Qualche assunzione è in arrivo, frutto del concorso bandito un paio d'anni fa. Ma per i musei statali di Venezia c'è poco da stare allegri. Perché i buchi d'organico sono ormai voragini. E la prossima apertura delle Grandi Galleria dell'Accademia non farà che aggravare la situazione. É un'analisi drammatica, quella di Edoardo Radolovich, coordinatore regionale Beni culturali della Uil-Pa. Con l'occasione di queste assunzioni, che a Venezia di ridurranno a una ventina (395 in tutta Italia, 40 in Veneto: tutti nel settore di vigilanza e accoglienza), il sindacalista ha fatto un po' il punto sullo stato degli organici del Ministero dei Beni culturali a Venezia che regge, oltre ai musei, le varie Soprintendenze, l'Archivio di Stato e la Biblioteca marciana. Ebbene, numeri alla mano, i risultati sono sconfortanti. Perché negli anni il personale, già carente, si è drammaticamente ridotto, mentre hanno aperto o sono in procinto di aprire nuove strutture che non si sa come saranno gestite. Nell'ultima pianta organica, risalente al 1997, le strutture ministeriali a Venezia avrebbero dovuto avere 630 dipendenti, in realtà ce n'erano solo 531 che nel 2006 si erano già ridotti a 475. In quello stesso anno gli uffici inviarono, su richiesta del Ministero, anche un'ipotesi di organico ottimale, fissato in 890 dipendenti. Quasi il doppio degli effettivi! Un sogno che ovviamente non si è avverato, anzi. Perché da allora non ci sono più state assunzioni, mentre i pensionamenti (che ci sono stati, quelli sì, un po' ovunque) non sono stati sostituiti. Quindi la ventina di addetti a vigilanza e accoglienza (15 solo per il polo museale) finalmente in arrivo, sono veramente misera cosa. Tanto più misera se si considera la recente apertura di Palazzo Grimani e l'ormai prossima conclusione dei lavori alle Gallerie dell'Accademia, che ne raddoppieranno la superficie espositiva. «La contraddizione evidente - scrive Radolovich - è che, mentre da un lato si aprono nuove strutture, dall'altro il personale di fatto diminuisce, perché quello che verrà assunto non sarà sufficiente a coprire neanche chi è già andato in pensione negli ultimi anni. Questo significa che il ministero sta lentamente morendo e che soprattutto non c'è alcun ricambio generazionale cui trasferire l'esperienza professionale accumulata in decenni di lavoro». Un aspetto, questo della mancata trasmissione di un'esperienza professionale spesso unica (si pensi, ad esempio, ai restauratori), che rischia di aggravarsi ulteriormente, vista l'età media dei dipendenti dei Beni culturali. Emblematico il caso di Palazzo Ducale, dove su una cinquantina di dipendenti, 10 hanno già superato i 60 anni, altri 7 sono ormai prossimi, e al stragrande maggioranza ha almeno 50 anni. «Nei prossimi cinque, sei anni gli uffici si svuoteranno - prevede Radolovich - e se non saranno assunti giovani al più presto, un'esperienza enorme andrà perduta». La conclusione del sindacalista è amara: «Il ministro Bondi definisce queste professionalità "eccellenze" a livello mondiale. Ma sembra evidente che le affermazioni del ministro non bastino ad impedire il declino di una struttura che è fiore all'occhiello del paese». (r. br.)