Restaureranno, gratis, un'opera d'arte danneggiata dal terremoto dell'Aquila. E, se questo non basterà, allestiranno un'officina di restauro mobile davanti a Montecitorio. Né scioperi, né cortei, né blocchi. La loro forma di protesta sarà il loro lavoro. Sì, perché per gli oltre 30 mila restauratori italiani, che rischiaoo di non vedere riconosciuta la propria specializzazione, nonostante operino da anni con professionalità anche su opere di grande pregio e siano in possesso di diplomi rilasciati da scuole accreditate dalle regioni, non sono sufficienti le modifiche apportate dal decreto Milleproroghe (licenziato ieri dalla camera) alla disciplina che regolamenta l'accesso alla qualifica di «restauratore di beni culturali». La categoria si interroga ora sul motivo per cui l'emendamento, con le richieste avanzate da Cna e Confartigianato, sia stato recepito solo in parte, nonostante fosse stato presentato in senato dall'intero arco politico. «Una convergenza non scontata», sottolineano le due associazioni, «ma che testimonia la fondatezza delle modifiche richieste. Allo stesso modo è certamente importante che l'emendamento sia stato sostenuto dal governo, e che lo stesso ministro dei beni culturali Sandro Bondi si sia dichiarato soddisfatto per la sua approvazione». L'eventuale approvazione alla camera del testo licenziato dal senato risolverà soltanto una fra le numerose questioni aperte dalla nuova disciplina di regolamentazione del restauro, un settore, nel quale, non è superfluo ricordarlo, l'Italia vanta un primato mondiale e nel quale operano da anni tantissim e piccole imprese, la cui sopravvivenza è ora a rischio. Grazie all'emendamento è stato esteso l'arco temporale entro il quale vanno documentati i quattro anni di esperienza lavorativa, e che consentono l'accesso alla prova d'esame per il riconoscimento della qualifica di restauratore. Questi quattro anni non dovranno riferirsi soltanto a periodi lavorativi precedenti al 2001, ma potranno estendersi fino al 31 luglio 2009. Allo stesso modo, chi fosse in grado di dimostrare quattro anni di esperienza lavorativa fino alla data del 31 luglio 2009 acquisirà, di diritto, il titolo di collaboratore restauratore, il cui esercizio non è regolamentato dal codice dei beni culturali e non prevede l'iscrizione ad alcun albo. La possibilità di ottenere direttamente la qualifica di restauratore, senza dover sostenere quindi la prova di idoneità, rimane riservata esclusivamente a coloro che riusciranno a dimostrare otto anni di attività antecedenti al 2001. «Queste modifiche al decreto», sostengono Cnn Artistico è tradizionale e Confartigianato Restauro, «pur rappresentando un passo avanti che garantisce una più equa partecipazione all'esame di idoneità, non tengono conto delle nostre richieste. Rimangono ancora sul tavolo alcune questioni di capitale importanza. Appare necessario innanzitutto prorogare al 2009 i termini per l'acquisizione diretta della qualifica. Oltre a ciò, è essenziale prevedere più sessioni della prova di idoneità, prevista fino a qaesto momento come unica. Chiediamo poi al ministro Bondi un'ulteriore proroga al 30 giugno 2010 dei termini di presentazione delle domande per il conseguimento della qualifica, considerando il fatto che sulla nuova disciplina pendono questioni di illegittimità e di incostituzionalità. Il Tar dcl Lazio discuterà, infatti, in unica sessione, l'11 maggio prossimo, i numerosi ricorsi presentati dai restauratori di diverse province con il nostro supporto, e il ricorso nazionale promosso congiuntamente da Cna e Confartigianato. Auspichiamo a questo punto», aggiungono Cna e Confartigianato, «che il ministro Bondi dia avvio, in tempi brevi, a un tavolo di confronto, più volte promesso, con le associazioni di rappresentanza dei restauratori, per apportare le necessarie modifiche alla nuova disciplina di regolamentazione di un settore professionale fondamentale per la tutela del nostro patrimonio artistico». Si tratta, in sostanza, di portare «certezza e trasparenza» nel restauro, un settore già fortemente penalizzato sul fronte delle risorse, senza tuttavia «derogare a una rigorosa valutazione delle capacità professionale dei singoli operatori», spiegano le due associazioni, che promettono battaglia: «Non permetteremo», concludono, «che decenni di esperienza in un settore delicato come quello del restauro dei beni artistici e culturali, che richiede un elevato grado di specializzazione, vengano cancellati con un colpo di spugna». L'Italia, non dimentichiamolo, è il paese con la maggiore densità di opere d'arte e beni culturali del mondo.