ARCHITETTO FILIPPO BORETTI COORDINATORE COMMISSIONE CULTURA ORDINE ARCHITETTI PRATO Caro Luigi Zola, ho apprezzato molto il tuo contributo al dibattito cittadino sul valore della città storica e sui luoghi della trasformazione. Riflessione, la tua, che passa attraverso l'istituto del "concorso" sia esso di "idee" che di "progettazione", sempre e comunque finalizzato alla città "costruita". Certo, concorsi di tal genere devono essere banditi con maggior frequenza, ma su presupposti della trasparenza, della partecipazione e dell'indipendenza della giuria. E come ben suggerisci per ottenere tutto ciò non si può né improvvisare un concorso, né tanto meno limitarlo al comprensorio italiano, peggio se fosse quello esausto di una regione o di una provincia italiota (sic.). Un Master Plan, allora, potrebbe essere il giusto compromesso fra impegno dell'amministrazione e successivo Concorso di idee e di progettazione con giuria internazionale; questo binomio potrebbe garantire l'impegno amministrativo (stanziare risorse, nel mentre si concorda con la Provincia e con la Regione budget e finanziamenti ad hoc) e livello assolutamente alto delle idee e dei progetti richiesti a fine processo. Per fare ciò, però, non si possono riesumare vecchi percorsi attualizzati dall'Università di Firenze, quasi un decennio fa. Il WorkShop di cui parli rappresenta un buon esercizio, ma non una base di lavoro professionalmente e proceduralmente corretta per le esigenze che la Città si trova ad affrontare nel 2010. L'Urbanistica Futura della città di Prato ha necessità di riportare la "cultura" prima di tutto fra la classe dirigente; dunque, seguendo la tua logica, prima di tutto, fra noi architetti (ingegneri, geometri etc.). Mi trovi, perciò, pienamente d'accordo: c'è bisogno di svecchiare il mestiere per tornare ad essere utili alla Città, allontanarsi dalle logiche speculative. L'architettura può tornare ad essere un faro, ma deve tornare ad essere "etica". Abbiamo dato prove di ben poca qualità nel saper trasformare il territorio (!) in quest'ultimo decennio. Responsabilità delle Amministrazioni che ci hanno preceduto? Certamente, ma consenzienti i professionisti. La logica era la solita: il mattone, non la sostenibilità. Dunque, concludendo, vogliamo affrontare l'Urbanistica del Futuro di Prato? Ben vengano i Concorsi preceduti da Master Plan, ma prima o contemporaneamente dobbiamo rifondare la cultura dell'Architetto e dell'Architettura a Prato senza sconti per nessuno. Qualcuno sa rinunciare ad un incarico? Il presupposto per tornare a parlare di necessità dell' "architetto", per la Comunità, è la "sotenibilità integrale", economico-finanziaria, sociale, ambientale ed energetica dell'architettura. Questo significa tornare ad essere architetti sani e fare architettura per il futuro sapendo governare la complessità. Caro Luigi, dobbiamo ripartire da una "sana autocritica" della classe professionale di questa città: eticamente siamo un poco scaduti... Gli architetti, fino ad oggi, si limitano a "pretendere" di vincere concorsi e a fare "belle tendine" tanto da essersi resi responsabili dell'invivibilità della città (sic)... Forse, è l'ora di tornare tutti a scuola! Visto che ci siamo dimenticati cosa significhi "urbanistica a servizio della città".
PRATO - Per costruire la nuova città occorre rifondare la cultura dell'architettura
Il testo è una lettera di un architetto, Filippo Boretti, al politico Luigi Zola. Boretti esprime la sua approvazione per il contributo di Zola al dibattito sulla città storica e sui luoghi della trasformazione. Tuttavia, sostiene che i concorsi di idee e progettazione devono essere banditi con trasparenza, partecipazione e indipendenza della giuria. Boretti propone l'idea di un Master Plan come compromesso tra impegno dell'amministrazione e successivo concorso di idee e progettazione con giuria internazionale. Per realizzare questo, è necessario una "sana autocritica" della classe professionale di Prato, che si concentri sulla sostenibilità integrale dell'architettura.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo