Gentile direttore, il suo giornale, come pure il settimanale del suo gruppo editoriale, Lespresso, e il quotidiano lUnità, si ostinano da giorni a offrire ai lettori una rappresentazione distorta della realtà. Dalla lettura dei vostri articoli risulterebbe infatti che Guido Bertolaso era destinato a subentrare al sottoscritto, in qualità di Ministro per i Benie le Attività Culturali, e a questo scopo era stata costituita una Spa, la Ales, sul modello, a dire dei vostri articolisti, della Protezione civile Spa. Stando sempre alla vostra fantasiosa ricostruzione, funzionari ministeriali e miei collaboratori non sarebbero stati altro che pedine di questo ardito disegno. Mentre gli indagati, dei quali si è parlato in questi giorni, sarebbero stati vicini al Ministero attraverso il meccanismo dei commissari. Questo diabolico meccanismo, che trasforma linformazione in un vero e proprio pestaggio mediatico contro gli avversari del momento, giunge a deformare completamente la realtà. Mi vedo costretto perciò a fare luce sui fatti. Innanzitutto, la società Ales, Arte Lavoro e Servizi spa, è una società a capitale pubblico, controllata dal Ministero del Lavoro e dal mio, attiva sin dal 1998 in base alla legge n. 197 del 1997, per volontà del governo DAlema, quando Ministro del Lavoro era Cesare Salvi e dei Beni Culturali Giovanna Melandri, allo scopo di fornire servizi allinterno di parchi, musei, aree archeologiche, edifici storici, nel Lazio e nella Campania, impiegando i lavoratori socialmente utili nella valorizzazione dei beni culturali. Il suo oggetto sociale, organizzare attività, eventi, visite guidate, servizi al pubblico, servizi di tutela, censimento, catalogazione, diventa oggi nei testi dei vostri articolisti il marchio di fabbrica di una fantomatica "Beni Culturali Spa". Ma la verità è unaltra. Lo statuto di Ales ha sempre previsto una serie di compiti che sinora non sono mai stati pienamente realizzati. Essendo una Spa destinata a realizzare attività relative sia alla tutela sia alla promozione dei beni culturali, da quando abbiamo creato la Direzione generale per la valorizzazione del Patrimonio, Ales è ricaduta sotto legida del responsabile di questa direzione, Mario Resca, il quale ha proposto di potenziarla nella convinzione di utilizzare al meglio risorse interne al Ministero, per raggiungere risultati a costi minori, rispetto alle tante società di servizi operanti nel settore. A tale proposito, tengo a precisare che Ales non gode di poteri speciali, non opera in deroga alle norme vigenti, nulla ha a che fare con la vendita dei beni culturali che in virtù della Costituzione sono e restano patrimonio inalienabile della Nazione. La verità è che da anni esiste in Italia una lobby dei titolari dei cosiddetti servizi aggiuntivi, questa lobby è diventata sempre più potente e adesso guarda con sospetto, e probabilmente con una punta di preoccupazione, la riorganizzazione che entro lestate prossima il direttore Resca metterà in atto con gare pubbliche. Quanto alla Spa creata nel 2004 per sostenere progetti rilevanti nellambito dei beni culturali, cioè la società Arcus, sorta grazie ad una felice intuizione dellex ministro Pietro Lunardi, mi preme ricordarle che diversamente da quanto viene sostenuto, la Direzione generale per la Valorizzazione non ne gestisce affatto i fondi, né gode di ricchi capitoli di spesa. Si parla di poche centinaia di migliaia di euro, verificabili nei bilanci del Ministero. Inoltre, la promozione e la pubblicità di mostre e eventi dispone appena di 1,5 milioni di euro e non di 3; risibile poi la cifra, come da Voi sostenuto, di un fondo di 200 milioni di euro per lattività di valorizzazione, avendo la Direzione ricevuto un sostegno di soli 3 milioni di euro,per il triennio 2010-2012; inesistenti infine i consulenti esterni al ministero. Quanto al ruolo dei commissari e alla presunta commistione con attività passibili di essere perseguite penalmente, mi preme sottolineare la confusione nella quale, temo non inavvertitamente, sembrano scivolare gli autori delle inchieste apparse sui giornali del vostro gruppo. Ora, i commissari per le aree archeologiche di Roma e di Pompei hanno fortissimi poteri di impulso e di coordinamento, al fine di favorire liniziativa dellAmministrazione, altrimenti arenata. Qualsiasi studente in legge sa benissimo che una cosa sono i poteri del commissario, e quali sono i poteri per indire gare pubbliche. In accordo con i soprintendenti, hanno il dovere di spendere al meglio i fondi pubblici già stanziati in bilancio e dunque presenti in cassa, e di operare con celerità senza ricorrere ad alcuna deroga. In questo senso, a dispetto di quanto insinuano gli articoli, i risultati ci danno ragione. Quanto ai teatri lirici, insisto nel ricordare a lei e ai suoi lettori che i commissari dei teatri dopera hanno poteri esclusivamente gestionali. Il loro compito consiste nel risanare i bilanci dellente pubblico e nel riorganizzare la produzione. Non hanno alcun potere di indire gare dappalto o di assegnare lavori. Mi preme ricordare che il Commissario del Teatro di San Carlo ha sempre rinunciato ad ogni sorta di emolumento ogni volta che si è trovato a esercitare il compito di commissario. I risultati da lui raggiunti sono sotto gli occhi di tutti, mentre è del tutto falso sostenere che alcuni imprenditori indagati nelle recenti inchieste abbiamo partecipato ai lavori di restauro di questo glorioso Teatro. Restano infine i commissari per le opere: Elisabetta Fabbri, per il polo museale fiorentino, Mario Resca per la Grande Brera a Milano, Vincenzo Spaziante per il Palacinema a Venezia. Anche loro non hanno il potere di indire gare di appalto, perché i lavori sono già stati tutti appaltati. Quanto ai compensi mirabolanti che fanno tanto inorridire i redattori, la legge prevede compensi in percentuali commisurate su lavori pubblici non superiori ai 50 mila euro lordi (e non di 50 milioni di euro). Lautore è ministro per i Beni culturali Il ministro difende con oceanica passione la sua creatura e i lettori possono farsi liberamente il loro giudizio. Dimentica tuttavia, tra laltro, di affrontare il tema-chiave, che è il funzionamento del libero mercato nelle attività economiche della Pubblica Amministrazione. Anzi attacca la «lobby» delle società private che si occupano di gestioni museali, cioè decine e decine di imprese che cercano legittimamente di difendere il loro business dalla crescente invadenza di una società pubblica che, come ai tempi dellIri, svolgerà esattamente il loro mestiere: la gestione di musei, aree archeologiche, librerie, biglietterie, bar ristoranti e quantaltro, come prevede lo statuto della Ales. (a. s.)
A CHE COSA SERVONO LE SPA DEI BENI CULTURALI
Il ministro per i Beni culturali, in un articolo di giornale, risponde alle accuse mossegli dai giornali del suo gruppo editoriale, Lespresso, e del quotidiano lUnità, che sostengono che stia cercando di sostituirsi con Guido Bertolaso come Ministro per i Beni culturali. Il ministro afferma che la società Ales, che gestisce attività culturali, è una società a capitale pubblico e che non ha poteri speciali. Inoltre, afferma che la promozione e la pubblicità di eventi culturali sono finanziati con poche centinaia di migliaia di euro, non con 200 milioni di euro come sostengono gli articoli.
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