«Affittasi questo spazio». Il cartellone vuoto, sei metri per tre lungo la Vigentina, era disponibile a 500 euro per 15 giorni. Solo per un mese. Abusivo il cartello, fasulla la ditta con sede a Fizzonasco. Quando i tecnici della Provincia sono andati a rimuovere l'impianto, al capo cantoniere è arrivata una telefonata: «Mio padre è uscito ieri da San Vittore, lei non sa in che guaio si è cacciato». Altra scena: strada provinciale 5, Comune di Cinisello. Gli operai erano intervenuti per rimuovere un vietatissimo pannello pubblicitario luminoso a messaggi variabili, ma qualcuno aveva fatta una «soffiata». Ad attendere i tecnici della Provincia c'era il proprietario del cartellone, con il suo avvocato e la polizia locale di Cinisello che hanno impedito la rimozione. Rotonda tra la SP e la SP58, Comune di Cinisello. Qui una ditta si è appropriata di una rotonda, l'ha circondata con otto cartelli pubblicitari marchiati con falsa autorizzazione e stava preparando una fondazione in cemento armato per installare al centro una pubblicità tridimensionale. Ieri è partita una denuncia alla Procura e i lavori si sono fermati. Eccoli qua tre episodi che raccontano bene quanto sia difficile la battaglia contro «cartello selvaggio», che fa scempio un po' ovunque. Un problema che dovrebbe coinvolgere con determinazione Province, Anas, Comuni, concessionarie autostradali, polizia stradale e prefetti, ma che in realtà in Lombardia vede schierato in prima fila solo l'assessore provinciale Giovanni De Nicola che, tre mesi fa, ha lanciato la tolleranza zero impegnandosi a far rimuovere le centinaia di cartelli che infestano le strade e a dotare tutti gli impianti di microchip che renda identificabili con un palmare tutte le autorizzazioni. Un fenomeno, quello di cartello selvaggio, cresciuto per anni in un'illegalità diffusa, tra rassegnazione, errori più o meno casuali, burocrazia, leggi confuse e sospetti di corruzione che ora fanno dire a De Nicola: «Rimuoveremo le incrostazioni anche dentro gli uffici della Provincia». Intanto decine di cartelloni abusivi sono stati tolti da novembre a oggi sulla SP (uno dei tratti più infestati della Lombardia) e su altre provinciali, ma molti ancora restano da rimuovere. Questi sarebbero stati autorizzati dai Comuni ma senza il nullaosta della Provincia, che non poteva comunque essere concesso perché si tratta di impianti di dimensioni vietate, ora in caso di rimozione i proprietari minacciano di chiedere i danni ai Comuni. Si andrà invece probabilmente a uno scontro giudiziario tra la Provincia di Milano (che ha annunciato la disdetta del contratto) e la ditta Contatto srl che aveva vinto un appalto per ricoprire con 945 cartelli pubblicitari cento rotonde in cambio della manutenzione del verde. Un autentico scempio. Chi aveva autorizzato quell'appalto (ora ci saranno da pagare pesanti penali) non aveva tenuto conto, oltre che dell'impatto visivo e della pericolosità, del fatto che la pubblicità sulle rotatorie è vietata dal codice.