Le analisi volute dai pm: tracce di percolato in un torrente Adesso i magistrati vogliono sapere se il residuo liquido dei rifiuti ha toccato le falde Linchiesta ipotizza il reato di disastro ambientale. Sotto indagine tutti i vertici dellAmia I sostituti procuratori Geri Ferrara e Maria Teresa Maligno hanno già annunciato ai carabinieri del Nucleo operativo ecologico e agli specialisti dellAgenzia regionale per lambiente lavvio di nuovi accertamenti: cè da verificare esattamente quanti residui di Bellolampo siano finiti nelle falde idriche della città, attraverso il Celona. Per questa ragione, nei prossimi giorni, saranno immesse nel torrente delle sostanze colorate, che poi verranno cercate nelle falde idriche e nei pozzi dellAmap. Le prime analisi disposte dalla Procura confermano che quei 2.500 metri cubi del lago di Bellolampo sono composti da sostanze pericolose. Le analisi confermano soprattutto i sospetti dei magistrati, che alcune settimane fa avevano iscritto il fascicolo dindagine per un reato pesante: disastro ambientale. Sono in quindici ad essere chiamati in causa per la cattiva gestione di Bellolampo: in pratica, tutti i vertici dellAmia dal 2007 a oggi. Un avviso di garanzia è stato notificato ad Enzo Galioto, Marcello Caruso e Orazio Colimberti, i primi due ex presidenti e il terzo direttore dellazienda municipalizzata. Risultano indagati anche i dirigenti Pasquale Fradella, Antonino Putrone e Fabrizio Leone, oltre ad alcuni tecnici. I loro nomi si aggiungono a quelli del commissario Gaetano Lo Cicero, di Giovanni Gucciardo e Aldo Serraino che si sono succeduti alla direzione della discarica. Allinizio di febbraio, erano stati i volontari dellassociazione "Rifiuti Zero Sicilia" a denunciare la presenza di quel lago nero, denso e nauseabondo che è lungo almeno un centinaio di metri e largo qualche decina. Eccolo, nelle foto che appaiono in queste pagine, a ridosso di una montagna di spazzatura: ha già cancellato una strada di accesso alla discarica e una recinzione. Le piogge delle scorse settimane hanno reso ancora più pericolosa la bomba ecologica di Bellolampo: i carabinieri del Nucleo operativo ecologico hanno già documentato il pericoloso percorso intrapreso dal percolato. La situazione è destinata a peggiorare. Ma cè anche dellaltro che adesso i magistrati vogliono verificare sulla gestione della discarica. Nei video fatti dai carabinieri a Bellolampo sono finite cataste di materassi e tronchi di palme, rifiuti che non dovrebbero stare nella quarta vasca di Bellolampo. Nei video sono finiti soprattutto centinaia di contenitori per la raccolta differenziata che sono accatastati (e inutilizzati) non si sa perché. È quello che adesso vogliono scoprire i magistrati. Nei giorni scorsi, i pubblici ministeri Ferrara e Maligno hanno ascoltato alcuni dirigenti dellAmia: i magistrati stanno ricostruendo le competenze nella gestione della discarica e soprattutto gli ultimi provvedimenti adottati. Secondo lipotesi della Procura, il lago di percolato si sarebbe potuto bloccare sul nascere e invece chi doveva provvedere non lavrebbe fatto per tempo. Lallarme era già stato lanciato dalla stessa Procura appena nel 2005, con uninchiesta simile, che ha poi portato a un processo (attualmente in corso) a carico di altri responsabili della discarica. Scrivevano i consulenti del pubblico ministero: «La posizione della discarica comporta che suolo, falde idriche, acque superficiali, aria, paesaggio e strutture residenziali siano esposti al pericolo di contaminazione in quanto non protetti da altro che dalla distanza e dalle circostanze atmosferiche». Quelle analisi avevano soprattutto confermato linquinamento di alcuni pozzi, che sono stati poi chiusi. Il prossimo passaggio del nuova inchiesta della Procura potrebbe adesso essere proprio lanalisi dei pozzi dellAmap.