San Cesareo In Palatio versa da decenni in condizioni dl abbandono. I problemi sono secolari e, seppur denunciati a tutte le Autorità, purtroppo mai risolti. Come quello dell'umidità che sta mangiando i mosaici del II secolo d.C. che si trovano sotto il pavimento della navata e gli affreschi sulla navata del Cavalier d'Arpino. E la situazione peggiora di giorno in giorno ma, come segno di riscontro degli organi addetti alla conservazione, giungono indietro le ricevute delle raccomandate che ciclicamente spedisco. E poi li silenzio. Monsignor Giacomo Orlandi, rettore parroco Monsignor Orlandi è molto arrabbiato. Perché ama la sua basilica che dirige da quasi cinquant'anni e soffre nel vederla ridotta nelle condizioni che denuncia. Ed è costernato perché ormai da anni non riceve aiuti e nemmeno risposte alle sue richieste. Alcuni giorni fa ha scritto ancora una volta una indirizzata a ben quattro enti che a vario titolo sono interessati nel mantenimento del bene, ed esattamente alla Soprintendenza ai beni architettonici di via San Michele; alla Soprintendenza archeologica di Piazza San Marco; all'Agenzia del Demanio di via Barberini e al Ministero dei Beni culturali al Collegio Romano. Poi non avendo ricevuto riscontro, «per un paio di indirizzi non è tornata indietro nemmeno la ricevuta di ritorno» - dice il Rettore, e per questo si è rivolto, con grandi attese a «Ci pensa Il Tempo ». Nella lettera il prelato lamenta diverse gravi situazioni di cui la chiesa ormai da decenni soffre: sta cadendo a pezzi lo splendido soffitto del 600 in legno dorato; gli intonaci dai muri interni sono corrosi dall'umidità che sale dal sottosuolo; il sotterraneo che conserva il pavimento musivo, splendido, ben 400 mq, risalenti al II secolo d.C. è inagibile da oltre 20 anni. E poi manca il personale per tenere la chiesa aperta, gli impianti di sicurezza, c'è da fare la manutenzione ordinaria, a partire dal portone, che la chiesa non essendo parrocchia, non riesce a gestire con i pochi proventi che entrano dai matrimoni celebrati. Eppure si tratta di un bene prezioso assurdamente trascurato. Vediamo di conoscerla meglio. La Basilica di San Cesareo sorge su un edificio romano, probabilmente un cubiculum della Domus Augustana; ma la chiesa attuale risale al 1603, quando Clemente VIII incaricò il Cavalier d'Arpino di edificare la chiesa che oggi vediamo. Due interessanti curiosità caratterizzano la chiesa. La prima è che, pur essendo la struttura d'origine seicentesca, è classificata fra quelle medievali. Questo perché l'architetto riciclò nel cantiere di San Cesareo tutte le architetture medievali che erano state rimosse dalle chiese romane in corso di ammodernamento ed erano state scartate. Ecco perché oggi il recinto presbiteriale, il pergamo, il paliotto d'altare, la cattedra e altri elementi, tutte opere di finissima fattura, molte delle quali d'arte cosmatesca fanno oggi bella mostra nel transetto e nell'abside di San Cesareo. La seconda sorpresa è che la chiesa conserva nel sottosuolo, ad un paio di metri e mezzo di profondità dal pavimento, ben 400metri quadrati di mosaico di cui si accennava sopra. Una testimonianza musiva rarissima in un unico ambiente, per molti appartenente alle terme di Commodo che visse nella domus imperiale augustea, destinata, purtroppo, a scomparire se non ci saranno rimedi validi per togliere l'umidità che si mangia le tessere in bianco e nero che costituiscono il pavimento a mosaico. Si trova in via di Porta San Sebastiano. Per mancanza di personale e delle strutture di sicurezza la chiesa è visitabile solo la domenica 9.30-12 Chiamare al numero 06 58230140.