Il paradosso rende l' idea. «Cent' anni fa non c' era bisogno di spiegare a un imbianchino l' importanza del colore, adesso invece occorre farlo agli architetti» e ad asserirlo è l' architetto e direttore regionale per i Beni Culturali di Puglia, Ruggero Martines. Dei "Colori del borgo murattiano" parlerà questo pomeriggio in un incontro-dibattito alle 17,30 nella sala multimediale del castello normanno svevo di Bari. Con lui ci saranno la sovrintendente per i Beni architettonici e paesaggisti di Bari, Bat e Foggia, Maria Costanza Pierdomici, il preside della Facoltà di Architettura Claudio D' Amato Guerrieri, il dirigente dell' Ufficio tecnico del Comune Anna Maria Curcuruto, il presidente dell' Ordine degli architetti Vincenzo Sinisi, il collega dell' Ordine degli Ingegneri Domenico Perrini, il presidente dell' associazione ingegneri e architetti Luigi Mirizzi e Michela Tocci, storico dell' arte direttore e coordinatore della Soprintendenza dei Beni architettonici e paesaggisti di Bari, Bat e Foggia. È lei la curatrice degli "Incontri culturali del giovedì al castello svevo di Bari" da oggi al 15 luglio, realizzati con il marchio del Ministero peri Beni culturali e il sostegno di Banca Carime. I protagonisti del confronto odierno discuteranno della necessità di un "Piano del colore" per il borgo murattiano cui fare con chiarezza riferimento, alla luce di una constatazione: «quando si va in giro per il borgo murattiano si ha spesso l' impressione di attraversare una tavolozza di colori spesso male assortita» riconosce la Tocci. Pertanto gli studiosi a confronto con Comune e Ordini deputati, proporranno il rispetto dei canoni architettonici per costruzioni ottocentesche sottoposte a restyling cromatici bizzarri come avviene nelle vie Dante, Argiro, Melo, Quintino Sella dove si assiste a una «fiera del cattivo gusto» composta di gialli, rossi, arancioni. «Eppure basterebbe un po' di buon sensoe buon gusto» aggiunge. E va indietro da studiosa fino agli Statuti Murattiani del 1813 che sancivano regole da rispettare per il quartiere cuore della città borghese. Si dispose, allora, l' edificazione di botteghe commerciali con abitazione soprastante che non superassero i 12 metri di altezza, perseguendo un senso di uniformità anche con timpani e mensole sobrie, balconi e finestre allineate e, soprattutto, colori rispettosi di una gamma cromatica oscillante tra beige e rosato. Nessuno poteva consentirsi arbitrii. Adesso, l' esigenza condivisa è «di restituire a Bari un aspetto più elegante ed omogeneo». Gli incontri al castello ritornano giovedì prossimo affrontando temi riguardanti il patrimonio culturale. S' intende così condividere con tutti ma soprattutto con i giovani, argomenti spesso nebulosi per i non addetti ai lavori. Si discuterà nel corso di dodici incontri anche di Petruzzelli, giardini, fonti battesimali e carta dei beni culturali. -