Da Schifano a De Chirico, un tesoro. E ritratti di Hitler, Mussolini e Goebbels Tra gli investimenti, gallerie a via Margutta e gioiellerie ai Parioli Trovati circa 4.000 capolavori in un magazzino nel quartiere Fleming di Roma ROMA - Ci sono tele, serigrafie, sculture, litografie. Capolavori di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina nel "tesoretto" da circa 4.000 pezzi che i carabinieri del Ros hanno trovato ieri in un magazzino nel quartiere Fleming di Roma, a nord della città, la zona in cui Gennaro Mokbel viveva e svolgeva la gran parte dei suoi "affari". Queste opere, che ora sono allesame dei periti del comando Tutela Patrimonio Culturale dei carabinieri, erano uno dei modi in cui lorganizzazione criminale reinvestiva i soldi illeciti che venivano da operazioni commerciali fittizie di acquisto e vendita di servizi telefonici internazionali per un valore di oltre due miliardi di euro. Una delle frodi, come la ha definita la Direzione distrettuale antimafia di Roma, più grosse della storia italiana. Una parte di quel denaro nero finiva in queste tele e sculture preziose. Una parte, però: secondo i magistrati il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e i pm Giovanni Bombardieri, Giovanni Di Leo e Francesca Passaniti, il "gruzzolo" è ben più cospicuo. Ieri mattina, quando dopo la perquisizione di due gallerie darte, gli uomini dellArma sono arrivati in questo magazzino, si sono trovati davanti un vero e proprio museo che gli stessi inquirenti avrebbero definito "più ricco del Louvre". Migliaia di opere accatastate e ricoperte di cellophane. E non cè solo questo: anche nel lussuoso appartamento di Gennaro Mokbel, accusato dalla procura di essere la mente dellorganizzazione criminale, i carabinieri del Ros hanno trovato altri pezzi di grandissimo pregio. Tra queste un busto di Benito Mussolini e diversi ritratti e foto depoca di Adolf Hitler che vengono ricollegati alle simpatie politiche di Mokbel che è segnalato alle forze di polizia come "persona eversiva di destra". Insomma i soldi sporchi da investire erano parecchi e così oltre ai "serci", modo in cui gli arrestati chiamano i diamanti, anche larte come canale per riciclare. Tanto che cè un intero capitolo dellordinanza di custodia cautelare dedicata alle gioiellerie e al settore dellarte. La ricostruzione del giudice è piuttosto chiara: il gip Aldo Morgigni spiega come lorganizzazione di Mokbel abbia acquisito gioiellerie e gallerie darte, una di queste in via Margutta, la storica via degli artisti nel cuore di Roma, proprio con il fine di investire in questo settore i proventi del riciclaggio. Tra i vari elementi di prova il gip riporta anche lintercettazione telefonica di una conversazione tra Gennaro Mokbel e il senatore Nicola Di Girolamo. È l8 maggio 2007. Mokbel invita il parlamentare a "andare lunedì mattina con "Luchino" (Luca Breccolotti) in via del Babuino presso la Fondazione dellArchivio della Scuola Romana dedellArteper contattare la vedova dellartista Vespignani, in quanto intenzionato a fare "unoperazione che la prendiamo noiuna mega operazioneso ottanta quadri". Di Girolamo dice che va bene e poi cambia discorso". Mentre i capolavori, o almeno parte di essi, sono stati trovati, i militari del Ros sono sulle tracce dei gioielli dellorganizzazione. Mokbel infatti avrebbe acquistato anche diverse gioiellerie, in particolare in via Chelini ai Parioli e nelle centralissime piazza Campo de Fiori e via della Vite, a pochi metri da piazza di Spagna, locale che però rivende dopo poco perché "vicina a una pizzeria de poveracci". Investimenti fatti allo scopo di commercializzare "pietre preziose e oro" al fine di "diversificare gli obiettivi imprenditoriali criminali del sodalizio indagato".
La "pinacoteca privata". "Il Louvre di casa Mokbel" sequestrate migliaia di opere darte
Riassunto in 200 parole:
I carabinieri del Ros hanno trovato un tesoro di capolavori d'arte in un magazzino nel quartiere Fleming di Roma. Tra le opere trovate ci sono tele di De Chirico, Capogrossi, Tamburri, Schifano, Borghese, Palma, Clerici e Messina. Il tesoro, composto da circa 4.000 pezzi, era uno dei modi in cui l'organizzazione criminale di Gennaro Mokbel reinvestiva i soldi illeciti. I soldi sporchi da investire erano parecchi e così oltre ai "serci", modo in cui gli arrestati chiamano i diamanti, anche l'arte come canale per riciclare.
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