Deturpate Punta Sant'Angelo e Fono, scavati nella falesia monolocali e camere per turisti Non sono serviti sequestri e sigilli: lo scempio va avanti. Il sindaco: «I controlli non si possono fare a tappeto, ormai riparare al danno è impossibile» Viste da lontano, sembrano caverne naturali. Invece quelle spuntate a Forio d'Ischia sono finestre di una villa scavate nel tufo (particolare a destra), con vista mare. Altre brutture simili si vedono anche a Punta Sant'Angelo ISCHIA (Napoli) II tufo è più o meno dello stesso tipo, cambia solo la tonalità del colore. Ma le grotte no, non c'entrano nulla con quelle scavate nei famosi Sassi di Matera, per l'Unesco patrimonio mondiale dell'Umanità. Le grotte, o meglio gli orribili buchi ricavati nella parete rocciosa a strapiombo sul mare, la fascinosa falesia di Ischia, sono il risultato del lavorio degli uomini primitivi dell'età contemporanea. I «primitivi» del Neolitico, infatti, quelli che ci hanno lasciato i Sassi, non si sarebbero permessi. Chi va in barca, pescatore o diportista, ha visto, negli ultimi due o tre anni, i buchi della falesia aumentare pian piano, ma con costanza. Sulla parete rocciosa di Forio d'Ischia come su quella di Punta Sant'Angelo. Un tratto di costa accessibile solo via mare, quindi protetta da sguardi indiscreti che a un certo punto è apparsa come una grande fetta di formaggio gro-viera. Piena di buchi. Prima due o tre, poi cinque, sette, dieci. Adesso i buchi sono venti. Bunker sotterranei per la sicurezza, ala maniera di quelli concepiti da Enver Hoxha per la difesa dell'Albania comunista da una eventuale invasione straniera? No. Più immodestamente, miniappartamenti; monolocali, camere sì, insomma la solita faccenda dell'affitto di rooms e Zimmer a un turista straniero con vista mare e climatizzate naturalmente, perché il tufo mantiene freschi e in più da un brivido da Neolithic Park. Sfondata la pietra tenera, e ampliata qualche vecchia caverna in cui si raccoglievano le reti per la cattura delle quaglie, ecco il pavimento in mattoni, il bagno e l'angolo cottura, e perfino il «loculo» per la tv, tanto per non restare fuori dal mondo. Non sono serviti i verbali di sequestro e l'apposizione di sigilli da parte dei carabinieri, quattro anni fa. Dall'inizio degli anni '90 ad oggi quando Il Corriere del Mezzogiorno ha riaperto la vicenda Fausto Iacono sembra avere un'idea fissa: bucare la falesia di Ischia come è accaduto in località Isolotto Sotto la Torre di proprietà della società napoletana Agrituristica Milanese, e a conciarla a presepe vivente. La legge? Certo, certo, ma si sa come va a finire. Che oggi il sindaco di Serrara Fontana, il Comune a cui appartiene Punta Sant'Angelo, non può far altro che constatare che «il ripristino, trattandosi di buchi nel tufo, è di fatto impossibile». Risaputo anche il relativo corollario di giustificazioni: i controlli che non si possono fare a tappeto, il territorio che è vasto, il personale della polizia municipale che non è sufficiente. Già. Ma ci sarà qualcos'altro da dire se, per esempio, il signor Vincenzo Vacca riesce a costruire un ristorante abusivo in un posto dal nome non indifferente, «La Sgarrupata», e per ben cinque volte ne viola i sigilli? Tanto che il giudice Albino Ambrosio lo condanna, primo caso del genere, a non metter più piede a Ischia? «C'è tanto da dire si infervora Filippo Di Costanze, capogruppo dell'opposizione di centrodestra del Comune di Barano . La prima riguarda proprio i Comuni dell'isola e i comitati d'affari che si sono formati in ciascuno di essi. I controlli sono scarsi e, soprattutto, si fa capire alla gente che rivolgendosi a un determinato ingegnere, o avvocato, o tecnico comunale... si può fare. Si arriva al punto che ci sono consiglieri comunali che sono gli stessi imprenditori edili e ingegneri che dirigono lavori abusivi sotto il naso delle forze dell'ordine». Ma ai buchi nella falesia non si era ancora arrivati. E tuttavia, è proprio la loro iattanza a far riapparire come la prima prova generale di un altro modo di sfruttare Ischia. Dopo l'assalto del cemento (21 mila sono state le domande di concessione in sanatoria per abusi fino al 1994) e la creazione dissennata di volumi (interi alberghi abusivi) adesso ci si avvia alla soluzione finale, sottrarre volumi alla terra, trapanando la crosta di tufo. «Non è solo colpa del condono dice ancora Di Costanze , ma non c'è dubbio che il condono è un formidabile carburante per spingere nella direzione dello scempio». La stessa cosa pensa Franco Reggine, sindaco di Fono, 14 mila abitanti e circa la metà degli abusi registrati in tutta l'isola. Reggine, sindaco da un anno, òggi farà abbattere due capannoni abusivi. È la prima volta che accade a Ischia. Così come era la prima volta che per le vie di Forio un sindaco facesse affiggere manifesti che dicono: «Non investite nel mattone con la speranza del condono». Ma per invertire la tendenza ce ne vuole.