Il furto avvenuto nel cantiere. «Occorrevano almeno 6 uomini o una gru» Due sfingi in terracotta, risalenti all'inarca al 1860-1870, sono state rubate dal giardino del Museo Stibbert, i cui immobili sono di proprietà del Comune di Firenze. Il furto è stato scoperto mercoledì mattina, alla riapertura del cantiere allestito presso la limonaia della villa che ospita il museo e che è attualmente oggetto di restauri di una notevole consistenza. I ladri dovrebbero essere entrati in azione fra venerdì sera scorso e l'altro ieri mattina, cioè nel periodo quando il cantiere era chiuso per un periodo di ferie delle maestranza. La polizia, intervenuta sul posto, non ha rilevato segni di effrazione: «Noi non ci siamo accorti di niente - ha detto Kirsten Aschengreen Piacenti che dirige il museo - anche perché nel cantiere noi non possiamo entrare. Inoltre per portare via le sfingi, lunghe circa un metro e molto pesanti, ci sarebbero volute più persone (almeno sei) o una gru. La direttrice dello Stibbert ha inoltre spiegato che le due sfingi hanno un interesse soprattutto storico ed è difficile fare un calcolo preciso di quanto possono valere sul mercato degli oggetti d'arte: «Hanno un valore soprattutto per noi e poi non potrebbero mai essere esposte senza un restauro, perché sono ridotte in brutte condizioni. Sarebbe come se mettessimo in vetrina un vaso rotto. Si sa che sono del XK secolo e che furono realizzate su uno stampo». Sulla precisa provenienza delle due opere in terracotta non c'è molta certezza: furono commissionate probabilmente dallo stesso Federico Stibbert, il collezionista che dal 1860 raccolse le opere custodite nel museo che fu la sua abitazione, o dalla madre. L'ultima collocazione delle due sfingi rubate era su un muro alto circa cinque metri, dove sono sempre state esposte negli ultimi cento anni, fino all'inizio dei lavori alla limonaia. Proprio per l'apertura del cantiere - il quale, entro il 2006, cioè al centenario della morte di Federico Stibbert, restituirà alla limonaia dell'omonimo parco l'antica bellezza e trasformandola in un ristorante per un numero limitato di persone - erano state spostate a terra. La direttrice si è detta molto dispiaciuta dell'accaduto, considerata anche la massima attenzione prestata per la sicurezza. Infatti tutto il museo è dotato di un sistema di allarme con telecamere che praticamente circondano tutto il museo. Proprio sulle immagini che si aspettano di trovare, gli inquirenti ripongono le loro aspettative principali: «Abbiamo consegnato le cassette con le registrazioni delle immagini -ha detto la direttrice Aschengreen Piacenti - alla Questura, la quale, mi hanno detto, le ha subito passate alla Polizia Scientifica che le studierà attentamente». Solo rimane il dubbio se anche il cantiere fosse sorvegliato dallo stesso circuito di telecamere: «No - ha detto la direttrice - io non lo so. Ce lo potrebbe dire il responsabile del cantiere, l'architetto Cestelli dell'Ufficio Tecnico del Comune di Firenze, ma è in vacanza anche lui».