L'annuncio di un progetto per la promozione e la diffusione dell'arte contemporanea, legato al "trasloco" al Sud di una porzione di opere presentate nella passata edizione della Biennale d'Arte di Venezia, ha registrato già alcune prese di posizione che vanno ulteriormente approfondite e rilanciate. L'iniziativa targata "Sensi contemporanei", è già partita a Matera (Palazzo Lanfranchi, dal 30 maggio al 5 ottobre) e Potenza (Museo Archeologico), mentre il prossimo 16 luglio ci sarà un altro momento espositivo al Castello Carlo V di Lecce e alla Sala Murat di Bari. Gli eventi sono estesi anche alla Calabria, Campania, Molise, Sicilia e Abruzzo. In un editoriale sul "Corriere del Mezzogiorno", Luigi Quaranta aveva stigmatizzato l'evento ribadendo "che da noi ci sono importanti potenzialità, che una attenta politica di promozione culturale non dovrebbe ignorare ma sostenere in un necessario itinerario di sprovincializzazione, anche attingendo a risorse intellettuali e professionalità esterne", portando ad esempio la mostra del GAP a Bari, il percorso di "Protagonisti dell'arte" a Molfetta, e aggiungo io l'evento "Scultura italiana 1960-2004" in atto al Parco Scultura. "La Palomba" du Matera. Opinabile - certamente - il giubilo del presidente della Regione Puglia Raffaele Fitto, che ha esaltato l'offerta veneziana sulla linea di un "progetto di valorizzazione dei beni culturali", che trova "anche nella promozione dell'arte contemporanea, un ulteriore momento per destagionalizzare la nostra offerta turistica". Non è dello stesso parere, però, l'arch. Amerigo Restucci, urbanista lucano, docente di Architettura dell'Università di Venezia, componente, tra l'altro, de! consiglio d'amministrazione della Biennale, il quale senza mezzi termini ha parlato di "colonizzazione". Infatti, ha precisato: "II Sud non è il luogo della colonizzazione. Le premesse del dialogo erano altre, non a senso unico. Si era pensato a questo evento come a un unici", che ancora una volta confermano una visione distorta della realtà e tende a relegare il Sud in zona di retrocessione. Trasmigrare al Sud opere già viste e riviste a Venezia non costituisce un fatto positivo, semmai registra lo stato di confusione in materia d'arte visiva. Ancora una volta si inseguono progetti elaborati lontani dai nostri luoghi, si influenzano le scelte e si ammanisce un sapere che non condividiamo, o che quantomeno, vorremmo discutere prima di vedercelo davanti agli occhi. E' tempo di cambiare rotta. Non si può continuare per secoli e considerare la gente del Sud come una "discarica" (le battaglie di Scanzano avrebbero dovuto rammentare qualcosa), perché nessuno di noi porta gli orecchini al naso come gli schiavi di secoli addietro. Né vale la giustificazione che "a cavai donato non si .guarda in bocca", perché essa rafforza un giudizio negativo, tanto vero che si parla di una spesa ripartita fra fondi Cipe e quota regionale di più di 700mila euro. E non sono mica bruscolottì. Perché questi stessi soldi non sono stati investiti per iniziative "autonome", proposte del territorio, per dirla in gergo calcistico coltivando i! "vivaio" locale per proiettarlo nella serie maggiore si è preferito scegliere la strada già comode, far calare dall'alto il progetto, mettendo il bavaglio alle professionalità del Sud, che ci sono e certamente non inferiori per qualità. Non si vuole qui rimuginare sulle troppe assenze, sui tantissimi ritardi, sulle inefficienze di una politica culturale protesa a soffocare lo sviluppo di aree che hanno energie da spendere e vitalità da vendere. Ma sia altrettanto chiaro che non siamo disposti a farci imbavagliare da chicchesia. Si chiami "Biennale di Venezia" o quant'altro, perché la dignità della gente non va mai offesa. Più del codice culturale vale quello etico ed umano.
Quando l'arte viaggia a senso unico
Un progetto di promozione e diffusione dell'arte contemporanea, legato al "trasloco" di opere dalla passata edizione della Biennale d'Arte di Venezia, è stato lanciato. Il progetto, chiamato "Sensi contemporanei", è partito a Matera, Potenza, Lecce e Bari, e si estenderà anche alla Calabria, Campania, Molise, Sicilia e Abruzzo. L'evento ha suscitato diverse reazioni, tra cui critiche da parte di alcuni esperti e politici, che hanno accusato il progetto di "colonizzazione" e di non valorizzare le opere d'arte del Sud. Altri hanno elogiato l'evento, considerandolo un momento di valorizzazione dei beni culturali.
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