L'antica biblioteca di Mantova riapre dopo quindici anni di restauri Il cuore della città non è fra i palazzi, il castello, le esedre, gli affreschi, le donne, le prodezze e le ossa dei signori Gonzaga. Lo tengano bene in mente anche i mantovani, e se ne facciano una ragione: che sarebbe meglio. Perché assai meno conterebbero anche gli ereditati tesori, senza il suo cuore vero, rannicchiato in un quadratino fra le due parallele e sassose via Ardigò e via Accademia, la piazzetta con un Alighieri che più mesto di così non si può, il bar che conserva in cantina lo splendido pavimento di una villa romana. Il cuore di Mantova, quello che ha pompato e tuttora pompa l'indispensabile ossigeno al cuore e al cervello, (la bellezza non basta, quando è vista soltanto attraverso gli occhi), batte infatti fra il prezioso ordinatissimo Archivio di Stato, lo storico Conservatorio e l'altrettanto famoso Liceo classico Virgilio, il magico teatro Bibiena e la Biblioteca Comunale affettuosamente chiamata «la Teresiana», che finalmente riapre dopo 15 anni di rimpianti e silenzi. «Troppi», sospira il direttore Cesare Guerra. Causa denaro, ovviamente (e nel frattempo, polemiche, furti, libri rovinati dall'inondazione di uno scantinato; causa, quella volta, di un tubo rotto, per quanto nuovissimo). Ma adesso, ci siamo. A fine marzo, dalla «Teresiana» spariranno finalmente i ponteggi e sarà possibile salire i 10 gradini che portano nelle due monumentali sale foderate fino al soffitto con le antiche librerie contenenti 4.000 volumi: 1.375 manoscritti comprendenti 300 codici miniati della libreria del monastero di San Benedetto in Polirone (un centinaio datati XI e XII secolo). Le librerie dei Gonzaga e della famiglia di Pico della Mirandola. Quella ad uso dei professori e gli studenti del collegio dei gesuiti. Gli statuti dei Bonacosi e dei Gonzaga. I manoscritti delle opere di Schivenoglia, Folengo e dei Capilupi. I volumi dell'Accademia di lettere e scienze di Mantova. (ielli comprati per conto di Maria Teresa d'Austria dal naturalista svizzero Haller, I duplicati delle biblioteche di imperiali Vienna, Cremona e Braidense di Milano. 1281 incunaboli, alcuni dei quali miniati e moltissimi silografati: i Trionfi di Petrarca (Venezia 1477), le Fabulae di Esopo (Verona, 1479) il De re militari di Valturio (Verona 1472), il Liber chronicamm di Hartmann Schedel (Norimberga 1493). 8.500 «cinquecentine», molte delle quali rarissime, E per arrivare più vicino a noi, le opere autografe di Ippolito Nievo, compresa «Le confessioni di un Italiano». I diari e la corrispondenza del grande viaggiatore e collezionista Giuseppe Acerbi. Le carte e i diari del filosofo Roberto Ardigò. Orgia, abbuffata, paradiso e supplizio (tutto non si può leggere, tutto non si può annusare) per amatori affamati e assetati di letteratura, storia, scienza, medicina, diritto, teologia dei tempi passati da leggere in greco, latino e italiano. Fra i godimenti più sconosciuti dell'uomo. Oramai in via di estinzione, pertanto sempre più raffinato: perla nera, tartufo bianco, «beluga» da consumare come cospiratori. La «Teresiana». Chiamata così perché voluta da Maria Teresa sui locali delle scuole dei Gesuiti: all'inizio provocatoriamente installati nel ghetto ebraico; nel 1584 sloggiati dietro «buonuscita», corrispondente al denaro per l'acquisto degli stabili fra la chiesa della Santissima Trinità e l'attuale Biblioteca; nel 1773 «soppressi» da Bolla papale. Così che stabili, libri ed arredi, entrati automaticamente a far parte del patrimonio del governo del Lombardo Veneto, furono trasformati in Biblioteca da Maria Teresa. La quale fece appena in tempo a mandare la sua imperiale benedizione quando fu inaugurata: marzo 1780 (morì alle 9 di sera del 29 novembre dello stesso anno). Passata ai francesi, che poco l'amarono, con l'Unità d'Italia diventò proprietà del Comune di Mantova. E tutto sommato, coi tagli che corrono, è andata anche bene: visto che per una spesa complessiva di 5 milioni e 700.000 euro, il secondo lotto dei lavori iniziati il 25 gennaio 2006, e oramai sul finire, il Comune ha contribuito con i milione e 855.000 euro (per il resto, la Regione, la Fondazione Cariplo, la Cariverona). Risalire la rampa (modernissima ellisse in acciaio fornita di capace ascensore) che porta a questo scrigno prezioso. Entrare nelle due grandi e solenni sale illuminate dai giganteschi lampadari di Murano. Far girare con un dito, (tentazione di generazione di studenti birichini), gli 11 antichi mappamondi, fra poco sarà dunque, e finalmente, possibile. Per sedersi lungo i 70 metri di spazioso e luminoso corridoio adibito a sala da lettura, che Maria Teresa aveva voluto gremito di statue greche e romane, Per consultare con calma i preziosissimi testi, Per sentirsi di nuovo dentro al cuore vero della città, bisognerà invece aspettare la fine dell'anno. «Posizionamento di arredi, sistemazione di impianti tecnologici, rifiniture», spiega Guerra: metà faccia sorridente per «la luce che vedremo dopo un così lungo percorso», l'altra metà rabbuiata al pensiero di Mantova «città tanto ricca quanto poco generosa»; mentre, nel frattempo, i suoi ricci da angiolotto del Seicento sono diventati di un bel grigio melange; e i baffi, addirittura bianchissimi.