LETTURA Il Centro per il libro prossimo venturo Gian Arturo Ferrari al varo del programma Maria Teresa Carbone Ben tre ministri - Bondi Gelmini Meloni - più un sottosegretario - Bonaiuti - si sono schierati in bell'ordine ieri mattina nel Salone monumentale della Biblioteca Casanatense per dimostrare con la loro concreta presenza quanto stia a cuore all'attuale governo il Centro per il libro e la lettura, ente che almeno in teoria dovrebbe aiutare gli italiani a scoprire il piacere di leggere e che dopo un parto travagliato ha ora un presidente nella persona di Gian Arturo Ferrari (fino a poche settimane fa direttore generale della Divisione Libri Mondadori) e perfino - meraviglia - un programma per il triennio 2010-2012. Sotto la grande statua del cardinale bibliofilo che diede il proprio nome alla storica biblioteca romana, Sandro Bondi ha introdotto la conferenza stampa esprimendo tutta la sua gioia per questo progetto così opportunamente «trasversale». Fu infatti il suo predecessore Rutelli ad avviare la gestazione del Centro, di cui l'attuale ministro dei beni culturali è stato (per usare il termine scelto dal neopresidente Ferrari) il fortunato «ostetrico». E notevolmente gioioso Bondi si è dichiarato anche perché la nuova struttura «è un punto d'incontro profondamente innovativo fra funzione pubblica e privata», essendo infatti esterno all'amministrazione il presidente, e ministeriali invece le persone che ci lavorano (e anche perché i denari che lo finanziano dovrebbero essere di provenienza mista). La commozione di Bondi ha avuto solo una pallida eco nelle parole di Paolo Bonaiuti, che ha colto l'occasione per citare pavlovianamente i sondaggi favorevoli alla costosissima e inutile campagna in favore della lettura, promossa mesi fa dalla presidenza del consiglio. E ancora minore entusiasmo si è avvertito nell'intervento inodore e insapore del ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini, evidentemente più a suo agio nel varo di riforme che lei stessa ama definire «epocali». Più coinvolta, o forse solo più vitale, Giorgia Meloni, ministro della gioventù: ricordando una vecchia striscia dei Peanuts, nella quale Lucy afferma che «felicità è la prima tessera della biblioteca», ha auspicato che un giorno anche i ragazzini italiani possano pronunciare frasi simili. Un traguardo lontano, visto che in quello che è stato il clou dell'incontro, la presentazione (a voce e su pratiche e efficienti tabelle PowerPoint) del programma 2010-2012 da parte di Gian Arturo Ferrari, la parola «biblioteca» quasi non si è sentita. In effetti, le premesse da cui prende avvio l'ex dirigente Mondadori per disegnare la situazione attuale non sono sbagliate: in Italia, per quanto riguarda la diffusione del libro, assistiamo a un «paradosso», come Ferrari lo ha etichettato. Da un lato un mercato editoriale relativamente fiorente (il settimo al mondo, secondo le statistiche proposte ieri) e un «consumo» complessivo di libri trade - vale a dire scolastica esclusa - che supera quello di home video, musica, cinema, teatro, mostre e musei. Dall'altro un nucleo di lettori abituali (quelli che, leggendo sei o più libri l'anno, sorreggono il fiorente mercato di cui sopra) estremamente esiguo - meno dell'otto per cento della popolazione italiana. E bene fa Ferrari a notare come la scarsa «propensione» alla lettura non sia legata, come spesso si tende a pensare, alla regione di provenienza, ma al livello di istruzione e alla classe socioeconomica e come negli ultimi anni le diseguaglianze si siano accentuate, anziché diminuire. Date queste premesse, il neodirettore del Centro si è posto un obiettivo primario (ce ne sono poi altri secondari, come la «tutela del mondo del libro», ma sono appunto, secondari, e si perseguiranno solo se ci saranno le risorse): portare in dieci anni al 10 la percentuale dei lettori abituali e allargare al 40 la fascia dei lettori saltuari (che oggi corrispondono al 30 ) . Come fare? Ferrari risponde a sorpresa che «nessuno lo sa», e che quindi si avvieranno in tre province pilota sperimentazioni basate su linee suggerite da gruppi di esperti. A queste esperienze da definire si aggiungono due azioni già delineate: per «dare al libro un valore socialmente apprezzabile» verranno offerti gratis - a «carceri, ospedali, case per anziani, piccoli comuni, piccole scuole» - i volumi di qualità oggi destinati al macero (sembra incredibile che Ferrari non sappia che questo già si fa, senza apprezzabili effetti sulla diffusione della lettura), mentre per «attribuire al libro un valore affettivo» è stata fissata una data, che quest'anno cadrà domenica 23 maggio, in cui tutti verranno invitati a regalare libri. Iniziative non prive di interesse, ma dalle quali traspare (e non potrebbe essere altrimenti) l'impostazione di chi tende a vedere nel libro una merce, sia essa da vendere o da regalare, e sembra non capire che il piacere e la pratica della lettura si pongono prima, o a lato, del gesto dell'acquisto (come dimostrano i milioni di copie vendute a suo tempo con i quotidiani, che non hanno avuto alcun effetto sulla diffusione della lettura). Le risorse del Centro, dunque, dovrebbero puntare in primo luogo sulle scuole e sulle biblioteche, e in particolare sulla formazione di operatori specializzati e, possibilmente, appassionati. A proposito di risorse: dei tre milioni di euro promessi l'anno scorso da Bondi al Centro per il libro non c'è ancora traccia («ma arriveranno di certo» dice Ferrari), mentre per la parte privata il presidente ha estratto dal suo cappello a cilindro un grasso coniglio: la formazione dell'Associazione Fahrenheit 451, i cui soci si impegneranno a versare al Centro diecimila euro l'anno, o più.