Il ministero nella disputa sulla proprietà del reperto archeologico Una storia lunga sei anni. La risposta del sottosegretario è l'ultimo capitolo di una storia lunga sei anni. Una vicenda che a Volterra conoscono anche le pietre. Un labirinto di leggi, di date e di rivendicazioni dal quale sembra impossibile uscire. Intanto, il reperto è al centro di un caso giudiziario che coinvolge privati e Stato. Una copia del reperto. In una sala del Guarnacci illumina fa bella mostra la testa contesa agli eredi di Lorenzo Lorenzini dal vicino di casa. È una copia (quella originale è custodita sotto sequestro nei magazzini del museo) della rappresentazione marmorea del volto di Apollo risalente al quinto secolo avanti Cristo. L'annuncio della vendita. Era il 1997 quando Stefano e Dante, figli del maestro Lorenzo Lorenzini, annunciarono di volersi disfare della capoccia di Kourus, un'opera definita da uno storico dell'arte come Ranuccio Bianchi Bandinelli la più importante scultura etrusca. L'annuncio gettò nello sconforto la città, anche perché la richiesta era particolar-mente bassa (più o meno mezzo miliardo di lire) e quindi particolarmente soggetta alle bramosie dei collezionisti. La cifra, seppur bassa, restava irraggiungibile per palazzo dei Priori. L'unico vincolo del ministero era quello di impedire alla scultura di lasciare l'Italia. Il sequestro. Dicembre 1998: la testa Lorenzini viene messa sotto sequestro giudiziario. Il provvedimento fu ordinato dal presidente del tribunale di Pisa dietro istanza di un artigiano volterrano, MaurizÌ9 Pazza-gli. Pazzagli aveva richiesto VOLTERRA. «L'avvocatura distrettuale dello Stato di Firenze sostiene con certezza che il reperto archeologico sia di proprietà privata». È la risposta che il sottosegretario ai Beni culturali, Nicola Bono, ha dato in merito all'interrogazione presentata da tre deputati diessini. La questione riguarda la testa Lorenzini, e i parlamentari volevano sapere il parere del ministero. Bono aggiunge anche che l'avvocatura al momento non ritiene verosimile la ricostruzione di Maurizio Pazzagli, che rivendica la proprietà del reperto in quanto ritrovato in un pozzo esattamente al confine di casa sua. l'intervento dei magistrati sostenendo di essere comproprietario del reperto, dal momento che i Lorenzini dichiarano di averlo trovato in un pozzo, che era di proprietà comune tra loro e la madre di Pazzagli, deceduta anni fa. Da qui nasce la querelle. Se gli eredi Lorenzini non dimostrano che il ritrovamento è avvenuto in epoca anteriore al 1909, dovranno girare al vicino parte della ricompensa che lo Stato è tenuto a dare agli autori dei ritrovamenti archeologici. Perché la vertenza, allora? È motivata dal desiderio dell'artigiano di non vedere Volterra privata di un'importante opera d'arte. La tradizione. Tutte queste carte bollate fanno rimpiangere l'accordo - con una stretta di mano - tra Lorenzini padre e il direttore del Guarnacci (Fiumi). I due convennero che Ù posto migliore dove custodire la testa era il museo, per 364 giorni all'anno, perché a Natale la capoccetta di marmo tornava a casa Lorenzini per festeggiare la nascita del Bambin Gesù insieme al legittimo proprietario. Una tradizione che si è mantenuta dal 1946 al 1997. Poi con l'intervento del giudice la testa è rimasta al Guarnacci anche il 25 dicembre, con la piena soddisfazione di palazzo dei Priori.
La testa Lorenzini è proprietà privata
Il reperto archeologico di Lorenzo Lorenzini, una testa di Apollo in marmo, è al centro di una disputa sulla sua proprietà. Il ministero afferma che il reperto è di proprietà privata, mentre gli eredi di Lorenzini sostengono di averlo trovato in un pozzo comune. Il caso è stato aperto nel 1997, quando gli eredi hanno deciso di vendere la testa, ma il ministero ha impedito la vendita. Nel 1998, la testa è stata messa sotto sequestro giudiziario.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo