Nella saga dei fratelli Ghedini l'avvocato del Cav, nonché deputato, Niccolò ha la faccia sempre più triste di chi proprio non la sfanga, poveraccio, con 'sti giudici talebani, nonostante i "mavalà" lanciati in tv. Sale invece e riluce vivido l'astro della sorella Elena Francesca, archeologa dalle mille attività ministeriali, a partire dal 2002. Prima di allora soltanto alcuni titoli accademici. Dal 2002, una fiumana, un'"esplosione". E' contemporaneamente nella commissione Infrastrutture con Lunardi ministro (l'uomo dei trafori), in quella della Protezione civile per i Beni culturali e nel CdA di Arcus, la "cassaforte" della cultura irrorata a pioggia. Di nuovo in ombra dopo il 2006, riemerge con le elezioni 2008: subito consigliere del ministro Bondi per le aree archeologiche; cooptata nel Consiglio Superiore quando Carandini rattamente accetta di subentrare al dimissionario Settis. Ma presiede pure la commissione per la gestionevalorizzazione dei Parchi Archeologici e figura nel gruppo di lavoro per riformare la Scuola di Atene. Tralascio qualcosa? Certamente. Si fa prima a dire che, senza di lei, i beni archeologici non sanno stare. L'ambizione della superattiva Elena Francesca? "Riportare l'Italia al ruolo che le spetta nel panorama dei Beni culturali mondiali". Una vera italiana, perbacco. E l'archeologia? "Salvo poche eccezioni, musei e aree archeologiche sono in condizioni disastrose", poi si rende conto che le è scappata la mano e precisa: "soprattutto per la comunicazione: didascalie spesso illeggibili e quasi sempre solo in italiano". E se i milioni di Arcus li usassimo per 'ste benedette didascalie? Che dice, se po ffà?