Trovate mura alte due metri, un Foro e due santuari A venti chilometri dal centro di Roma è tornata alla luce la reggia dei Tarquini, gli ultimi re di Roma che precedono la repubblica. Un miracolo archeologico datato VI secolo a. C. e che grazie all'intuito di studiosi come Stefano Musco ci regala qualcosa di unico: una reggia di tre vani, che conserva mura alte oltre due metri, qualcosa di mai visto se si considerano i resti regii nel Foro romano ridotti a lacerti molto bassi e sostanzialmente perimetrali. Siamo a Gabii, in un panorama superbo, al ventesimo km della Prenestina, tra 70 ettari di agro romano preservato miracolosamente in mano al demanio. Qui vicino nella necropoli dell'Osa è stato rinvenuto il fiasco con la più antica iscrizione latino-greca conosciuta al mondo, quella parola leggibile in un verso o nell'altro (nilue alla latina o eulin alla greca), oggi alle Terme di Diocleziano. Ed è da qui che già nel 700 sono state asportate dai Borghese le statue portate poi dalle truppe napoleoniche al Louvre, a partire dalla bellissima Artemide Cabina. Qui sono già emersi un Foro, un imponente sistema difensivo ad aggere, due santuari (l'orientale e quello di Inno Gabina), un monumento di età repubblicana. Nelle vicinanze è stato trovato anche lo scranno scavato nella pietra gabina dove sedeva l'augure. Qui secondo gli storici hanno studiato Romolo e Remo. Ed è qui ora che, sotto un cumulo di pietre ricoperte dalla terra, è riemersa dopo pochi mesi di scavo la reggia. Tre vani non comunicanti se non attraverso dei fori, privi presumibilmente di finestre, con ingressi volti a est e con all'interno - altra suggestione augurale - le tombe di sei neonati (ad analizzare le ossa ha provveduto Paola Catalano). Le pietre murarie appaiono lavorate una ad una a mano, gli studiosi come Musco o come Marco Fabbri dell'università di Tor Vergata spiegano che non può che essere l'abitazione del re. Per il posto in cui sorge, innanzitutto. Ma anche per i riscontri oggettivi a partire da quanto scritto da Tito Livio, che qui registra fine dei Tarquiini e passaggio alla repubblica. La reggia infatti è stata trovata volontariamente distrutta, un atto che segna una precisa scelta, la fine di un re, quasi certamente i Tarquini. Si sa che Tarquinio il Superbo inviò a Gabii il figlio Sesto che con un tradimento permise la liquidazione dei maggiorenti di Gabii. E poi? Poi c'è questa distruzione della reggia e la nascita della repubblica, appunto. Il posto è magnifico: la sommità dell'orlo che circonda un'antica caldera in mezzo ala quale c'era un lago prosciugato poi dal Borghese ospita la reggia. Tutt'intorno le borgate abusive dell'Osa o di Valle del Castiglione. Settanta ettari di verde e di storia, un po' dimenticati accanto alla Prenestina dove c'è la pizzeria Gaby, come fosse Gabriella. Eppure poco lontano a un paio di km c'è il capolinea della Metro C. Oggi il sovrintendente Angelo Bottini e il sottosegretario Francesco Giro hanno fatto riferimento alla nascita di un futuro parco archeologico, qui dove ancora per le visite ci si deve prenotare allo 06 2261887. E' un sogno vedere turisti che dalla metro ci arrivano con una navetta?