La nascita della collezione, dalle acquisizioni della Cassa di Risparmio alla politica di Unicredit In origine era la cara vecchia Cassa di Risparmio, dove da bambini ci facevano aprire i libretti e ci regalavano i salvadanai. Accanto alla «scuola di risparmio» uno dei compiti dell'istituto bancario confluito sotto la grande etichetta di Unicredit era quello di sostenere le arti. Fin dall'inizio del secolo scorso è documentato il legame delle Casse di Risparmio con le Società Belle Arti per acquistare opere che perlopiù andavano a costituire le raccolte delle nascenti istituzioni museali dedicate alla contemporaneità. Ha radici dunque lontane più di un secolo il collezionismo del ramo italiano di Unicredit e va da sé che una simile nascita porta la conseguenza di una caratteristica strettamente locale, con artisti e soggetti legati inscindibilmente al territorio. Ben lontane dalle ambizioni internazionali cui invece aspira oggi la collezione Messaggi e valori Mentre le Casse di Risparmio si fondono, e mentre UniCredit ingloba altri gruppi bancari stranieri, non solo il suo patrimonio artistico arriva a contare sessantamila opere, ma si afferma l'idea che l'arte possa essere non solo investimento, ma che sia soprattutto portatrice di messaggi, di contenuti e di valori. Nasce così nel 2004 il progetto Unicredit Art, del quale Walter Guadagnini, curatore della mostra Past Present Future, diventa il timoniere. Un timoniere destinato a interpretare l'idea che Alessandro Profumo, amministratore delegato del gruppo, ha dell'arte. Nel dialogo con Pierluigi Sacco, docente di Economia della Cultura allo IUAV (Università di Architettura di Venezia), che apre il catalogo della mostra Past Present Future, Profumo lo dice a chiare lettere: affidare alla condivisione del patrimonio artistico la trasmissione dei nostri valori, fare della diversità un valore. E lo dice proprio citando un artista, Michelangelo Pistoletto, che di questo messaggio ha fatto il proprio cavallo di battaglia, riassunto nel motto «Love difference». Il patrimonio artistico di Unicredit è così vasto e diversificato che comprende opere che vanno dalla Mesopotamia ai giorni nostri, da Angelo Dall'Oca Bianca alle avanguardie viennesi, da Giangirolamo Savoldo a Emilio Vedova. Ma la grande scommessa di Profumo è di non restare ancorati al passato, acquisito attraverso i passaggi e le fusioni, ma affacciarsi con determinazione, a proprio rischio e pericolo, sul presente e sul futuro. E il titolo della mostra parla da sé. Ciò che sottende alla politica di acquisizioni, soprattutto in territorio di contemporaneità, quella appunto coordinata attraverso il progetto Unicredit Art, non è da intendersi, dice Profumo, secondo l'idea di un mecenatismo di tipo rinascimentale. La visione Non si tratta insomma di investire e di mostrarsi al mondo come possessori di.... «Si tratta-spiega-di entrare in contatto con gli artisti, con la loro visione spesso anticipatrice di costruire relazioni di lungo termine, basate sulla messa a disposizione di tutte le risorse e competenze, non sulla nostra capacità di spesa». Ecco perché la mostra Past Present Future non è stata concepita semplicemente come una rassegna del «meglio di...», ma è costruita appunto per tematiche e per relazioni, che mettono in dialogo le diverse identità territoriali da cui questa enorme ed eterogenea collezione è stata generata, continuando a rimbalzare tra passato e presente. E il parallelo per Profumo diventa lo sforzo di unificazione che l'Europa sta compiendo, con un grande territorio ancora culturalmente da esplorare e valorizzare che è quello uscito dall'ex blocco comunista. «L'esperienza dell'arte-spiega Profumo-genera nuove energie, ci mette in relazione con gli altri ed è una grande opportunità di apprendimento collettivo. Da questo punto di vista non siamo certamente gli unici e non necessariamente coloro che possono vantare il maggior numero di capolavori. Ciò che certamente ci appartiene, però, è l'aver trasformato questa collezione in un vero patrimonio condiviso di esperienza e di conoscenza». Nella pratica ciò significa che UniCredit sigla circa mille prestiti di opere all'anno, firma depositi in comodato di opere con i maggiori musei d'Europa, celebra un ArtDay annuale per rendere fruibili le collezioni. Ma se è importante valorizzare il passato, per Profumo non riveste meno significato l'idea di investire nel presente, incentivando le potenzialità più giovani e nuove. Per questo Unicredit Art lavora anche in collaborazione con accademie, artisti e curatori. Scommettendo anche sui nuovi talenti del mondo dell'arte. Le opere di Cariverona La mostra Past Present Future, itinerante, vedrà delle piccole variazioni durante il suo percorso. A Palazzo della Ragione di Verona vi confluiranno opere provenienti dalle collezioni di Fondazione Cariverona e Fondazione Domus per l'Arte Moderna e Contemporanea, la prima nata dalle ceneri della vecchia Cassa di Risparmio e la seconda emanazione della prima. E qui si aggancia all'idea e alla storia del collezionismo firmato Unicredit quella del collezionismo firmato Cariverona-Domus. La Fondazione Cariverona alla nascita non aveva un patrimonio di opere d'arte, rimaste in Cassa di Risparmio poi Unicredit, ma negli ultimi dieci anni Cariverona ha deciso, generando appunto Domus, Fondazione specificamente dedicata, di affidare al collezionismo un ramo importante dei suoi investimenti e del suo programma culturale. Un programma inteso non solo come sostegno di attività firmate da altri enti, ma anche e soprattutto come proprio. «La spinta più decisa verso il collezionismo-spiega Gino Castiglioni, membro del cda di Domus-venne nel 2000, quando fu acquistata la Veduta di Castelvecchio di Bernardo Bellotto». Un'opera che faceva entrare a pieno titolo la Fondazione tra i possessori di grandi capolavori, ma che non faceva allontanare molto dalla matrice del collezionismo vecchio stile della Cassa di Risparmio, dalla quale infatti la Fondazione acquisì diverse delle opere più belle, di interesse soprattutto locale. Poi l'exploit, con l'idea di comporre una collezione che sia in grado di rispecchiare il panorama più alto della ricerca artistica italiana del '900. Ecco comparire allora la Donna che nuota sott'acqua, capolavoro di Arturo Martini che sarà in mostra accanto a una tela di Gino Rossi, a un Savinio e un Vedova, ma in collezione ci sono anche un Balla prefuturista o le foto di Gabriele Basilico. Obiettivo? Mettere a disposizione della città un nuovo museo del '900 italiano. Ed è la scommessa degli anni Dieci.