Si diano aiuti finanziari all'Etiopia, dove il 45 per cento dei bambini non supera l'anno di vita, invece di togliere la stele di Axum dalla piazza di Porta Capena». Lo ha detto Domenico Gramazio, presidente del comitato contro il trasferimento della stele di Axum che, ormai dalla scorso novembre, giace in una caserma di Santa Maria di Galeria, in attesa di essere riportata dopo 67 anni in Etiopia. «A distanza di circa otto mesi dalla rimozione della stele - ha aggiunto Gramazio - siamo sempre più convinti dell'inopportunità di questa scelta. Avevamo proposto che i fondi stanziati per la restituzione della Stele fossero destinati agli aiuti umanitari a favore dell'Etiopia, che certo ha più bisogno di servizi sanitari piuttosto che di un monumento che, una volta tornato ad Axum, sarebbe abbandonato come tutte le steli che ancora oggi giacciono distrutte in quel Paese. Qualcuno deve pagare per questa leggerezza - ha aggiunto l'esponente di An - e per questo abbiamo dato incarico ai nostri legali per il danno recato alle finanze italiane». Portata a Roma nel 1938 come simbolo della vittoria sull'Etiopia, la stele di pietra basaltica scura alta 24 metri, del peso di 160 tonnellate, è divisa in tre parti ed è stata smontata. «Oggi il monumento è inservibile - ha concluso Gramazio - e probabilmente non rimontabile. Si sono così sperperati milioni di euro». Del comitato contro il trasferimento della stele fanno parte, oltre a Gramazio e Giorgio Tamborra, il consigliere regionale Tommaso Luzzi, il consigliere capitolino Adalberto Bertucci, e diversi rappresentanti municipale tra cui Marco Cacciotti (XII municipio), Luca Gramazio (IX), il presidente del consiglio del XIII Municipio Pier Paolo Zaccai, Rosalba Valori (X), Augusto Bonvicini (XIII). Hanno aderito anche diverse migliaia di cittadini. Il comitato ha organizzato diverse manifestazioni ed incontri per chiedere di lasciare la stele nella sua storica collocazione in piazza di Porta Capena spiegandone le ragioni storiche, politiche e architettoniche, e formulando proposte alternative.