IL CONCERTO Quasi 20 mila spettatori hanno assistito ieri sera al concerto diretto da Riccardo Muti. La Filarmonica della Scala e il suo Coro hanno eseguito brani da Norma di Bellini e il poema sinfonico Pini di Roma di Respighi IL TEATRO H concerto si è tenuto nel Teatro Romano di Bosra (foto), costruito all'inizio del II secolo d.C. quando la città bizantina era la capitale della provincia romana dell'Arabia, a 140 chilometri a sud di Damasco LA MISSIONE II concerto rappresenta l'ottavo viaggio delle «Vie dell'amicizia» inaugurate nel 1997 a Sarajevo. Poi è toccato a Beirut (1998), Gerusalemme (1999), Mosca (2000), Erevan e Istanbul (2001), New York (2002), Il Cairo (2003) DAMASCO Un evento storico per la Siria. Tale è considerato il concerto che ha incantato, ieri sera nel meraviglioso teatro romano di Bosra, a 140 chilometri da Damasco, una folla immensa di spettatori, quasi 20 mila. Sul palcoscenico, incorniciato da colonne corinzie, la Filarmonica della Scala e il suo Coro. Sul podio, Riccardo Muti. E le liriche e le drammatiche note di brani da Norma di Bellini (solisti Tatiana Serjan, Giuseppe Gipali e Ildebrando D'Arcangelo) e quelle solenni del poema sinfonico Pini di Roma di Respighi a evocare il mito di Roma nel gigantesco anfiteatro, eretto dai romani nel secondo secolo d.C. Ovazioni, tifo da stadio con standing ovation finale in un clima di fratellanza e di pace (c'era anche uno striscione), come auspica il Ravenna Festival impegnato a gettare da otto anni ponti di amicizia attraverso l'arte e la cultura. In prima fila, ministri si-nani, ambasciatori di diversi Paesi, dal Libano alla Giordania, il sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica, Cristina Mazzavillani Muti, Marco Tronchetti Provera, sponsor dell'iniziativa con Progetto Italia di Telecom, Mauro Meli, direttore artistico della Scala. Tra i musicisti della Filarmonica della Scala, anche una quarantina di artisti della Sinfonica siriana e del suo Coro. Muti non si è risparmiato. Oltre al concerto a Bosra, trasmesso dalla tv locale, in mattinata una prova (la Quinta di Ciaikovskij) con l'orchestra siriana nella sala da 1.500 posti del nuovo Teatro dell'Opera di Damasco, inaugurato lo scorso maggio e tanto voluto dal presidente Hafel Al Assad. «Dopo pochi minuti il suono è cambiato, quadruplicato. Avete sentito l'attacco del secondo movimento? È venuto senza bisogno di grandi discorsi. Questo è il mistero della musica» osserva il direttore. Un Muti generosissimo e affettuoso, due ore di prova, miracoloso nel trasformare il suono, sempre giù dal podio, a spiegare con indicazioni o cantando i passaggi, ora ai contrabbassi, ora ai fagotti, ora ai corni, i musicisti, emozionati, rapiti e increduli. «In questo Paese arabo, dalla storia antichissima, prendo atto che è nato un Teatro d'Opera con tre meravigliose sale e un conservatorio annesso. Il tutto mantenuto al cento per cento dallo Stato siriano. Perfino i biglietti dei concerti sono gratuiti. E io non ho ancora avuto una risposta dal ministro Urbani dopo il concerto a favore della cultura tenuto agli Arcimboldi!». Muti invita a un confronto: «Io qui sono un rappresentante della vecchia Europa colta ma dove la cultura sta chiudendo. E trovo un Paese giovane che elargisce cultura, fiero del nostro messaggio di fratellanza». Il maestro si domanda: «L'Italia è un Paese che intende la cultura come necessario nutrimento del cittadino, come scuole e ospedali? Se la risposta è sì lo Stato è manchevole. Il ministro Urbani ha gridato vittoria per aver bloccato i tagli previsti al Fondo Unico dello Spettacolo. Ma se c'è un vittorioso, chi è il vinto? Non voglio riaprire polemiche, ma noto che io e i 200 musicisti della Scala arriviamo qui, in un Paese che og-gettivamente dovrebbe avere delle difficoltà, e che Invece investe nella cultura e riceve con trepidazione la musica italiana». Muti elogia l'Opera House di Damasco costata 50 milioni di dollari. «Un meraviglioso complesso che unisce la modernità salvaguardando la cultura araba». Un consiglio al direttore dell'Opera House, Nabil Al-Lao? «Idee chiare e scelti collaboratori, come al Ravenna Festival. E, poi, lavorare con entusiasmo stando in teatro da mattina a sera». E per formare i complessi? «Rivolgersi non ai ministeri di tutt'Europa ma ai grandi artisti. Come Rostropovich che ama insegnare ai giovani». Tornerà? «Sì», promette Muti e Al-Lao non nasconde la sua felicità. Si è anche assicurato per la sua orchestra un concerto in autunno a Ravenna.
Muti, appello da Damasco: l'Italia investa sulla cultura
Ieri sera, quasi 20 mila spettatori hanno assistito al concerto diretto da Riccardo Muti nella Filarmonica della Scala e nel Coro, al Teatro Romano di Bosra in Siria. Il concerto ha presentato brani da Norma di Bellini e il poema sinfonico Pini di Roma di Respighi. Il direttore ha anche condotto una prova con l'orchestra siriana nella sala da 1.500 posti del Teatro dell'Opera di Damasco. Muti ha elogiato l'Opera House di Damasco, costata 50 milioni di dollari, e ha invitato a un confronto sulla cultura e sulla musica. Ha anche espresso la sua felicità per il concerto e ha promesso di tornare a Ravenna con l'orchestra.
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