A Capodimonte è stato presentato il dipinto che il grande maestro realizzò nel 1560 per San Domenico Maggiore: "rifatto" da sponsor privato Il pittore "spostò" una colonna per fare spazio al blu intenso del cielo di Napoli. Solo nel 1925 fu riconosciuta nella tela la mano di Tiziano Vecellio STELLA CERVASIO Una finestra di cielo blu lapislazzuli. Lultimo Tiziano, quello che dipingeva più con "sfregazzi", come dice Palma il Giovane, e ditate, quello che lasciò sgomenti in una mostra bellunese del 2007 e poi alle Gallerie dellAccademia di Venezia nel 2008 per la sua straordinaria modernità, ebbe un momento tutto napoletano che si tradusse in una Annunciazione dipinta per San Domenico Maggiore. Pensando al cielo di Napoli Tiziano tirò di lato la colonna spezzata della sua conversazione con langelo, neanche fosse stata un cortina di teatro, per fare spazio al blu. Un azzurro intenso restituito dal restauro sponsorizzato per 50 mila euro dalla Ferrarelle e presentato ieri al museo, nella sala del Grande Cretto di Burri. Del quadro che è tornato al suo posto al secondo piano del museo e da oggi si può vedere, hanno parlato la soprintendente del polo museale Lorenza Mochi Onori, Michele Pontecorvo della famiglia proprietaria dellazienda di acqua minerale, la responsabile del restauro Anna Chiara Alabiso, il restauratore napoletano per le cui mani sono passati tanti capolavori, Bruno Arciprete, e Beatrice De Ruggieri, con Marco Cardinali storico dellarte responsabile della società romana di diagnostica per i restauri Emmebi. Il Cretto, capolavoro contemporaneo, si è sposato incredibilmente bene con la modernità del maestro cadorino: Tiziano usò per quel fondo di cielo del grande quadro daltare di proprietà del Fec, il Fondo edifici di culto, dal 1976 in deposito al museo di Capodimonte a causa dei furti subiti dalla chiesa di San Domenico Maggiore, ma fece lo stesso per altri fondi di opere diverse una tecnica materica "molto contemporanea". Una coltre di vetro triturato, svelata dalle analisi chimiche e radiografiche. Lanziano e ricco maestro - prendeva da Filippo II una cospicua rendita di 1000 scudi allanno, un suo quadro ne valeva 700 - del quale Napoli a Capodimonte possiede il nucleo di opere farnesiane più importante del mondo (i ritratti di Paolo III Farnese e dei nipoti, la Danae, la Maddalena), fu incaricato dal banchiere genovese Cosimo Pinelli di dipingere una Annunciazione per la sua nuova cappella in San Domenico Maggiore consacrata alla Vergine Annunziata nel 1557. Ai tempi nord e sud erano legati dagli spostamenti degli intellettuali. Il figlio di Cosimo, Giovan Vincenzo, collezionista e naturalista, si costruì un orto botanico sulla collina di Miradois a Capodimonte, più o meno dove sarebbe sorto lorto borbonico, e poi lo trasferì a Padova quando se ne andò a insegnare lì. «È la penultima Annunciazione, di quelle dipinte da Tiziano», spiega Anna Chiara Alabiso anche nella pubblicazione "Tiziano per Napoli. LAnnunciazione di San Domenico Maggiore" regalata alla città e al museo dalleditore Nicola Longobardi. Mentre prima di lui tutte le guide, da dEngenio Caracciolo a Celano, erano daccordo sullattribuzione, il biografo degli artisti napoletani, Bernardo De Dominici (nella sua carriera segnalato per altri simili svarioni) condannò alla dimenticanza il dipinto, definendolo una copia di Luca Giordano. Fu Roberto Longhi, in una passeggiata per Napoli del 1925 in cui trovò la città alquanto desolata e degradata, a rimanere folgorato da un inaspettato Tiziano nel buio del tempio dei domenicani. Tiziano, che visse quasi un secolo, attraversò tutte le fasi cruciali della pittura del suo tempo. La conferma dellintuizione di Longhi arriverà nel 1990, quando Gianvittorio Dillon riconoscerà le mani dellangelo dellAnnunciazione in un disegno preparatorio degli Uffizi. Ultima data di realizzazione dellAnnunciazione napoletana, secondo gli studi, tra il 1560 e il 65. Molto interessante la parte finale del libretto stampato per questo restauro, firmata dagli esperti di diagnostica Cardinali e De Ruggieri. Lo spessore della tela e il verso della tessitura, la sua preparazione, le scaglie di vetro, quel creare un palinsesto di colori a partire da bianco nero e rosso, tutto aiutava Tiziano a rendere il quadro mosso e vivo. Dalle analisi viene fuori una pennellata rapida e nervosa, tanti ripensamenti e il tratto sottostante del disegno a carbone che offre qualche simpatica sorpresa, come uno dei gigli retti dallangelo indicato dalla "icona fiorellino". Al posto della colonna, lautore previde una quinta architettonica con un colonnato alla quale poi rinunciò. La giuntura della tela, che si vede in radiografia, Tiziano avrebbe potuto farla coincidere con la linea del piedistallo al quale è appoggiata la Vergine. Invece ha fatto spazio al cielo. Lomaggio in costoso pigmento blu lapislazzuli del vecchio maestro a una città sognata.