Lettera di Nascosti, Franchi, Martini e Punturiero a Bondi e Matteoli Sulla Badia di Settimo una coltre di silenzio. Eppure c'è stata la gara ad annunciare trionfalmente che la riunificazione dell'antica abbazia. Il primo era stato l'allora presidente della Provincia Matteo Renzi. In una conferenza stampa insieme all'allora ministro dei beni culturali Francesco Rutelli, aveva detto «alla riunificazione ci pensiamo noi». Infatti. Poi è stata la volta del ministro Bondi, che nell'abbazia ha declamato anche una sua poesia, prima di dire «è inconcepibile che una struttura del genere resti divisa». Appunto. L'antica struttura è sempre divisa in due. Una parte di proprietà della curia, ristrutturata dopo anni di sacrifici da parte dell'attuale parroco, l'altra ai privati che rischia di cedere al degrado. Da anni in pochi si battono per la riunificazione, ma nessuno si è mai veramente speso concretamente. Ora ci provano Nicola Nascosti, la consigliera provinciale Erica Franchi e quelli comunali Alessandro Martini e Giuseppe Punturiero del Pdl, che hanno inviato una lettera ai Ministri Matteoli e Bondi per portare alla loro attenzione la vicenda: «Abbiamo lanciato questo appello ai nostri Ministri spiegano gli esponenti del Pdl per- ché temiamo che se la parte privata e in abbandono non viene riacquistata al pi presto tutto il complesso, anche nelle sue parti già restaurate, rischi di andare incontro ad un degrado irreversibile, gettando via 12 anni di duro lavoro». La badia di Settimo, prima cluniacense, poi gestita dai monaci cistercensi arrivati da San Galgano, è rimasta pressoché intatta. Una pietra preziosa, incastonata in un mare di cemento, degrado, edilizia selvaggia, capannoni industriali. Si tratta di un monastero fortificato dall'indubbio valore storico. Solo per citare alcuni esempi, nel 1308, un incarico di grande prestigio venne assegnato ai conversi della Badia: la custodia del sigillo della Repubblica, ossia il segno che rappresentava giuridicamente, in tutte le sue manifestazioni di volontà, l'autorità dello Stato. E' questo il periodo in cui i monaci divennero i pagatori delle maestranze durante la costruzione del Palazzo della Signoria, delle mura a Porta San Gallo e a Sant'Ambrogio, del rifacimento del ponte a Signa. Per un certo periodo ad un monaco della Badia fu addirittura affidato il compito di far da guardiano ai leoni che Firenze, quali simboli del suo prestigio e della sua grandezza, allevava in carne ed ossa. Un pezzo di storia di Firenze, che da troppo tempo resta dimenticato.