Necessari interventi sulle opere dell'antico monastero Ci sono anche stemmi dei Sardi, Torre, Arnolfini e Saminiati Se davvero si porrà mano al recupero del mercato del Carmine, come sembra, priorità andrà data al restauro degli affreschi del complesso, ricavato da un convento. A spiegare l'importanza e il valore di quelle opere dimenticate è la studiosa Paola Betti nell'articolo che proponiamo di seguito. Tra i vari ordini religiosi presenti a Lucca nei secoli passati, quello dei Carmelitani aveva la propria sede proprio nel cuore della città nel monastero di San Pier Cigoli. Nel corso del tempo i carmelitani provvidero a dotare la propria chiesa di decorazioni ad affresco e di altari corredati da dipinti eseguiti da maestri tra i più illustri. Dopo l'indemaniamento subito all'inizio dell'Ottocento sotto il governo napoleonico, il convento venne definitivamente soppresso con l'unità d'Italia. Un'ulteriore drastica trasformazione ha infine interessato l'ex convento del Carmine intorno agli anni trenta del Novecento, quando venne trasformato in mercato. Il pregio architettonico degli edifici, percepibile nonostante lo stato di attuale degrado e l'ubicazione ideale nel tessuto urbanistico della città hanno collocato il complesso al centro di un intenso dibattito relativo alla sua destinazione per la quale si sono avanzate le proposte più diverse. Indipendentemente da quello che sarà scelto come suo utilizzo, la questione su cui soprattutto mi preme mettere l'accento, come storica dell'arte interessata in particolare alla produzione pittorica lucchese del Sei e Settecento, è la decorazione ad affresco del chiostro, realizzata dal nostro concittadino Filippo Gherardi. Insieme a Giovanni Coli, suo inseparabile collaboratore, questi aveva lavorato in vaste e prestigiose imprese ornamentali sia a Roma che a Venezia fino ad approdare nell'edificio sacro più significativo di Lucca, la Cattedrale, per affrescare il catino absidale e l'arco trionfale, pitture restaurate di recente. Dopo la morte del compagno, Gherardi continua la sua attività artistica nella chiesa di San Paolino, nel Palazzo Guinigi e nel Palazzo Bernardini, chiudendo la propria carriera dipingendo a partire dal 1701, come riferiscono le fonti, "il Claustro del Monastero de Padri detti di S. Piercigoli, della quale opera ne fu promotore il Reverendissimo Padre Vincenzo Maria Silvani, e moltissime Famiglie Nobili concorsero alla spesa, come pure la Serenissima Repubblica; e in pochi anni restò compita l'opera, la quale apporta al medesimo claustro non ordinaria vaghezza". Come risulta dal breve passo riportato, nella decorazione del chiostro - incentrata sulla raffigurazione degli episodi principali della vita della celebre mistica fiorentina Santa Maria Maddalena de' Pazzi, appartenente, appunto, all'ordine carmelitano - fu coinvolto anche il governo della Repubblica lucchese, oltre alle famiglie del patriziato cittadino, i cui stemmi campeggiavano alla base delle lunette, come testimoniano alcune preziose fotografie conservate nel Fondo Ettore Cortopassi dell'Archivio Fotografico del comune di Lucca, che in parte ho pubblicato nel mio volume su "Affreschi a Lucca. Chiese, palazzi, ville (1670-1770)", uscito nel 2007 (editrice Maria Pacini Fazzi). Come si desume dalla documentazione fotografica che ci è pervenuta, il soggetto di ciascuna lunetta era chiarito da un cartiglio con un'iscrizione esplicativa, accompagnato dallo stemma della famiglia committente. Si riconoscono quelli Sardi, Torre, Arnolfini e Saminiati.
LUCCA. Affreschi in degrado nel Carmine
Il complesso del Carmine a Lucca è stato oggetto di dibattito sulla sua destinazione. Il convento dei Carmelitani fu soppresso nel 1800 e poi trasformato in mercato negli anni '30 del Novecento. La decorazione ad affresco del chiostro, realizzata da Filippo Gherardi, è stata oggetto di attenzione. Gherardi lavorò insieme a Giovanni Coli e dipinse il Claustro del Monastero di San Pier Cigoli, che fu finanziato dalla Repubblica lucchese e da famiglie nobili. La decorazione del chiostro rappresenta gli episodi della vita di Santa Maria Maddalena de' Pazzi e include stemmi di famiglie nobili, come Sardi, Torre, Arnolfini e Saminiati.
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