"Il nome di De Virgiliis su tutte le schede elettorali" E respinge il progetto esecutivo della linea 2 della tramvia Dopo lattacco di Fuso, il sindaco ospite del congresso provinciale Cgil Concertazione: "Non voglio decidere da solo me nemmeno fermarmi" «Mettete il nome di Alfonso De Virgiliis su tutte le schede elettorali e non solo in quelle delle province dove si presenta la Lista Bonino-Pannella». E una diffida formale quella avanzata dai Radicali alla Regione, che sta per stampare tutto il materiale per le regionali. «Apprendiamo che la nuova legge elettorale della Toscana prevede il voto disgiunto (cioè la possibilità di votare il candidato presidente di uno schieramento e un partito che sostiene un candidato diverso, ndr) ma non prevede che il nome del candidato alla presidenza sia stampato sulle schede delle province in cui non si presentano liste collegate a quel nome, come nel caso dei Radicali accade a Prato, Lucca, Livorno e Grosseto», spiega la senatrice Donatella Poretti. «Ma se è possibile effettuare il voto disgiunto, allora il nome di De Virgiliis deve essere presente in tutti i territori». La Regione replica ricordando che «è requisito indefettibile per la candidatura a presidente il collegamento con una lista presente nella circoscrizione provinciale». ALTRO che fermo io. Fermi sono gli altri. La linea 2 della tramvia per esempio «non è ancora partita perché il progetto esecutivo che le aziende del project ci hanno portato non ha certo gli standard per essere chiamato un progetto», dice il sindaco Renzi al congresso provinciale della Cgil cui porta «il saluto della città». e dove, arrivando prodigo di strette di mano e pacche sulle spalle, risponde alle critiche, tra cui quella di immobilismo, mossegli dal segretario Mauro Fuso. Cui propone: «Non litighiamo meno ma litighiamo meglio». Ancora, se lalta velocità è ferma non è certo per via della discussione sulla stazione «che io confermo come giusta e su cui resto della mia idea, essendo quella Foster ai Macelli la soluzione peggiore per conservare la centralità della stazione, oltre che ambientalmente problematica». Comunque, siccome le Ferrovie non si sono smosse da lì, Renzi riconosce implicitamente di avere perso. Ma, tornando ai ritardi, quelli «sono esclusivamente dovuti alle Ferrovie che non avevano né permessi, né via libera dellOsservatorio e intendono procedere senza neanche la Via». Fuso aveva bocciato una giunta che in sette mesi ha fatto solo la pedonalizzazione del Duomo e male perché parallelamente non ha risolto il caos della mobilità e la mancanza di servizio pubblico in centro. Renzi ribatte che «chi chiama spot limpresa del Duomo non capisce che è il simbolo di cosa devono essere le piazze: luogo di socialità e di incontri e non incroci autostradali». Sulla mobilità sorvola, sui trasporti pubblici anche. Piega su quanto di irrisolto cera prima di lui. Luscita del viadotto dellIndiano da 30 anni, Varlungo da 35, le due gru degli Uffizi da quando lui era piccino, il depuratore anche. «Noi - dice - non intendiamo aggiungere capitoli al libro dei sogni ma chiudere i problemi aperti». Intanto, precisa, «facciamo le piccole cose quotidiane». Esempio: la nuova pensilina Ataf di via Canova, inaugurata proprio ieri. Nessuna responsabilità neanche per lo stop dei cantieri: «Non possiamo far partire noi quelli sigillati dalla magistratura». Fermo anche il piano strutturale, ma perché «cè un cambio di prospettiva: non più fare un pieno appena si trova un vuoto, ma partire dallurbanistica dei vuoti». Renzi non si piega. Fuso lo accusa di disprezzare la concertazione? E lui invoca la modernità per dire che quella praticata negli ultimi 10-15 anni è stata solo un esempio negativo, vedi il piano strategico. Daltra parte lidea, scusate tanto, è un po vecchiotta: «Basta vedere due film, La vita è bella e Baciami ancora che sono una specie di Amarcord per capire che la realtà è cambiata». Ecco, la concertazione va rivista e adattata alla realtà. Come, resta meno esplicito, per esempio a proposito del bilancio comunale che è in questo momento il vero nodo del contendere. Comunque il sindaco assicura: «Io non voglio fare tutto da solo ma neanche fermarmi se si fermano gli altri. Non voglio sprofondare nelle sabbie mobili quotidiane. Perché bisognerà anche discutere ma poi fare e fare bene, non importa se presto». Dopodichè, Renzi chiude cimentandosi nello scavalco a sinistra: «Abbandoniamo i pregiudizi, dialoghiamo senza dividerci (il non dividersi suscita comunque gli applausi, ndr.), e nel vuoto della politica nazionale, lavoriamo insieme per fare di Firenze la capitale italiana della sinistra». Della sinistra. Si fa presto a dire. Ma poi come la si mette con la candidata alla presidenza della Regione, Monica Faenzi, che ha detto che lui potrebbe essere un ottimo assessore della sua ipotetica giunta? «E perché, vedendo i sondaggi il giudizio dei cittadini su questa amministrazione, cerca di prendere voti».