L'INTERVISTA Il soprintendente La Regina risponde alle critiche del leader della Margherita: "Facciamo parchi nelle zone archeologiche vincolate della periferia" "Rutelli, non sono il signornò Così ho salvato i tesori di Roma' ' CARLO ALBERTO BUCCI SOPRINTENDENTE La Regina, martedì sera Francesco Rutelli ha ricordato i suoi anni a Roma come sindaco. E ha citato una serie di vincoli che la Soprintendenza pose allora, bloccando lo sviluppo della città. Sorpreso dall'attacco? «È il solito ritornello - dice Eugenio La Rocca, che il 31 agosto lascerà la Soprintendenza archeologica per raggiunti limiti dì età - e ricordo ancora gli attacchi, ben più pesanti, che ricevetti negli anni Novanta per Castel Sant'Angelo o Tormarancia». Rutelli sostiene che i costruttori ai quali fu impedito di edificare 1,9 milioni di metri cubi a Tormarancia, 600 mila dei quali destinati a parco, ora ne rovesciano 5 milioni in periferia. «Non so a quale lottizzazione si riferisca. So che ponemmo il vincolo a Tormarancia perché è una zona a ridosso dell'Appia Antica. Se li avessimo lasciati fare, avremmo compromesso gravemente un comprensorio archeologico già afflitto da abusi di ogni sorta». Ora però la zona è abbandonata. «Non è abbandonata, non è stata costruita. E, in questo, modo contribuisce all'equilibrio tra archeologia e ambiente». E il parco? «Il parco si farà, si dovrà fare. Come sta per accadere nei pressi dell'aeroporto di Centocelle. Ai tempi della giunta Carraro, volevano destinare 200 ettari allo Sdo. Era prevista un'architettura intensiva. Noi abbiamo tutelato un' area che sarà destinata a verde pubblico». La soprintendenza archeologica diventa ambientalista... «I grandi parchi di Roma, da villa Borghese a villa Pamphijli, si devono all'eredità delle famiglie romane di un tempo. Ma la città ha bisogno che aree consistenti del suburbio siano destinate a parco. Grazie alla tutela archeologica si conserva la memoria di un luogo e si gettano le basi per la creazione di parchi». Rutelli sostiene che la Soprintendenza disse no al sottopassaggio di Castel Sant'Angelo perché avrebbe fatto crollare il monumento. «È un modo banale e falso di raccontare la vicenda. Io dissi che, per realizzare un'opera di quel genere, in una zona molto delicata dal punto di vista idrogeologico, e i problemi strutturali del Tribunale lì vicino ne sono una testimonianza, si sarebbe dovuto dimostrare che il sottopasso non avrebbe creato rischi per il monumento». Le arrivò la documentazione? «No. Inoltre, approvarono l'intervento in tutta fretta e proposero un progetto molto sommario. Di conseguenza, dicemmo no al sottopassaggio». Rutelli l'attacca per un'altra opera del Giubileo, il parcheggio sul Gianicolo per i l Vaticano. «Per le devastazioni che sono state arrecate all'edificio romano, distrutto per lasciare posto a una rampa d'accesso peraltro praticamente inutilizzata, al Vaticano non si può rimproverare nulla. L'Italia finanziava il 50 per cento dell'impresa e sono stati gli uffici statali a non rispettare la legge: hanno dato autorizzazioni eludendo molti permessi, tra i quali quelli della Soprintendenza, che nel 1991 aveva bocciato il progetto». Rutelli lamenta che gli vietavate sempre il Circo Massimo mentre recentemente vi ha contato ben 14 Tir. «Al Circo Massimo ho autorizzato solo alcune manifestazioni con poco pubblico, come le parate militari». Per lo scudetto della Roma, nel 2000, c'era un milione di persone. «È stata una serata devastante. Non sono-stato io ad autorizzare spettacoli di massa di quel tipo. Altri hanno detto sì, appellandosi a esigenze di ordine pubblico. Noi, purtroppo, non c'entriamo nulla». Il leader della Margherita ritiene che lei ha un atteggiamento diverso nei confronti del nuovo sindaco. «Rutelli insiste nel confronto con Veltroni. Bene. Allora prendiamo piazza Celimontana. Davanti all'ospedale del Celio, agli inizi degli anni Ottanta, furono demolite due case popolari per costruirvi alberghi. Si trovarono importanti reperti archeologici e noi ponemmo il vincolo. Conquel divieto, implicitamente, offrivamo l'indicazione che in quel luogo venisse realizzato un giardino. Non l'ha fatto Rutelli. Ora l'ha fatto Veltroni». Lei, dunque, non è solo un "signor No". «Durante l'amministrazione Rutelli sono stati moltissimi i momenti di collaborazione. E penso alla Metro, all'Auditorium o ai piani urbanistici di zona. Io dico "sì" ogni volta che si parla di valorizzazione. E che si lavora uniti. Proteggendo un'area di interesse archeologico, noi creiamo le premesse perché altri trasformino quella testimonianza storica in uno spazio per la collettività».