La vergogna del nuovo teatro del Maggio ormai non è più il bando per assegnare i lavori, i punteggi, il progetto rifatto con l'aggiunta anche di spazi che non erano previsti dalla gara, la posa della prima pietra senza la prima pietra, i costi triplicati (da 82 milioni a 236), il via ai lavori senza avere i soldi per completarli, l'inaugurazione a puntate. La vergogna del nuovo teatro del Maggio è che si fa finta che non sia successo nulla di tutto questo, che ci sia stata una bella gara alla quale hanno partecipato i migliori architetti, che si realizzerà il progetto premiato, che tempi e costi siano stati rispettati, e che siamo in un meraviglioso Paese dove tutto va come deve andare. Così ieri mattina c'è stata una bella cerimonia, c'erano tutti, pronti a firmare le carte che trasferiscono quaranta milioni dei nostri soldi dalla Regione per realizzare il primo lotto ed erano tutti confusi e felici. Il commissario Elisabetta Fabbri, che rappresenta lo Stato, ha detto che i lavori «vanno avanti, il procuratore ce lo ha assicurato». Il procuratore? Il presidente della Regione Claudio Martini ha ricordato che «da parte degli organi inquirenti c'è l'indicazione che i cantieri possono e devono andare avanti». Gli organi inquirenti? E infine il sindaco Renzi ha confermato che «è il momento di realizzare le opere e non di affrontare questioni che non ci riguardano». Questioni che non ci riguardano? Nel merito, poi, il commissario Fabbri ha sostenuto che alla gara dovevano essere presentate soltanto delle soluzioni per gli involucri, come delle scatole, che l'importante era, nei cambiamenti, non superare i volumi, che così è stato e quindi tutto va bene. Ora, a parte che nell'oggetto del bando di gara c'era scritto progetto esecutivo, la domanda che viene da porre è assai semplice: se l'unica cosa che contava era fare l'esterno, l'insieme, perché dei pregiati professionisti hanno perso molto tempo a pensare anche gli interni? Perché Desideri ha presentato la sua sala grande? E Casamonti si è messo lì con le matite a disegnare il palcoscenico? Non era meglio lasciar perdere se non contava? Questi sono signori che hanno tante cose da fare, concorsi internazionali ai quali partecipare, non credo che si divertano a far disegnini, e poi così precisi, tutte le poltrone una per una, perfino il pianoforte a coda sul palco. O le gare d'appalto hanno regole misteriose a noi profani, e sono scritte in una lingua diversa dall'italiano, o c'è qualcosa che non torna, E non solo nei conti. Peccato, perché ieri era l'occasione per firmare e dire anche che questa storia italiana era l'ultima, che avevamo imparato qualcosa, che non si può pensare di spendere 82 milioni di euro e poi trovarsi un conto di 236 (e i lavori devono iniziare: quanto ci costeranno alla fine?). Pensiamo che siano questioni che ci riguardano. E il problema non è mai stato se i lavori devono andare avanti. Ma come.