La prima legge sul diritto d'autore in Italia è del 1941. Sono più di sessant'anni quindi che si discute sulla proprietà intellettuale, il copyright e via dicendo. Con l'avanzamento tecnologico e l'invenzione di internet la questione si è complicata ulteriormente e il dibattito è andato avanti fino al decreto Urbani del 18 maggio scorso sul "peer-to-peer" che ha scatenato proteste in rete, scioperi delle connessioni e azioni di pirateria informatica ai danni dei siti di Camera, Senato, Siae e varie altre istituzioni. Il 13 luglio, una sessantina di artisti italiani tra i quali Luciano Ligabue, Piero Pelù, Antonello Venditti, Enzo Jannacci, Lucio Dalla, Eros Ramazzotti e tanti altri, hanno firmato una petizione promossa dalla Fimi (Federazione dell'Industria Musicale Italiana), per la tutela "della creatività nell'era digitale" nella quale si dicono d'accordo con "lo sviluppo e la promozione di servizi legali per la distribuzione di musica ordine", si augurano che tramite le tecnologie, il loro pubblico possa avere un più ampio accesso alle opere ma ritengono che sia logico remunerare coloro che creano e producono i contenuti come è normale pagare la connessione ad internet. In sostanza dicono sì alla musica "legale" in rete e no alla musica gratis. Negli Stati Uniti invece, dopo la vicenda della rock band dei Metallica che denunciò 30.000 utenti che avevano scaricato i loro brani attraverso Napster (sito sul quale era possibile accedere gratuitamente ad una quantità enorme di materiale musicale e che fu chiuso dalle autorità nel 2000), un gruppo di musicisti tra i quali David Bowie, Ani Di Franco, Ice T, Michael Franti, Pearl Jam, Sonic Youth, hanno firmato invece un documento nel quale dichiarano di non aver ricevuto alcun danno economico dal download libero, che anzi in alcuni casi ha facilitato il passaggio della loro musica in radio e la vendita dei cd e che non sono assolutamente interessati a denunciare i loro fans (www. eff. orgshare). Rifondazione Comunista a suo tempo ha proposto un emendamento alla legge Urbani per destinare al Pus (Fondo Unico Spettacolo) il 50 dell'Iva pagata sui canoni per l'Adsl, in modo da poter finanziare le attività artistiche direttamente con una parte della fiscalità dello Stato. Emendamento che ha ricevuto commenti positivi da parte di tanti autori che vedono con diffidenza lo scambio libero su internet. Le scuole di pensiero sul copyright quindi sono molteplici ma c'è anche chi pensa che i veri problemi rispetto alla situazione a dir poco catastrofica del mercato discografico italiano stiano da un'altra parte e che se non si risolvono quelli, ben poco potrà cambiare. «I veri pirati sono le multinazionali discografiche, la Siae e l'Enpals - dice Marino Severini, voce dei Gang - II diritto d'autore dovrebbe essere regolato da leggi che si basino sui bisogni di chi crea i brani e di chi ne usufruisce e non da potentati come appunto la Siae che si spartiscono i guadagni tra loro invece di reinvestirli in strutture pubbliche. Il mercato del lavoro nell'ambito dello spettacolo è assolutamente deregolamentato, non esiste un sindacato né per i musicisti, né per i tecnici audio e luci o per i montatori di palco o per i fonici e non esistono forme di tutela perle etichette indipendenti. Tutta la questione del mercato illegale dei ed taroccati è solo retorica, la musica è un bene di prima necessità e dovrebbe essere accessibile a tutti tramite prezzi imposti per i concerti e per i dischi». Dello stesso avviso è Ezio della Gridalo Forte Records, etichetta indipendente nata nei primi anni '90 che produce gruppi tra i quali Tribù Acustica, Fermin Muguruza e Banda Bassotti, che aggiunge: «Invece di firmare petizioni, questi artisti potrebbero regalare due o tre brani per ogni cd tramite la rete in modo che il loro pubblico si possa fare un'idea di ciò che sta andando a comprare. Noi sul nostro sito con alcuni gruppi lo stiamo facendo. Ma i problemi sono a monte. Non avendo alle spalle sicurezze finanziarie di nessun tipo, per noi è molto difficile resistere alle regole del mercato tanto più che non è mai esistita una redistribuzione equa degli introiti di Empals e Siae. Anzi, se vuoi organizzare un concerto gratuito sei costretto comunque a pagare una percentuale forfettaria alla Siae basata sulla capienza dello spazio che occupi, non importa se non lo riempi e se l'entrata è libera». Sembra proprio che, per quanto riguardalo spettacolo, la legge sia sempre dalla parte del più forte. Ogni tanto capita però che qualcuno la utilizzi per tutelare i più deboli. E' il caso di Gennaro Francione, scrittore, commediografo ma anche giudice e inventore del "Tribunale degli artisti" che nel suo sito (www.antiarte.it) scrive: «Gli artisti sono deboli perché oggi è il denaro a fare l'arte. C'è un sistema piramidale che non potrà mai portare alla giustizia, il processo di produzione e di distribuzione interferisce con il lavoro dell'artista e gli impone scelte e strategie. L'arte non è una mercé, l'arte è di tutti. Anche il diritto d'autore va ripensato in maniera diversa. Come giudice del tribunale penale ho assolto venditori di ed masterizzati giustificandoli con lo stato di necessità. Non si può pagare un disco o un libro a prezzi così elevati». Il dibattito, quindi, non solo è aperto ma è ancora agli inizi e la richiesta legittima è che se bisogna legiferare, lo si faccia ascoltando le proposte di chi lavora e non quelle di chi specula sul lavoro altrui. Intanto speriamo che i venditori di ed masterizzati che hanno avuto la sfortuna di essere portati in tribunale, almeno siano giudicati dal magistrato Francione.