L'uscita attraverso San Pier Scheraggio: il commissario Fabbri dice no alla variante Per i Nuovi Uffizi nelle ultime 48 ore c'è stato il rischio di una variante di non poco conto. Variante che non c'è stata perché il commissario Elisabetta Fabbri non può e non vuole allungare i tempi dei lavori e soprattutto vuole mantenere sotto controllo i costi. Giovedì sera per in un incontro in via della Ninna dopo che il commissario insieme al presidente della Regione Claudio Martini e al sindaco Matteo Renzi aveva firmato il protocollo per il finanziamento del nuovo auditorium alcuni tecnici hanno presentato alla Fabbri alcune perplessità sul progetto dei Nuovi Uffizi. In particolare, il punto più discusso è quello della nuova uscita su via della Ninna. Dello scalone di Levante che dovrà collegare il piano terra con il primo. Su quello scalone si sono concentrati i dubbi dei tecnici della Soprintendenza. Il timore è che venga in qualche modo danneggiata una delle tre navate della ex chiesa di San Pier Scheraggio. Navate che risalgono al XI secolo. Sempre i tecnici avevano pensato, in alternativa, al collocamento dello scalone in un cortile chiuso che sta proprio tra via della Ninna e piazza del Grano. La Fabbri, giovedì sera, aveva preso in considerazione questa ipotesi rimandando a una risposta nel più breve tempo possibile. La risposta c'è stata ieri pomeriggio, in un secondo incontro con i tecnici. Non si potrà fare alcuna variante al progetto originario. Ma il commissario ha rassicurato tutti: i lavori che riguarderanno proprio l'area di San Pier Scheraggio saranno seguiti con un occhio di attenzione in più, affiancati, se possibile, anche dagli archeologi. Che su quello scalone ci fosse molto da riflettere era noto. Che sia una delle opere a cui si dovrà prestare massima attenzione anche. Già nel 2004 la commissione di saggi di cui facevano parte tra gli altri i soprintendenti Antonio Paolucci e Domenico Valentino, il direttore generale del ministero Roberto Cecchi, l'ex direttrice degli Uffizi Annamaria Petrioli Tofani e l'ex direttore dei lavori dei Nuovi Uffizi Giorgio Pappagallo che ha redatto il progetto prese in esame la questione anche alla luce di importanti ritrovamenti archeologici tra via della Ninna e piazza del Grano. Il progetto di quella scala rimase fermo per alcuni mesi proprio perché furono richieste perizie archeologiche in grado di stabilire quale fosse l'impatto dell'opera sui manufatti ritrovati sotto il livello zero della Galleria degli Uffizi. Ci furono delle modifiche al progetto originario ma poi il cantiere, dopo i circa sei mesi di stop, ripartì. Se la richiesta di una variante o comunque di una modifica al progetto fosse stata accolta, di certo avrebbe portato via diversi mesi necessari alla riprogettazione della nuova uscita di via della Ninna. Tra le altre cose a pochi mesi sembra entro la fine dell'estate dal trasloco degli uffici della Soprintendenza a palazzo Mozzi Bardini che dovrà anche questo essere adeguato alla sua nuova funzione. Un'altra variante si sarebbe aggiunta a quella del 2007, che interessò gli spazi della Magliabechiana, e a quella del luglio 2009, quando furono necessari i cambiamenti dell'impiantistica della galleria e l'adeguamento dei Nuovi Uffizi alle linee guida antisismiche.
Firenze, Uffizi. La scala nell'ex chiesa non piace, ma si farà
Il commissario Elisabetta Fabbri ha rifiutato una variante al progetto dei Nuovi Uffizi, che avrebbe potuto modificare la nuova uscita su via della Ninna. I tecnici della Soprintendenza avevano espresso preoccupazioni sul danneggiamento di una delle navate della ex chiesa di San Pier Scheraggio, risalente al XI secolo. La Fabbri ha invece deciso di mantenere il progetto originario e ha promesso di seguire con attenzione gli lavori che riguarderanno l'area di San Pier Scheraggio. L'area è stata già oggetto di perizie archeologiche nel 2004, che avevano richiesto modifiche al progetto originario.
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