Il nome del commissario nellinchiesta della Procura di Firenze sui lavori legati al G8 Anemone, Gagliardi e De Vivo Piscicelli non hanno mai avuto rapporti di lavoro con lente lirico Altro che funzionario milionario: non ho alcun emolumento in più ma solo lo stipendio da dipendente del ministero «Sono Avvilito». Per la prima volta mette da parte lenergia propulsiva del suo carattere. Salvo Nastasi, commissario straordinario del San Carlo, è amareggiato. Il suo nome viene citato nellinchiesta sugli affari dei "Beni culturali spa", una delle tante propaggini della maxi inchiesta dei magistrati di Firenze che ha coinvolto Guido Bertolaso e travolto la Protezione civile per i lavori legati al G8. Secondo la ricostruzione dei magistrati nelle gestioni del Petruzzelli e del San Carlo di Napoli ricorrerebbero sempre gli stessi nomi, che farebbero parte di un sistema di commissari doro e di cantieri milionari. Nastasi ieri mattina era atteso al Pan, per il "Sabato delle idee". Ma non si è visto. «Mi sento sfiancato. Dopo tanto lavoro essere vittima di attacchi infondati fa male», dice. Due sono i punti che Nastasi vuole chiarire: «Mi chiamano commissario milionario, ma basta controllare e si scopre che, dal Maggio fiorentino al San Carlo, ho sempre rinunciato a qualsiasi emolumento. Lavoro semplicemente con il mio stipendio di funzionario del ministero, non un euro di più, tranne i rimborsi spese per i biglietti del treno». Secondo punto: «Nessuna impresa coinvolta nellinchiesta fiorentina ha mai lavorato al San Carlo». Tantè che nei prossimi giorni il San Carlo lancerà una "operazione trasparenza", con la pubblicazione sul sito on line dellelenco completo delle ditte che hanno partecipato ai lavori di restauro, quello dei lavori e tutti i documenti collegati così da evitare «notizie infondate». Precisa una nota del San Carlo: «I lavori di restauro, interamente finanziati dalla Regione sono stati conclusi a tempo di record grazie anche al loro inserimento, due anni fa, nel novero delle realizzazioni per i 150 anni dellUnità dItalia». Ma si sottolinea: «Ciò non ha portato alcuna deroga nelle procedure di gara». «Diego Anemone, Pierfrancesco Gagliardi e Francesco De Vivo Piscicelli - chiariscono dal San Carlo - non hanno mai avuto alcun rapporto con i nostri lavori e anche la ditta Imac di Murino, che è tra quelle che hanno partecipato allATI in fase di gara, non ha mai materialmente preso parte alla esecuzione dei lavori di restauro del Massimo napoletano». «Gli imprenditori indagati, come Pierfrancesco Gagliardi non hanno mai avuto a che fare, né direttamente né indirettamente, con i lavori di restauro del teatro San Carlo - ribadisce anche Nastasi - Lavori o appalti, per altro, di cui non mi sono mai occupato, in quanto tutte le volte in cui ha avuto lonore di ricoprire il ruolo di commissario in teatri dopera lho fatto esclusivamente con funzioni gestionali». Nastasi è amareggiato anche per le voci che tirano in ballo sua madre (magistrato della Corte dei conti nella sezione di controllo sugli enti pubblici) e la fidanzata (figlia di Giovanni Minoli) e non vuole dare troppe spiegazioni: «La mia famiglia non si tocca, è scorretto. Per il resto se cè uninchiesta non posso che essere contento, perché indagano su una gestione del San Carlo trasparente e quindi tracciabilissima. Ma se le indagini meritano rispetto, le affermazioni infondate, che tentano di gettare ombre sul lavoro onesto di anni, no». Su un nome Nastasi spende le ultime parole, quello di Elisabetta Fabbri (larchitetto che ha curato il restauro del San Carlo): «Sì, ho parlato con Angelo Balducci (allepoca presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, ndr) della Fabbri, ma non perché è una mia amica, ma perché è una delle più grandi esperte italiane di restauro di teatri dopera. Tantè che mercoledì prossimo parte per San Pietroburgo dove le hanno chiesto di lavorare ai restauri del teatro. Su di lei, e su tutti quelli che hanno collaborato in questi anni nei nostri grandi teatri, come per altre opere, non è giusto gettare ombre. Certo, si tratta degli stessi nomi: sono quelli che il mondo ci invidia».