È sotto gli occhi di tutti lo sforzo realizzato dalla Regione Puglia in questo ultimo quinquennio nei confronti dei musei avendo elargito cospicui interventi finanziari derivati dai fondi dellUnione Europea. Rispetto al passato gli enti locali, le varie istituzioni museali hanno dovuto presentare progetti organici da valutare più che ricevere finanziamenti a pioggia in base a generiche proposte. Malgrado ciò, malgrado una consistente porzione dellassessorato Sud e Diritto allo Studio - in cui ricadono i Beni culturali e i Musei - sia impegnato nella gestione, certamente non facile, di questi fondi, sono da individuare dafaillance cui è necessario porre rimedio. In buona sostanza è possibile notare come non vi sia un effettivo controllo di qualità delle azioni messe in cantiere e come gli interventi connessi a forniture e servizi molto spesso risultano inutili per il semplice motivo che questi musei non sono forniti di personale adeguatamente formato e specializzato che possa riempire di contenuti strutture spesso ipertecnologizzate e far camminare sulle proprie gambe listituzione così rinnovata. I nostri musei molto spesso sono abbandonati al dilettantismo o al semplice volontariato che potrebbe, questultimo, risultare estremamente utile e decisivo nel processo di valorizzazione se inserito in strutture realmente operanti. La soluzione di questi problemi non è nella privatizzazione dellintera gestione del museo, non è nellaffidamento delle istituzioni a grossi gruppi imprenditoriali che oramai esistono nella nostra nazione e che vedono nella nostra regione un terreno di conquista. Sinceramente mi addolora vedere giovani e capaci laureati in Scienze dei Beni Culturali o in Storia dellArte vendere gomme e matite nei bookshop delle mostre anziché fare della loro esperienza unoccasione per misurarsi con il lavoro per cui sono stati preparati. Tuttavia il vero problema che attanaglia la realtà pugliese è la mancanza di una legislazione dindirizzo da parte della Regione che non si deve limitare alla semplice erogazione di finanziamenti. Sostenere che le indicazioni relative alla strada da intraprendere debba venire dal basso è una mera fesseria, un chiaro sintomo di pigrizia intellettuale, di scarsa capacità dascolto e di programmazione in un settore nevralgico della cultura e per il turismo. Chiaramente una legge o più leggi regionali su questa materia necessitano di momenti di confronto con i vari attori impegnati nel settore al fine di addivenire alla definizione di standard qualitativi condivisi verso cui tendere attraverso lerogazione dei fondi comunitari. Una normativa quadro in Italia esiste ha mostrato e continua a mostrare la sua validità avendo creato una reale "cultura della gestione", ma essa va contestualizzata in ambito regionale attraverso adeguati dispositivi da applicare con serietà al territorio. Penso sinceramente che la Regione Puglia debba oramai farsi seriamente carico in prima persona di quanto la revisione del Titolo V della Costituzione ha annoverato tra i suoi compiti e procedere senza ulteriori tentennamenti ad una riorganizzazione dellintero settore. professore a contratto di Museologia - Università di Bari