Forse tutti lo sapevano, ma io confesso che non avrei mai immaginato che a Caserta non esiste un ufficio, un centro, una stanza per il deposito bagagli. Un'altra insensatezza delle Ferrovie, dell'Ente per il Turismo, del Comune di Caserta, e di quanti a vario titolo sono coinvolti nelle faccende del turismo, parola usata per pura esigenza sonora forse, se ad essa non corrisponde poi granché. Il povero sventurato arriva alla stazione di Caserta pensando: «Ok, poso tutto, passo una bella giornata fra Reggia, Parco, forse San Leucio, qualche mozzarellata e stasera riparto». E la tragica ridicolaggine si abbatte su di lui. Guarda a destra, sinistra: nessuna traccia di un deposito bagagli. Così trascina le sue valigione e chiede all'ufficio informazioni. Sorriso di compatimento: «Non c'è, ma mi pare che alla Reggia ci sia qualcosa». Il Grande Palazzo non sembra (non sembra!) lontano. Si arriva, si fa il biglietto, si chiede e voilà, nuova sorpresa perché il deposito suddetto è al primo piano: aiuto! Trascinare ancora valigione su per le scale? Viene in mente Grillo e il suo irriguardoso slogan. Al confronto le bugie sugli inesistenti percorsi di luce (e non solo) sono una pazziella, anche perché, diciamo la verità, non si possono fare sempre le stesse cose. In realtà, quello che non riusciamo a capire è che fine ha fatto il resto della provincia. Nessuno sa se la brava Soprintendente Paola Raffaella David fra un ballo a corte e un Tatafiore-in-rima ha avuto modo e tempo di prendere contezza, che so, dei musei abbandonati al loro destino o dei palazzi sempre più malinconici. Sono tornate le opere incautamente (ma legalmente) mandate a perdere tempo al Madre che non è il Moma? Nessuno sa se è riuscita a confrontarsi con il ripristinato Soprintendente archeologico, nessuno sa se dopo il manifesto-proclama Confindustria e i suoi imprenditori hanno messo in atto qualche intervento operativo, concreto, come si suol dire. Vorremmo sapere, per esempio, cosa hanno pensato le associazioni di categoria, i sindacati, i commercianti che affollano e invadono la Via Appia della proposta di dar vita ad un progetto di riscrittura estetica della strada consolare più importante d'Italia. Non è che la Casilina stia meglio, mentre la via Latina sta scomparendo. Eppure, in assenza dei fari sul Grande Parco (eppure, continuo a pensare che l'eccesso di luce notturna faccia soffrire le piante) tante cose in questa provincia si muovono: penso al bellissimo Museo civico di Piedimonte Matese, al piccolo Museo «Kere» di Caiazzo o a quello davvero suggestivo di Pietramelara. Sì, tante cose accadono oltre la Reggia e le sue mancate illuminazioni, in attesa di tempi migliori. Presidente Club Unesco di Caserta