Fusi (Btp). La procura aveva chiesto l'arresto ma il Gip ha detto no: «Era al di fuori del sistema di corruttela» Uno spaccato sul malcostume e la corruzione negli appalti pubblici, ma anche sulla contiguità tra politici, tecnici e aziende: questo emerge sempre più dall'inchiesta sul G8 dopo l'ultima accelerazione impressa con l'ordinanza del gip nei confronti di Balducci, De Santis, Piscicelli e Cerruti. Un circolo vizioso che non sorprende chi frequenta questo mondo, ma la cui spudoratezza lascia stupefatti. L'appalto della scuola dei marescialli, peraltro, non è la madre di tutti gli scandali, ma un capitolo a cui seguiranno altri, su Teatro comunale, tramvia, Nuovi Uffizi. Tutto è piegato alla necessità di agevolare gli amici dai quali ricevere in cambio favori di ogni genere e tipo, dagli orologi alla ristrutturazione della villa all'Argentario. Un sistema venuto alla luce per caso, da un'intercettazione effettuata per un'altra inchiesta, il che fa pensare a un possibile effetto domino che potrebbe mettere in moto sviluppi difficilmente prevedibili. Piscicelli e quelli della Ferratella. E' Vincenzo Di Nardo, ex ad di Btp, a far scoccare la scintilla. «Questa è gente che prima o poi si leggerà sui giornali che li hanno cuccati con una tangente in mano» è una delle frasi che fanno sobbalzare sulla sedia i magistrati fiorentini. Di Nardo c'è l'ha con Piscicelli e con quelli della Ferratella, ossia con il giro di imprenditori e faccendieri che ruotavano intorno a Angelo Balducci e alla torta di appalti gestiti dalla Protezione civile. Ma è anche il primo a essere interessato a entrare in contatto con loro e a recarsi in pellegrinaggio al quartier generale di Balducci, proprio tramite Piscicelli. Btp, del resto, è costantemente alla ricerca di appoggi e mentre l'ex numero uno Riccardo Fusi tartassa di telefonate Denis Verdini, Di Nardo apre il capitolo della Ferratella che dovrebbe portare alla Btp gli appalti dei 150 anni dell'Unità e del G8. Il ruolo di Fusi. Riccardo Fusi, ex presidente di Btp, vuole sbloccare l'appalto per la costruzione della Scuola dei marescialli e per questo batte tutte le strade. Fusi, dunque, è uno dei personaggi da cui parte l'inchiesta e non è finito in carcere, come chiesto dai pm, perché, secondo il gip, «era al di fuori del sistema di corruttela invalso nella gestione dei grandi appalti». Nella vicenda della scuola dei marescialli, secondo il gip, emerge che l'ex presidente di Btp «si sentiva ingiustamente danneggiato ed anzi era convinto che chi gli aveva tolto l'appalto affidandolo ad un'altra impresa» avesse commesso «illeciti penalmente rilevanti». Questo, secondo il giudice, ha dato a Fusi «una giustificazione per così dire 'morale' alla scorciatoia imboccata». Anche se «ciò - rileva il gip - non costituisce una giustificazione e il delitto resta in tutta la sua gravità». I rapporti con Verdini. Tutti da decifrare sono i rapporti con Verdini. Entrambi accreditano la versione di un rapporto esclusivamente di amicizia, ma i contatti telefonici sono continui, le richieste di intervento pressanti, i rapporti anche con gli altri soci della Btp e in particolare con Roberto Bartolomei, che proprio ieri si è dimesso da vicepresidente del gruppo, particolarmente coinvolgenti. Il coordinatore nazionale del Pdl si adopera in ogni modo per sbloccare l'appalto della scuola dei marescialli; prima cerca di spianare a Fusi la strada che porta al ministro Matteoli e poi ottiene dal ministro delle Infrastrutture la nomina di De Santis, uomo di fiducia di Balducci, a Sovrintendente alle opere pubbliche della Toscana. I magistrati stanno ancora scavando alla ricerca di rapporti d'affari che potrebbero legare i due. Il primo tassello venuto alla luce è la Porta Elisa srl, una società fondata da Verdini e, pochi giorni dopo la sua costituzione, entrata nel gruppo Btp. La sua «scarsa consapevolezza». Nell'ordinanza, il gip Rosario Lupo rende merito a Verdini di aver ammesso di «aver caldeggiato su richiesta di Fusi la nomina di De Santis a provveditore dopodichè ha pregato Fusi di lasciarlo in pace con questa storia». Il coordinatore del Pdl ammette anche di aver raccomandato Fusi perché avesse qualche appalto in Abruzzo. Secondo il Gip, le dichiarazioni di Verdini «che lealmente non negano l'evidenza volendone dare una lettura benevola, fanno comunque riflettere sulla scarsa consapevolezza da parte di soggetti che ricoprono cariche pubbliche e comunque ruoli pubblici molto rilevanti circa la negatività della raccomandazione specie quando queste riguardano posti di potere e, come nel caso di specie non di natura politica ma tecnica. Infatti De Santis è un tecnico e non aveva i requisiti per essere nominato come funzionario». Secondo il gip, Fusi e Verdini sono «legati da un rapporto amicale ma anche da interessi di natura economica», contrariamente da quanto affermato dallo stesso Verdini. L'appalto contestato. Cuore di questo primo stadio dell'inchiesta è dunque l'appalto per la scuola dei marescialli dei carabinieri che è il paradigma di tanti scandali italiani nel settore dei lavori pubblici. L'appalto viene vinto nel 2001 dalla Btp per 190,2 milioni di euro, ma appena dieci giorni dopo la consegna del cantiere, la Btp «scopre» che l'indice di sismicità della nuova costruzione è inadeguato e chiede di apportare delle varianti ritenute indispensabili. Al diniego del ministero, si scatena una guerra legale conclusasi con la revoca dell'appalto che viene poi affidato alla Astaldi per 261,4 milioni. Un lodo arbitrale sembra dare ragione alla Btp che propone una transazione basata su una maggiorazione dell'appalto del 26 e, in aggiunta, una penale di 17 milioni. Nel 2006 parte però il cantiere dell'Astaldi che, prima del blocco decretato nel maggio dello scorso anno, completa oltre la metà delle opere. Un blocco, rivela ora l'inchiesta, imposto da Fabio De Santis e Angelo Balducci che per raggiungere il proprio scopo fecero rimuovere Benedetto Mercuri responsabile unico del procedimento per il cantiere che si opponeva al blocco dei lavori. Illuminante una telefonata di De Santis che si lamenta con Balducci del comportamento di Mercuri: «E' andata diciamo non bene perché ovviamente Mercuri è un testa di minchia e allora... cioè non gli basta la disposizione del direttore generale... chiaramente c'ha dei preconcetti». La personalità negativa. Fabio De Santis non si è occupato solo della scuola dei marescialli; prima di diventare provveditore ai lavori pubblici in Toscana avrebbe aiutato alcuni imprenditori ad ottenere gli appalti del G8, dei mondiali di nuoto, per le celebrazioni del 150 dell'Unità d'Italia. In cambio di cellulari, autovetture, arredi e prestazioni sessuali. Nella nuova ordinanza cautelare si sottolinea che Balducci e De Santis, in cambio dell'interessamento per la scuola marescialli, quale «retribuzione accettavano, previa intermediazione di Piscicelli» che li metteva in contatto con Fusi e Bartolomei, «la promessa di quest'ultimi della corresponsione di una somma di denaro». Secondo il gip di Firenze «la personalità negativa» di De Santis emerge in «modo particolare» dalla telefonata del 14 febbraio 2008 al fratello Marco, imprenditore, che voleva coinvolgere nei subappalti per il G8 de La Maddalena. «C'abbiamo la patente per uccidere - dice il funzionario - cioè possiamo piglià tutto quello che ci pare».
Il Tirreno
5 Marzo 2010
Possiamo pigliare tutto Gli appalti fiorentini e il patto della corruzione
CA
Carlo Bartoli
Il Tirreno
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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