Una mano di terracotta che emerge in cima ad una collinetta a 20 chilometri a sud di Roma. Un archeologo che la raccoglie. Una fonte che parla della presenza di un tempio romano, forse di Apollo. Proprio lì, in cima alla collinetta. E' abbastanza per Stefano Musco, l'archeologo della Soprintendenza archeologica di Roma autore del ritrovamento, per mettersi alla ricerca. Dopo l'ok del soprintendente Angelo Bottini cominciano quattro mesi di scavi, da settembre a dicembre grazie a 60 mila euro di finanziamenti. Ma, alla fine, sotto l'enorme massa di pietre che ricopre la collinetta non appare nessun tempio di Apollo. Ma molto, molto di più. «Non poteva che essere l'antica Reggia dei Tarquini -spiega il soprintendente Angelo Bottini che, tra pochi giorni, con questa scoperta lascerà con tutti gli onori al suo successore la guida della Soprintendenza archeologica di Roma - per la posizione, in cima alla collina che guardava alla città, per la planimetria a tre ambienti simile a quella della "Regia" di Roma, e per le fonti, che ci dicono che Tarquinio il Superbo, dopo aver conquistato Gabii con uno stratagemma, ci mandò il figlio Sesto Tarquinio». Ma quello che rende davvero straordinaria la scoperta è lo stato di conservazione della Reggia. «Tutto ciò che è emerso - spiega Marco Fabbri di Tor Vergata - per secoli e secoli è rimasto sepolto sotto un enorme cumulo di pietre con cui gli antichi, nel passaggio dalla monarchia alla repubblica, vollero seppellire ciò che rimaneva del regno dei Tarquini». Una damnatio memoriae cha ha salvato un edificio del VI secolo a.C, piena età regia, di cui ora si può studiare grazie ai ritrovamenti la raffinata tecnica edilizia realizzata da maestranze arrivate da Roma. «Nessun edificio romano della stessa epoca si è conservato con muri alti fino a due metri - aggiunge ancora Bottini - e molto c'è da scavare. L'antica città di Gabii è un'area archeologica intatta. Settanta ettari di area demaniale sottoposta oggi a vincolo con problemi di abusivismo storico. Stiamo studiando col Comune di Roma un sistema per sanare abusi preesistenti tutelando il paesaggio con l'obiettivo di far nascere il futuro parco archeologico di Gabii». Posizione condivisa da Francesco Giro, il sottosegretario ai Beni culturali «meglio, finanziare una mostra in meno e trovare fondi per l'archeologia, la vera risorsa di questo Paese. La difesa dell'agro romano rimane al primo posto». Ma, oltre ai tanti tesori che Gabii conserva, c'è anche un cospicuo gruppo di statue ritrovate nel 700 che i Borghese vendettero alla Francia, ora esposte al Louvre. «La soprintendenza ha firmato un protocollo d'intesa con il museo parigino con l'obiettivo e di valorizzarne insieme la fruizione, con calchi, modelli virtuali, prestiti che possano essere ricollocati qui, nel loro contesto originale» conclude Bottini.