Il filosofo Stefano Zecchi promuove Milano, ma la richiama a un miglior «marketing urbano» e a una maggior attenzione alla bellezza. Ma ora, mentre tutti parlano di bellezza, lei decide di lasciare la presidenza dell'Accademia di Belle arti di Brera... «Lascio perché ho portato a termine l'obiettivo previsto: varare il trasferimento dell'Accademia; non perché non creda nell'arte! Quando, 14 anni fa, uscì il mio libro intitolato La Bellezza sono stato umiliato: dissero che era antimoderno, reazionario. Oggi c'è persino chi ha fondato un partito sulla bellezza! Il fatto che oggi la parola bellezza entri in un circuito politico e sociale mi fa piacere. Ma bisogna vedere come si esercita la responsabilità politica sulla bellezza degli spazi pubblici». Ci vorrebbe un assessorato? «Sì. Ci vuole una presenza delle istituzioni nella difesa della bellezza. Penso ai sottotetti e alla qualità di molte periferie! I veri utenti della bellezza sono i giovani, che troverebbero migliori spazi d'incontro, e gli anziani, che ne trarrebbero maggior conforto». A Milano manca di più un Museo del design, dell'editoria o dell'arte contemporanea? «Direi dell'arte contemporanea, e questo può essere realizzato congiuntamente con quello del design, che è un'arte contemporanea. Io lo realizzerei nel carcere di San Vittore, mantenendo la struttura a stella». Scala, Piccolo Teatro, musei... Milano è la capitale italiana della cultura? La politica culturale del Comune deve essere solo di gestione o anche di proposizione? «L'attenzione alle infrastrutture culturali è condizione necessaria, ma non sufficiente di una politica culturale. Non si deve dimenticare di proporre, perché l'attività culturale è aggregativa e crea consenso». A proposito di informazione e consenso: Raidue a Milano sarebbe federalismo o leghismo? «Sarebbe decentramento. Deve essere una soluzione per decongestionare e non una scelta politica. Raidue a Milano farebbe bene alla Rai che, a Roma, è sotto il controllo politico». Alle università si da un peso adeguato a Milano? «La città non si è accorta della importanza delle università. La realtà universitaria mostra cosa Milano dovrebbe fare, cioè sistema tra tutte le realtà sociali, culturali e imprenditoriali... Milano, invece, non fa massa critica». Ci vorrebbe del marketing urbano? «Roma ha una immagine più vitale. Qui ci vuole migliore comunicazione. Abbiamo i centri sanitari migliori d'Italia, come il San Raffaele, l'Istituto oncologico di Veronesi, il Policlinico; abbiamo le migliori università, abbiamo i migliori teatri e investimenti tecnologici... Persino i trasporti pubblici, pur con carenze, sono tra i migliori d'Italia. Milano è la città delle eccellenze italiane, ma deve comunicarle». In compenso è una città a forte immigrazione. E questo a non tutti piace. «L'immigrazione è il destino epocale di una società demo-cratica; è la sua apertura inevitabile al mondo. In questo caso il modo per accogliere l'immigrazione è il rispetto da parte di chi arriva ad accettare le regole della società che lo accoglie». Ma Milano è ancora una città solidale? «Milano è una delle città con numero più alto numero di bambini adottati e con maggior attenzione ai bisogni degli anziani. Non ci sarà più il commendatore che fa beneficenza, ma c'è attenzione per i più deboli».
Intervista. II filosofo Zecchi: Università e sanità, eccellenze di Milano Ma sogno un assessorato alla Bellezza
Stefano Zecchi, filosofo e ex presidente dell'Accademia di Belle arti di Brera, ha deciso di lasciare la presidenza dopo aver portato a termine l'obiettivo di varare il trasferimento dell'Accademia. Zecchi ha promosso Milano come città che merita di essere più conosciuta per la sua bellezza e la sua cultura, ma ha anche criticato la mancanza di un marketing urbano e la scarsa attenzione alla bellezza degli spazi pubblici. Ha anche parlato dell'importanza di una politica culturale che sia sia di gestione che di proposizione, e ha sottolineato l'importanza di proporre attività culturali per creare consenso.
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