Nuovi Uffizi: Bondi chiede la revoca del commissario delegato Fabbri Il passo indietro chiesto dal ministro Bondi per coadiuvare le indagini sui grandi appalti Un passo indietro, un atto virtuoso e doppiamente coraggioso durante un pomeriggio frenetico (che faceva presagire sviluppi completamente diversi). Lo ha compiuto il ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi, che ha chiesto la revoca del commissariamento dei Nuovi Uffizi. In pratica ha deciso, in tutta autonomia, di tornare alla situazione antecedente al 27 novembre 2009, data dell'ordinanza che insediò il cantiere del primo museo d'Italia tra i grandi eventi legati al 150 Anniversario dell'Unità d'Italia e, di fatto, lo consegnò nelle mani dell'Unità Tecnica di Missione alle dirette dipendenze della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La prima conseguenza di quell'atto fu la nomina dell'architetto Elisabetta Fabbri (che da giugno 2009 si occupava, con le stesse mansioni, del cantiere del nuovo Auditorium di Firenze) a commissario delegato dei Nuovi Uffizi. Nel comunicato diffuso ieri pomeriggio dal Mibac si legge che «La nomina dei commissari di Pompei e degli Uffizi rispondeva all'esigenza di far fronte ad una situazione di degrado intollerabile registrata in uno dei siti archeologici più importanti del mondo come Pompei e ai ritardi incomprensibili dei lavori per la realizzazione dei grandi Uffizi di Firenze». «Per quanto riguarda la situazione degli Uffizi, è mia intenzione - ha aggiunto Bondi - chiedere la revoca dello stato di commissariamento per rendere possibile da parte della magistratura il pieno accertamento dei fatti oggetto di un'inchiesta giudiziaria, che si riferiscono ad un periodo antecedente al commissariamento, per il quale ringrazio il lavoro svolto in maniera scrupolosa dall'architetto Elisabetta Fabbri, e rispetto ai quali il Ministero non ha avuto alcun ruolo». "Grazie signor Ministro" - «E' stato un fulmine a ciel sereno, anche se la situazione en diventata francamente ingestibile. Sono sollevata, in tutti i sensi». Parla con ritrovata tranquillità Elisabetta Fabbri, da considerarsi (molto presto) ex-commissario delegato dei Nuovi Uffizi. Rimarrà «in sella» al cantiere del nuovo Auditorium di Firenze, ma quello è un impegno che le dà meno preoccupazioni. La Fabbri ha appreso la notizia mentre si trovava a Mosca per un altro lavoro e, al telefono, ci ha dichiarato di voler ringraziare «il ministro Bondi, che ha fatto questa scelta e che ha detto di me delle cose molto belle. Ma ero arrivata a un punto che non sapevo più cosa fare, i fatti mi stavano travolgendo. Con questa decisione - ha aggiunto - esco dai riflettori e la cosa mi rincuora. Sono abituata a lavorare in silenzio, sono una professionista che ha sempre cercato di mantenere un low profile e di stare lontano dalla pressione mediatica che era diventata sempre più un peso». Il doppio coraggio di Bondi - Quello compiuto ieri dal ministro Bondi è un atto di grande coraggio. Anzi, di doppio coraggio. Chiedere di fare un passo indietro, di far largo alle indagini della magistratura è la dimostrazione che coadiuvare la volontà di stabilire azioni e responsabilità negli appalti per i grandi eventi viene prima di qualsiasi altro interesse. Ma c'è di più. Quello compiuto ieri da Bondi è un atto di ulteriore coraggio perché lo scorso 3 marzo Berlusconi in persona aveva firmato una nuova ordinanza (la numero 3854) con la quale si azzeravano tutti gli incarichi direttivi dei Nuovi Uffizi (in pratica venivano rimossi il responsabile del procedimento, Enrico Bentivoglio e il direttore dei lavori, Riccardo Micciché, quest'ultimo indagato dalla magistratura), mentre il commissario Fabbri si assumeva formalmente i compiti del soggetto attuatore, Mauro Della Giovampaola, arrestato lo scorso 10 febbraio. Grazie a quell'ordinanza - che ora potrebbe essere superata dai fatti - alla Fabbri venivano riconosciuti più poteri che in passato, si stabiliva che avrebbe dovuto occuparsi anche degli «interventi relativi ai lavori di adeguamento del Corridoio Vasariano» svolgendo «opera di ricognizione dei contratti stipulati,acquisendo la relativa documentazione dai soggetti interessati, anche ai fini della loro rinegoziazione in termini di maggiore efficienza ed economicità». Inoltre era già chiaro che al posto di Micciché e Bentivoglio sarebbero arrivati due architetti (o un architetto e un ingegnere) di provenienza locale, probabilmente fiorentina. Con grande coraggio, quindi, Bondi ha deciso di andare nella direzione diametralmente opposta all'ordinanza della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per dar modo alla magistratura di fare il suo corso senza ostacoli e proseguire nel lavoro di realizzazione dei Nuovi Uffizi secondo i programmi. Evitare le pause - Ora «l'importante è evitare pause nell'attività e il cronoprogramma fatto a suo tempo resta di riferimento per rispettare gli impegni assunti verso la città di Firenze». Lo ha detto la dirigente regionale per i beni culturali e paesaggistici della Toscana Maddalena Ragni, in merito alla revoca del commissario dei Nuovi Uffizi annunciata ieri dal ministro Bondi. «Prendiamo atto - ha aggiunto Ragni - della decisione del ministro e non possiamo non riconoscere come la decisione presa a suo tempo dal Ministro fu quella di dotare la struttura che gestisce i cantieri dei Nuovi Uffizi di strumenti pi efficaci proprio perché si tratta di lavori molto complessi». Ragni ha spiegato che «al momento attendiamo la revoca formale e riconsegnamo il cantiere alla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Firenze. Subito dopo ci riuniremo per fare il punto della situazione e ridefinire la squadra con un nuovo responsabile unico del procedimento e un nuovo responsabile dei lavori". Futuro incerto - Come detto l'ordinanza 3854 della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dello scorso 1 marzo, è superata, ma per far decadere la Fabbri dal suo incarico ne occorrerà una nuova di zecca che «legalizzi» il passo indietro chiesto da Bondi non solo per l'architetto veneto, ma per l'intera Unità Tecnica di Missione, la quale non dovrà più occuparsi del cantiere dei Nuovi Uffizi. A questo punto si aprono scenari zeppi di incognite. I primi dubbi riguardano gli incarichi direttivi del cantiere. C'è chi sostiene che la soprintendente per i beni architettonici, Alessandra Marino (che una volta diffusasi la notizia della richiesta di Bondi ha pensato bene di rendersi irreperibile...) potrebbe assumere nuovamente il molo il Responsabile del procedimento, dal quale per si dimise a gennaio. E quindi: per tornare alla situazione antecedente occorrerà un atto formale anche per lei? Probabilmente sì. E se tornasse addirittura la Grifoni? L'ipotesi è più che plausibile e anche la Marino, come la Fabbri, si sentirebbe sollevata. E il direttore dei lavori chi sarà? Al momento che Micciché decadrà ufficialmente, ci saranno solo 48 ore per nominarne uno nuovo. Anche in questo c'è chi definisce probabile un ritorno al passato recente e il reintegro dell'architetto Giorgio Pappagallo, ieri irreperibile pure lui. A margine di tutto ciò, la questione del Corridoio Vasariano. L'ordinanza dello scorso 3 marzo dava il potere alla Fabbri di occuparsi della spinosissima vicenda del reperimento delle risorse per il suo restauro attraverso la vendita di spazi pubblicitari sugli striscioni e sui maxischermi appesi alla macchina di cantiere nel Loggiato degli Uffizi, da parte della Ser.Com. di Firenze. Questa soluzione di fund raising piaceva al sottosegretario Francesco Giro ma non al ministro Bondi che aveva incaricato proprio la Fabbri di studiare la cosa per prospettare una soluzione condivisa da tutti gli attori in campo. L'uscita di scena del commissario delegato (per gli Uffizi) crea quindi una nuova situazione di stallo che si tradurrà - è inevitabile - in un nuovo ritardo dell'inizio dei lavori, ancora in una fase progettuale. Da registrare, infine, la cauta esultanza di alcuni sindacati (Uil e Confsal-Unsa), che da tempo chiedevano un ritorno alla situazione antecedente al commissariamento.