"Mi piazzeranno davanti alla finestra un mostro di vetro e acciaio, il buongusto non dovrebbe consentirlo" Leggo su Repubblica del 25 febbraio scorso dello sgombero di Ingegnoli, della trasformazione di quello spazio tanto gradito a noi milanesi per far posto a una piramide di vetro che ospiterà gli uffici e quantaltro della Feltrinelli. Ho comprato in uno stabile Anni '60 là vicino un appartamento al settimo piano, la casa non è bella ma lappartamento gode di una vista verso via Crispi, meravigliosa, le vecchie case colorate di viale Pasubio, le serre e le piante di Ingegnoli e, più in là, le montagne. Ora mi piazzeranno davanti un mostro di vetro e acciaio che nulla ha a che fare col contesto. Capisco che il terreno appartiene a Feltrinelli, ma esiste anche il piano urbanistico, o almeno il cosiddetto buongusto che non dovrebbe concedere permessi di questo tipo... Andando avanti così Milano diventerà una città bruttissima, perdendo le sue caratteristiche. Lettera firmata Cara lettrice, forse perché sono reduce da un lungo giro a piedi in via Padova, forse perché conosco, credo, piuttosto bene questa città, sono in totale disaccordo. Se non vado errato, Gandhi una volta raccontò che un santuomo chiese a Dio la differenza tra Paradiso e Inferno. Dio gli mostrò due porte, ne aprì una, lospite vide una grandissima tavola rotonda, al centro cera un vaso colpo di cibi deliziosi, ma le persone sedute attorno al tavolo erano magre e affamate. Avevano cucchiai con manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po, ma non riuscivano ad accostare il cibo alla bocca. Questo, disse Dio, è lInferno. Poi aprì la seconda porta, cera sempre la stessa tavola, lo stesso recipiente, gli stessi profumi, gli stessi cucchiai lunghi e difficili da maneggiare. Ma la gente era felice, sazia e parlavano, si sorridevano. Non capisco, disse il santuomo. Hanno imparato a nutrirsi gli uni con gli altri, i primi pensavano solo a loro stessi. Inferno e Paradiso sono simili nella struttura, ma la differenza - disse Dio - la portiamo dentro. Vale par lei, vale per molti politici razzisti della giunta «chiacchiere e distintivo», vale anche per me, qualche volta. Ora, davanti alla sua casa in centro non spunta un rudere, un capannone chimico, non ci saranno negozietti multi-rumorosi, lei starà comunque meglio di centinaia di migliaia di milanesi. E per tanti anni ha goduto, senza merito alcuno, anche dei colori dei fiori. Il mondo è più grande del suo balcone.