Rosa De Angelis Notte insonne in Comune. La decisione sul Piano casa arriva all'una, dopo cinque ore di Consiglio. La maggioranza approva tra le polemiche la legge regionale. La discussione comincia con un'ora di ritardo e la presenza dell'opposizione garantisce il numero legale. Grande assente l'assessore all'Urbanistica Elvira Matarazzo, criticata nei giorni scorsi proprio a causa del Piano casa. Mancano all'appello anche il capogruppo del Pd, Stefano La Verde, e il senatore Vincenzo De Luca. A mezzanotte l'opposizione lascia l'aula mentre la maggioranza si riunisce per accordarsi sugli emendamenti da votare. Rigettati due emendamenti del capogruppo del Pdl, Giovanni D'Ercole. Il primo propone di escludere dal Piano solo Corso Vittorio Emanuele. Il secondo di intervenire sugli edifici del Gruppo 3, cioè i fabbricati di valore documentario, che indipendentemente dal Piano casa non possono essere demoliti ed abbattuti. Secondo l'opposizione i vincoli su questi edifici non hanno motivo di esistere in quanto non si tratta di fabbricati di valore storico ma solo di case fatiscenti. Si vota senza l'opposizione. Passano le proposte dei consiglieri Loris Gliatta e Leonida Gabrieli. La prima include via Francesco Tedesco nel Piano casa. Il secondo emendamento include tutto Corso Europa nella zona off limits. Approvata anche la proposta dal consigliere Iannaccone che impegna l'amministrazione ad un Piano di recupero per Bellizzi e Picarelli. La maggioranza vota compatta, senza l'appoggio dell'Italia dei valori. Il Piano casa prevede che si possano ampliare fino al 20 gli edifici sotto i mille metri cubi. Nel caso di demolizione e ricostruzione invece il privato può aumentare il volume del fabbricato fino al 35. Alla fine il Consiglio decide che la aree dove non potrà applicarsi il Piano sono la zona A1, ossia il centro storico da corso Vittorio Emanuele fino alla fine di Corso Umberto e la zona B1, dal Corso fino a Viale Italia, al confine con Torrette di Mercogliano. Non si potrà procedere neanche a Corso Europa. Vengono inoltre individuate le aree da riqualificare, che sono: Rione parco, Rione Mazzini, San Tommaso e Valle. In queste zone è consentita la sostituzione di edifici residenziali pubblici. Nel caso di demolizione, ricostruzione e ristrutturazione si potrà aumentare la volumetria del fabbricato fino al 50. Scontento di come la maggioranza abbia gestito il Piano casa e soprattutto la questione dell'edilizia sociale il presidente della Commissione Urbanistica, Nicola Giordano, che si dimette. La legge regionale 1909 non potrà trovare applicazione ad Aversa. Unica eccezione, l'aumento di volumetria fino al 50 per cento, sugli edifici residenziali pubblici esistenti, situati alla periferia nord della città, vincolando la Regione all'inserimento di specifici fondi per l'edilizia economica e popolare. La proposta di escludere l'intero piano casa dalla possibile applicazione, formulata dal sindaco Ciaramella ed emendata dal consigliere Pdl Elia Barbato, non è, infatti, stata votata dall'Udc (Balivo, De Gaetano, Menditto) e da una parte del Pdl (il capogruppo De Michele, Galluccio e Scalzone) che hanno, invece, sostenuto la proposta del consigliere delegato all'urbanistica Fiore Palmieri. Dalla mezzanotte di stasera ogni napoletano potrà presentare al Comune istanza di applicazione della legge regionale dal titolo emblematico: «Misure urgenti per il rilancio economico, per la riqualificazione del patrimonio esistente, per la prevenzione del rischio sismico e per la semplificazione amministrativa». Il piano casa, insomma, meglio conosciuto come la legge che consente l'aumento delle volumetrie esistenti almeno fino al 35 per cento. È la conseguenza del mancato varo della delibera di attuazione della stessa legge di Palazzo San Giacomo. Ovvero della scelta delle zone dove applicare appunto il provvedimento regionale. Cosa concretamente cambia rispetto a quanto previsto dal Comune? Per esempio il limite di inedificabilità dal mare a Bagnoli, portato a 500 metri in luogo dei canonici 300 metri, decade e si ritorna a 300 metri. Di più, calare tout court la legge regionale sul territorio napoletano è quasi una deregulation. Perché fatta eccezione per il centro storico, per Nisida e per il centro di Ponticelli si può applicare l'aumento delle volumetrie. Si passa da un programma di edilizia per la città al «fai da te» con tutti i rischi che questo potrebbe comportare. Per essere più chiari il piano casa del Comune prevedeva 10mila nuovi alloggi da costruirsi in questi siti. Nuove e massicce volumetrie a Bagnoli, previsti 1770 alloggi aggiuntivi, un po' più a nord, al Rione Traiano, 470. La parte più consistente delle nuove volumetrie era destinata alla zona orientale: nell'area delle ex raffinerie 7700, a Gianturco 880, nella ex Mecfond 345 infine l'area Feltrinelli 824. Poi la periferia nord. Nella ex centrale del latte 501 e a San Pietro a Patierno 289. Il computo delle volumetrie era stato fatto sulla scorta della legge regionale che consente appunto l'incremento del 35 per cento delle volumetrie. Ora che non ci sono più zone incluse e quindi neanche zone escluse si può osare ovunque e in tutti i quartieri di Napoli. Uno degli assessori di Palazzo San Giacomo che preferisce mantenere l'anonimato fa notare che in nessun piano paesistico c'è la dizione «assoluta inedificabilità». La conseguenza è che a Posillipo, area vincolata da un piano paesistico, si potrebbe presentare istanza di allargamento. E abbattere e ricostruire un palazzo nella zona più pregiata della città incrementando la volumetrie del 35 per cento diventerebbe interessante sotto il profilo economico. Il paradosso è che si potrebbe avere un incremento di grattacieli anche al Vomero - altra area che era stata esclusa dalla delibera - e anche a Bagnoli. Perché - per essere chiari fino in fondo - si potrebbero costruire ben più delle 10mila case ipotizzate. Salta, con la mancata approvazione della delibera comunale anche il risvolto sociale del piano casa. Ovvero il 30 per cento delle volumetrie aggiuntive sarebbe stato destinato all'edilizia pubblica residenziale che poteva essere fatta e gestita sia dai privati che dal Comune stesso. E ancora, il Comune aveva previsto trasformazioni urbanistiche di aree e fabbricati, sempre che il 30 venisse destinato all'«Housing sociale» ovvero dedicato a particolari categorie sociali che non hanno la possibilità di accedere al mercato della casa. Nell'area orientale la delibera consentiva il cambio di destinazione d'uso di vecchie fabbriche e capannoni da trasformare in edilizia residenziale purché entro i 15mila metri quadrati. Tutto questo ora non è più possibile. lu.ro.