oggi vertice in municipio per affrontare l'emergenza Il parroco di San Sisto: «Assurdo che lo Stato butti fuori anziani e malati» vincenzo galiano«LO STATO non può sfrattare questa gente, è un controsenso. La maggior parte sono anziani e invalidi: per loro un trasloco equivale a una morte anticipata». Padre Rinaldo Resecco, 61 anni, parroco della chiesa di San Sisto in via Prèè abituato alle emergenze sociali. Ma, questa volta, proprio non si capacita che la minaccia per una trentina di famiglie alle prese con pesanti problemi economici, sociali e di salute venga proprio dalla mano pubblica che, invece, i problemi dei cittadini dovrebbe risolverli. Precisamente dall'Agenzia del Demanio, proprietaria di 56 appartamenti (in parte vuoti) nei civici 21, 23, 25 di via Prè e 2,4, 12 di vico Sant'Antonio. Gli alloggi fanno parte dell'enorme complesso di Palazzo Reale, sede dell'omonimo museo e degli uffici della Soprintendenza. La parte nobile dell'edificio dà su via Balbi, quella più degradata e nascosta appunto su via Prè, proprio di fronte alla parrocchia di padre Rinaldo. Il quale ha sposato con sdegno e determinazione la causa degli inquilini - un centinaio di persone - colpite da sfratto esecutivo su richiesta del padrone di casa. Ovvero: l'Agenzia del demanio che gestisce il patrimonio abitativo di Palazzo Reale per conto del ministero dei Beni culturali. Ieri, nei locali della sacrestia, il parroco di San Sisto ha riunito una piccola rappresentanza degli inquilini sfrattati: ognuno con un pesante fardello di sofferenza sulle spalle, spesso aggravato dall'età avanzata. Basta ascoltare le loro storie, sempre raccontate con dignità. Come quella di Maria Campanella, 63 anni, invalida al 70 per cento, abitante in vico Sant'Antonio con la figlia, il genero e due nipoti adolescenti: «Paghiamo al Demanio 350 euro al mese d'affitto, siamo sempre stati puntuali anche se mio genero sta perdendo il lavoro». Salvatore Guardo, 78 anni, ex venditore ambulante, abita al civico 25 di via Prè dal 1981 con la moglie Ida Canelli, 75 anni, entrambi invalidi: «All'epoca spesi venti milioni di vecchie lire per ristrutturare la casa - dice l'anziano - e adesso ci cacciano via dai nostri luoghi, dai nostri affetti senza neanche una spiegazione». Una spiegazione, in effetti, l'Agenzia del demanio la fornisce al Secolo XIX insieme ad una serie di dati: «Nel compendio di Palazzo Reale ci sono 17 appartamenti già liberi, quattro in uso alla Soprintendenza, otto occupati abusivamente e 27 abitati da inquilini il cui contratto è scaduto nel dicembre 2008». Ma perché il contratto non è stato rinnovato, anche dopo trent'anni di locazione? «Il ministero dei Beni culturali - continua il Demanio - ci ha chiesto la disponibilità di tutti quegli alloggi che, in molti casi, confinano con gli spazi museali ma stiamo lavorando con le istituzioni per trovare una sistemazione alternativa a queste persone». «Siamo di fronte a una vera deportazione che deve essere assolutamente fermata», tuona Aldo Siri, presidente del municipio Centro Est, che stamane ospiterà nella sede di via delle Fontane un vertice con rappresentanti del Demanio, della Soprintendenza e gli assessori comunali Roberta Papi (Servizi sociali) e Bruno Pastorino (Patrimonio). «Il caso è seguito con attenzione anche dall'arcivescovo Angelo Bagnasco», assicura padre Rinaldo: «Non si può dare il benservito a chi, per una vita, ha presidiato un territorio difficile».