Troppi vincoli differenti tra luogo e luogo. Le imprese al premier: "Così non funziona" ROMA - Bella idea quella del piano casa: doveva essere la punta di diamante del rilancio delledilizia, peccato che nella realtà non se ne sia fatto nulla e che a quasi un anno dal varo il progetto non abbia contribuito a salvare un posto di lavoro. Agli imprenditori del settore era piaciuta molto lidea del governo di far ripartire i cantieri permettendo agli italiani di ampliare, demolire, ricostruire le abitazioni di proprietà. Sulla carta - lamenta lAnce, lassociazione di categoria - il piano doveva muovere 59 miliardi di euro, ma nei fatti è stato soffocato da un groviglio inestricabile di leggi regionali e normative comunali impossibili da applicare. La tela di norme tessuta dalle leggi regionali (manca quella siciliana) - dicono - è stata neutralizzata dalle giunte. Ora va detto, molte delle limitazioni alla libertà di intervento sono state necessarie e sacrosante per tutelare edifici e centri storici o aree dinteresse architettonico o ambientale, ma spesso la burocrazia ha creato distinzioni difficilmente comprensibili fra un comune e laltro. Un rapporto dellAnce mette nero su bianco la mappa delle mille Italie. Per esempio: ammettiamo che la famiglia cresca e che ci sia lesigenza di modificare la villetta a schiera ampliandola e sconfinando nel giardino. Si può fare? Il piano del governo dice di sì, regioni e comuni rispondono «dipende». A Parma, per esempio, serve lassenso scritto dei vicini e, nel caso in cui venga aumentato il numero delle unità immobiliari, è previsto che per i primi dieci anni le «case nuove» siano dati in affitto a canone calmierato. Anche Vicenza concede la possibilità di ampliare, ma solo le prime case. Deroghe sono ammesse se la nuova unità viene affittata a canone convenzionato o affidata a familiari di primo o secondo grado. A Rovigo la richiesta di ampliamento deve essere accompagnata da una relazione statico strutturale sugli effetti dellintervento il che - dicono i costruttori - nel caso si trattasse di una stanzetta rappresenterebbe un costo burocratico troppo elevato. Anche a Padova la casa si può allargare, ma a condizione che ad ogni nuova unità immobiliare sia garantito un posto auto (anche scoperto) di dieci metri quadrati. E se invece di allargarsi sul giardino si decide di aumentare il volume del fabbricato riciclando un piano terra «vuoto» perché ledificio poggia su pilastri (il cosiddetto piano pilotis)? Le pareti si possono tirare su, pare, ma Torino ammette lintervento solo se si riesce a garantire un porticato comune largo almeno tre metri protetto dalla strada grazie ad una cancellata. Se così non è non se ne può fare nulla. Sempre a Torino linderogabilità dellaltezza massima prevista dal regolamento edilizio è chiesta solo per le costruzioni a levante del fiume Po, di quelle a ponente nulla si dice. Varese e Treviso ammettono gli allargamenti solo in pochi quartieri, Bologna e Pavia - per le aree rurali - fissano limiti più alti rispetto alla legge regionale. In molti comuni gli interventi sono ammessi solo se approvati dalla «commissione per la qualità architettonica e il paesaggio» aumentando, quindi, i gradi di discrezionalità. Il piano casa, commenta Paolo Buzzetti, presidente dellAnce è diventato «un ammasso di adempimenti che porta alla trasgressione: così si ottiene leffetto contrario» Ovvero: se le regole sono troppe si finisce per commettere irregolarità che un giorno, con un bel condono, saranno perdonate. Per il momento, comunque, non un mattone è stato posto e la cosa preoccupa anche Finco, la federazione delle imprese che forniscono impianti e prodotti alledilizia: hanno scritto una lettera a Berlusconi chiedendo di frenare «un federalismo urbanistico che non funziona».
Comuni e Regioni affossano il piano casa fermi al palo 59 miliardi di investimenti
Il piano casa, introdotto dal governo per far ripartire i cantieri e permettere agli italiani di ampliare, demolire e ricostruire le abitazioni di proprietà, non ha avuto un impatto significativo. Le imprese al settore lamentano che il progetto è stato soffocato da un groviglio di leggi regionali e normative comunali impossibili da applicare. Un rapporto dellAnce mette nero su bianco la mappa delle mille Italie, mostrando come le limitazioni alla libertà di intervento variano da comune a comune. Alcuni comuni ammettono gli allargamenti solo se approvati dalla commissione per la qualità architettonica e il paesaggio, mentre altri fissano limiti più alti rispetto alla legge regionale.
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