Cade la manna dal cielo, sotto forma di un diluvio di 200 milioni di euro distribuiti da Arcus lungo il triennio 20102012: c'è già chi parla di un miracolo della Madonna di Pompei, per il suo santuario infatti arriveranno 3 milioni di euro, 16 per Cinecittà Luce, 3 e mezzo per la Valorizzazione del patrimonio diretta da Mario Resca. Niente miracolo però per la regione piegata dal terremoto e poi abbandonata: all'Abruzzo nel prossimo triennio vanno appena 3 milioni di euro, meno che alle istituzioni con cui collabora Elena Francesca Ghedini, ordinario di archeologia di Padova nonché sorella dell'avvocato di Silvio Berlusconi, il deputato Niccolò Ghedini. Gridano allo scandalo i sindacati Cgil e Flp Bac, e non senza motivo: a fronte dell'abbandono del centro storico de L'Aquila, oramai ridotto in poltiglia dall'inverno e pronto per ospitare una "new town" di quelle promesse a suo tempo da Berlusconi, il Lazio nei prossimi tre anni porta a casa circa 31 milioni di euro, 21 la Toscana del ministro Bondi, poi staccate le altre regioni, 14 il Piemonte, 12 la Campania. Per ultime: 3 l'Abruzzo, 2,8 la Basilicata, 1 la Calabria. Fanno il pieno gli enti ecclesiastici che, oltre a cospicui restauri sempre pagati da Arcus e affidati alle Sovrintendenze o agli enti locali è il caso del non bello (litote) santuario pompeiano , ottengono finanziamenti per altri 20 milioni di euro direttamente erogati a parrocchie, conventi, congregazioni, ordini, diocesi e arcidiocesi. Qualcuno dietro questi fondi sente il passo felpato di Gianni Letta, una specie di risarcimento per le bagatelle del premier e per la campagna contro l'ex direttore di «Avvenire»: orate fratres. Ma anche le sorelle non se la passano male, e non pensiamo solo alle Clarisse di Santa Rosa (500 mila euro in tre anni), ma anche alla sorella di Niccolò, Francesca Ghedini, dal momento che l'università di Padova dove è ordinario ottiene 3 finanziamenti per il totale di 1 milione e 800 mila euro, ma anche la Scuola Archeologica di Atene e la fondazione Aquileia di cui è collaboratrice come da pagina web della stessa Ghedini sul sito dell'ateneo patavino , avranno rispettivamente 500 mila e un milione e mezzo di euro: totale 3 milioni e 800 mila. Quasi un milione più dell'Abruzzo. Spesso i progetti finanziati hanno titoli oscuri: «Roma fuori dai fori» oppure «Studi Cinetelevisivi Rodolfo Valentino». E non sorprende: fondata nel 2004 Arcus è una Spa dello stato che ridistribuisce il 3 degli stanziamenti previsti per le infrastrutture, da investire in cultura. Inizialmente lo statuto prevedeva dovesse finanziare non la regolare attività delle istituzioni, ma progetti specifici e dal carattere innovativo. Una formula vaga, resa ancor più incerta da successivi ritocchi: nella prassi Arcus è la cassaforte dove i ministri che si sono succeduti alla cultura e alle infrastrutture hanno attinto per operazioni di facciata, disinvolte e talvolta anche opache. Tanto che nel 2007 Arcus è stata commissariata, e si scoprì che i soldi venivano erogati perfino per una tappa del giro d'Italia. Ancora una volta la disinvoltura non manca: si finanziano teatri commissariati come il Carlo Felice di Genova o il San Carlo di Napoli, Mario Resca l'uomo assunto dal ministro Bondi alla Valorizzazione del patrimonio museale per attirare i capitali dei privati, per ora si prende quelli di Arcus, cioè dello stato, per la sua Direzione Generale e per l'Expò di Shanghai. I 16 milioni per Cinecittà vanno a un generico progetto di «Valorizzazione e rilancio della attività», senza considerare i 500 mila euro per la Fondazione Pianura Bresciana, in passato promotrice dell'indimenticabile Convegno sulle cinque razze autoctone dei suini. Ultimo paradosso, attraverso Arcus foraggia anche la Fondazione Banco di Napoli, vale a dire una di quelle fondazioni bancarie private che avrebbero per statuto quello di finanziare la ricerca, la cultura e così via. Altro che intervento dei privati nella cultura: questa è una pioggia gelatinosa di danaro pubblico. ROMA
Il segreto di Arcus La cassaforte dei ministeri
Il governo ha assegnato 200 milioni di euro a Arcus, una società di stato, per finanziare progetti culturali e di valorizzazione del patrimonio. Il triennio 2010-2012 ha visto la distribuzione di questi fondi, con regioni come l'Abruzzo, la Toscana e il Lazio che hanno ricevuto somme relativamente piccole. I sindacati hanno gridato allo scandalo, affermando che il centro storico di L'Aquila è stato abbandonato e che il Lazio ha ricevuto più denaro di altre regioni. Gli enti ecclesiastici hanno ottenuto finanziamenti per restauri e progetti culturali, mentre alcuni progetti hanno titoli oscuri.
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