura o suggestive colonne mozzate per farsi riprendere nelle foto ricordo, di avvicinarsi a proprio piacimento a mosaici preziosi che non dovrebbero essere sfiorati neanche con una piuma. Niente guardiani, niente custodi, nessuno a vigilare. Cioè, condizione ideale per qualsiasi furto, o effrazione, o vandalizzazione. Situazione da zona franca, paradiso in terra per predatori, di quelli che rimpolpano le collezioni dei vari Getty Museum o anche dei boss più accorsati e oggi lanciatissimi nella caccia al reperto pre-augusteo da esibire in tinello. E fortuna che alcune guide regionali hanno, a un certo punto, lanciato l'allarme. Ora, le ragioni di chi era riunito in assemblea, esercitando un sacrosanto diritto, saranno di certo tutt'altro che peregrine. Ma scarseggiando in questa vicenda del tutto la logica - e scavando quindi nella sfera dei lapsus freudiani - come si genera la somma di comportamenti che ha indotto qualcuno che a Pompei lavora - e da quel lavoro presumibilmente ricava sostentamento - a dimenticare gli Scavi aperti? A che vale installare sofisticatissimi impianti di videosorveglianza se poi la guardiola rimane sguarnita? In quest'ennesimo esempio di grave negligenza, come nelle decine di occasioni in cui gli Scavi sono rimasti chiusi nei periodi migliori per il turismo, si svelano svariate pecche: incapacità e responsabilità amministrative, manageriali, sindacali, in una terra che certo non può concedersi in lusso di gettare alle ortiche una tra le sue poche ricchezze. E dire che non c'è stato governo, nei vari avvicendamenti dell'ultimo periodo come di tempi più lontani, che non si sia affrettato a mettere sul tappeto, appena insediato, la carta rilancio e valorizzazione di Pompei . Da un ministero all'altro di un colore o dell'altro - s'inanellano promesse, impegni, progetti. E così si è lungamente discettato di privato da cui imparare, di parchi a tema da realizzare, di alberghi da costruire per trattenere più a lungo il turista ed evitare il mordi e fuggi . Ma poi l'epilogo di ogni impegno dichiarato ha svelato, tutte le volte, il fiato corto di strategie più giocate sull'annuncio che sulla costruzione paziente del percorso. Ora, la vicenda degli Scavi incustoditi assume il significato simbolico di adombrare le tante politiche che si sono seguite negli anni senza risultati apprezzabili. Lasciando il tesoro nudo, esposto, non tutelato. Bisognerebbe davvero arrabbiarsi per tutto questo. E a proposito del tanto citato privato , che in passati impegni presi per Pompei, avrebbe dovuto assumere le sembianze di sponsor, purtroppo mai palesati: è proprio impossibile imparare e praticare, in modo serio e concreto, una gestione soddisfacente di un patrimonio che è nostro e che, continuando così, finiremo per giocarci del tutto? In fondo, non dovrebbe essere così difficile: basterebbe comportarsi, con queste meraviglie uniche al mondo, come faremmo se le avessimo proprio a casa nostra. Dove non lasceremmo mal la porta aperta, la strada spianata al primo intenzionato che passa. Forse il problema è questo: non saper capire fino a che punto Pompei sia proprio casa nostra.
Pompei. I nostri tesori allo sbaraglio
Ieri, gli Scavi di Pompei sono stati lasciati aperti per due ore senza sorveglianza, a causa di un fraintendimento tra addetti ai controlli durante un'assemblea sindacale. I turisti hanno potuto accedere alle aree proibite, sfiorare i mosaici preziosi e avvicinarsi a monumenti senza guardiani. La situazione è stata descritta come "zona franca" per i predatori. Le guide regionali hanno lanciato allarme, ma le ragioni della negligenza non sono state ancora chiarite. La vicenda è stata vista come un esempio di grave negligenza e di incapacità amministrativa. I ministeri hanno promesso di rilanciare e valorizzare Pompei, ma le promesse non sono state seguite da azioni concrete.
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