DAMASCO - «Vengo qui con l'Orchestra e il Coro della Scala, credo, a rappresentare la cultura della Vecchia Europa. E trovo un paese, la Siria, che questa cultura, la nostra, la elargisce gratis. Mentre in Italia gli spazi si chiudono. Vedo un mondo a rovescio». Riccardo Muti mastica amaro. La sua voce "contro" (i tagli alla musica, alle Fondazioni nate senza un terreno ben preparato) ha nuovi spunti per alzarsi ancora. «Solo una settimana fa ho fatto cantare 'Va pensiero' al pubblico degli Arcimboldi, 2.500 persone, proprio in nome di questo. Ho chiesto pubblicamente, di nuovo direte voi, se sia logico e giusto che noi si tenda sempre la mano ad aspettare le elemosine. Avete avuto risposte? Io no. La mattina di quel giorno avevo sentito che il ministro Urbani aveva gridato vittoria. Ma una vittoria presume vincitori e vinti: chi sono gli uni e chi gli altri? La cultura è o non è una necessità, come la scuola o l'ospedale?». Che cosa è successo? Che nel giorno dell'ottavo concerto del Ravenna Festival sulle "Vie dell'amicizia" - ieri notte nel fantastico teatro romano di Bosra, un centinaio di chilometri da Damasco -, la mattina, il direttore musicale della Scala ha mantenuto una promessa: tenere una lezione-concerto (nella foto) a professori e studenti del Conservatorio della capitale siriana, concertando il primo e secondo movimento della Quinta Sinfonia di Ciaikovskij. E che cosa si è trovato davanti? Una "Opera House" sontuosa (è costata 100 milioni di dollari): tre sale multifunzionali, da 350, 650 e 1500 posti ciascuna, di acustica esemplare. Nello stesso palazzo a ferro di cavallo, affacciato su giardini bellissimi, un Conservatorio dal quale gli allievi ( 150 giovani occidentalizzati non a Coca Cola) possono transitare in teatro per dare respiro a ciò che studiano. Dentro, una orchestra Nazionale ancora in embrione ma toccante nella sua disponibilità a lasciarsi trascinare da un Muti che fa spettacolo come pochi sanno nel comunicare un'intenzione musicale; il primo grande direttore internazionale che si sia chinato su di loro. «In meno di un'ora il suono dell'orchestra è triplicato», annota Muti con ammirazione. E tenerissimo è stato il momento in cui, dopo paterni imboccamenti, i quattro terrorizzati corni sono riusciti a suonare un passo difficile all'unisono e con la giusta "pesantezza"; e i violoncelli a trovare "un suono che viene da lontano, dalle stelle, da molto prima di noi". «Dalla sua inaugurazione, il 7 maggio, fino al 21 giugno - svela il direttore dell'Opera e del Conservatorio, Nabile Al Lao - 73 mila persone hanno seguito concerti di musica, araba e occidentale, offerti per ora gratis dallo Stato per promuovere la cultura». Di qui lo sconcerto e un consiglio alla giovane Orchestra siriana, che in autunno suonerà a Ravenna: «cercate grandi nomi e non importate falsi profeti dall'Europa. Se mi chiederete aiuto, verrò».
Cultura, l'ira di Muti La Siria meglio di noi
Il direttore d'orchestra Riccardo Muti ha visitato la Siria e ha espresso ammirazione per la cultura del paese. Ha fatto cantare il Coro della Scala e l'Orchestra della Scala a Bosra, in Siria, e ha tenuto una lezione-concerto con professori e studenti del Conservatorio siriano. Muti ha descritto la situazione come "un mondo a rovescio" e ha affermato che la cultura è una necessità, come la scuola o l'ospedale. Ha anche criticato la situazione in Italia, dove gli spazi si chiudono e le fondazioni nate senza un terreno ben preparato sono state create. Muti ha invitato la giovane Orchestra siriana a cercare grandi nomi e non importare falsi profeti dall'Europa.
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