Le imprese contestano Ales Botta e risposta tra il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, e i concessionari dei servizi museali. Ieri il ministro ha affermato, in una lettera pubblicata sul quotidiano La Repubblica, che in Italia esiste da anni «una lobby dei titolari dei cosiddetti servizi aggiuntivi». «E' errato scambiare per iniziativa lobbistica quella che è invece tutela dei diritti delle imprese operanti nel libero mercato», ha replicato con una nota Patrizia Asproni, presidente dei Confcultura, che riunisce gran parte dei concessionari dei servizi museali (librerie, biglietterie, merchandising caffetterie, ristoranti, strutture di accoglienza). Al centro della querelle la trasformazione di Ales, una società nata nel 1998 e fino a qualche settimana fa di proprietà per il 70 di Italia Lavoro e per il 30 dei Beni culturali, in una Spa il cui azionista unico è il ministero retto da Bondi. Il nuovo statuto apre ad Ales che attualmente impiega 340 persone, soprattutto lavoratori socialmente utili l'intero settore della valorizzazione del patrimonio culturale, compresa la gestione dei servizi aggiuntivi (si veda Il Sole 24 Ore del lunedì del 22 febbraio). Uno scenario che si legge nella nota di Confcultura «certamente non conforta sulla salvaguardia della libera concorrenza». Tutto ruota sull'opportunità di affidare a una società pubblica settori finora sottoposti alle regole del mercato. Le concessioni dei servizi museali al momento quasi tutte scadute e prorogate fino a giugno sono, infatti, state assegnate attraverso gare, di cui si potrebbe in futuro fare a meno perché Ales ha il profilo di una società in house e, come tale, beneficiare di affidamenti diretti, senza doversi confrontare con le altre imprese. E questo anche se la Ue in passato ha richiamato l'Italia sull'utilizzo delle strutture in house, imponendo vincoli pi stringenti (la partecipazione pubblica deve essere prevalente) e limitandone il ricorso a casi eccezionali. C'è, però, un altro aspetto che fa da sfondo alla diatriba tra imprese e ministero: Ales fa riferimento alla direzione della valorizzazione retta dal manager Mario Resca, che è anche commissario a Brera, titolare di diversi incarichi privati (alcuni in odore di incompatibilità) e di cui ieri si vociferava una possibile candidatura alla presidenza di Arcus (l'altra Spa dei Beni culturali). Un potente grand commis che vuol fare tutto in casa.