Lo sfogo della soprintendete Marino con De Santis: "Vi dico tutto, vi passo i documenti, ma in due mesi non è stato fatto niente" "Voi non sapete che pesci prendere..." Le nomine sono state fatte in nome dellefficienza, in realtà regna il caos "Non ho chiesto io di venire qui, mi hanno detto che dovevo obbedire. Non è stato carino" Il 22 gennaio 2010, meno di tre settimane prima di essere arrestato, lingegner Fabio De Santis, provveditore alle opere pubbliche della Toscana, riflette, mostrando unindubbia sensibilità, sul non semplice rapporto fra i «commissari» mandati dalla capitale a gestire le grandi opere, e i toscani che mal sopportano di essere colonizzati. Ne discute con Alessandra Marino, la soprintendente ai beni architettonici e ambientali arrivata a Firenze nellagosto 2009 al posto di Paola Grifoni e divenuta responsabile del procedimento dellappalto dei Nuovi Uffizi, per ritrovarsi nel giro di tre mesi «commissariata». Il 27 novembre 2009 lappalto degli Uffizi è stato dichiarato «Grande Evento», sottratto alle regole generali per i lavori pubblici e affidato al commissario Elisabetta Fabbri. Tutto in nome dellefficienza. Invece la realtà appare quella di una palude, di un campo minato, dove è quasi impossibile muoversi. Per gli Uffizi come per la Scuola Marescialli è il caos. «Mi sono ingoiata 'sto rospo grosso come una pecora gigante», confida Alessandra Marino a De Santis: «Io stavo tranquillamente a Bologna, non lho chiesto, non lho voluto, ho chiesto di non venire qui, mi hanno preso, mi hanno detto che dovevo ubbidire, mi hanno messo al posto di Paola Grifoni, mia collega da tanti anni, che non è stata davvero una cosa né facile né carina. Benissimo, va bene. Cerchiamo di gestirla nel modo migliore possibile spiegando alle persone che io non centro un cavolo. Bene. "Mi commissariate? Eeh, benissimo, ben venga, vi do tutta la mia disponibilità, vi passo tutti i documenti, vi spiego come stanno le situazioni, va bene, però poi non può essere che voi non sappiate che pesci prendere". Perché sono passati due mesi e non è ancora stato fatto uno straccio di nomina». «Nel mio caso - si domanda la soprintendente - se volessero demolire le volte del corridoio vasariano e io gli dicessi di no, ci sarà il ministro che si prende la responsabilità di dire di sì... io responsabilità di far demolire le cose non me le prendo, e va bene». Unipotesi comunque impensabile, precisa: «Ma nessuno vorrà demolire niente lì, quindi non siamo pazzi, nessuno è pazzo». De Santis, che nel frattempo aveva pensato di affrontare i nodi degli Uffizi blindando lappalto con un nugolo di consulenti fra cui lavvocato Guido Cerruti, cerca una soluzione analoga nel disastro della Scuola Marescialli dei Carabinieri, dove lo Stato rischia di dover pagare i danni a ben tre aziende: Baldassini Tognozzi Pontello, esclusa dallappalto nel 2006 e vincitrice di un lodo arbitrale, Fincosit, esclusa dalla nuova gara e vincitrice di un ricorso al Tar, e Astaldi, sfrattata dal cantiere nel 2009. L11 gennaio, discutendo con Sergio Fittipaldi, responsabile del procedimento della Scuola, concorda con lui sulla necessità di nominare una ennesima commissione in grado di fornire un parere che indichi una exit strategy dalle sabbie mobili. «Noi cinta e bretelle, su questo argomento cinta e bretelle», si infervora De Santis. La situazione è sempre più grave, la procura della Corte dei Conti ha aperto uninchiesta. Al ministero sono «tutti spaventati». De Santis è convinto che la commissione sia la via duscita migliore: «una benedizione superiore», la chiama. Sin dal 21 dicembre ha chiaro in testa chi dovrebbe farne parte: Pasquale De Lise, presidente del Consiglio di Stato, «persona che sul tema degli appalti è il numero 1 indiscusso in Italia», «unautorevole espressione dello Stato»; Alessandro Botto dellAutorità di sorveglianza sui lavori pubblici; Maiello Tammaro della Procura della Corte dei Conti. «Sarebbe una salvezza totale», spiega il 12 gennaio al presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici Angelo Balducci, che concorda con lui. «Sarebbe veramente una salvezza». Balducci, buon amico del presidente del consiglio di Stato, lo contatta e cerca di coinvolgere nellimpresa anche il genero di De Lise, lavvocato Patrizio Leozappa, suo legale. Il 13 gennaio, la delusione. Il ministero è perplesso, De Lise si dichiara indisponibile. La Scuola Marescialli resta un nodo irrisolto. Poi arrivano gli arresti e tutto precipita. (f.s.)